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Sanremo 2017: la seconda serata, rimarranno il Bacio di Robbie e il Piccione di Totti

La seconda serata del 67° Festival di Sanremo si apre con le nuove proposte, i giovani – che a momenti viene da chiedersi se sia questo un aggettivo qualificativo, un riferimento all’età reale o una presa per i fondelli.
Perché almeno un paio di canzoni sembrano tutt’altro che nuovi prodotti (vedi il brano di Lamacchia).
Passano appunto (!!) Lamacchia e Francesco Guasti con la sua raucedine ostentata.
Inaspettatamente viene eliminata Marianne Mirage, che partecipava con un brano scritto da Bianconi – tant’è, ce ne faremo una ragione.

Comincia la gara, fuochi d’artificio? Più che altro miccette.

I BIG in gara

Bianca Atzei – Ora esisti solo tu
Pronti, via Bianca Atzei, che a scrivere un articolo a fine serata già avevo dimenticato la canzone, come quei libri che alle ultime pagine hai dimenticato l’incipit. Lei interpreta bene, ma la canzone non c’è, magari un giorno quando ne avrà una degna di nota, forse , magari.

Marco Masini – Spostato di un secondo
Ecco che in quota hipster, dopo il giovane Guasti, arriva Marco Masini che prova a portare un brano con un ritmo à la Fabrizio Moro.
La musica va avanti e lui fatica a starle dietro, quasi come se dovesse farci un rap con qualche decimo di secondo di ritardo.
Non convince.

Nesli e Alice Paba – Do retta a te
Nesli e Alice Paba hanno un brano orecchiabile, ma il sodalizio è male amalgamato, troppa differenza tra la voce femminile (degna di nota) e quella di Nesli, che dalla sua svolta melodica non ha mai convinto a mio parere. Radiofonicamente avranno il loro spazio, discograficamente nascono e muoiono qui come coppia per me.
In generale tutte le coppie volute dalla conduzione Conti hanno avuto un destino misero e trascurabile.

Sergio Sylvestre – Con te
Sergio Sylvestre from “Amici di Maria” è il primo sussulto della serata, la canzone ha quel tocco soul che rende il brano interessante, niente di epocale, ma nel deserto sanremese si fa notare.

Gigi D’Alessio – La prima stella
Gigi D’Alessio in versione bad boy con barba incolta, senza cravatta e un “non dirgli mai” sempre nella manica si presenta con un brano che è un po’ un medley di tutte le sue vecchie hit. Nel passaggio tra il bridge e il ritornello ti aspetteresti un’apertura che non c’è, si va in tono minore per poi risalire e ricordare altri vecchi suoi brani. Sempre uguale a se stesso, altro colpo ferale alla serata.

Michele Bravi – Il diario degli errori
Michele Bravi, molto quotato dalle tweetstar che fanno opinione porta un brano autobiografico che non decolla mai. Aspetti un ritornello salvifico e arioso che non arriva mai, una canzone un po’ piatta musicalmente parlando, con un testo superiore alla resa sul palco. Sarà molto twittata ma poco cantata.

Paola Turci – Fatti bella per te
Paola Turci, una telecamera e uno sguardo fisso verso di noi, capace di pietrificare anche il più sfegatato fan dei Metallica. Di certo la migliore canzone della serata, ritmo serrato e testo intenso. Durante l’esibizione la sua voce sembra sovrastare anche l’orchestra, ma il risultato non cambia, sbanca tutto col suo ritmo serrato e la grande presenza scenica.

Francesco Gabbani – Occidentali’s karma
Gabbani col suo maglione arancione è uno di quelli che hanno capito tutto. Uno che la mattina si cosparge di colla, si butta su un vocabolario e con le parole che gli restano attaccate scrive brani per sanremo.
Porta oltre al brano anche una coreografia per quello che pare il lato B di ‘Amen‘, che però funziona e sarà molto suonata in radio senza dubbio.

Michele Zarrillo – Mani nelle mani
Michele Zarrillo ha il culo di cantare dopo un’esibizione di Giorgia di mezz’ora in cui ha messo a dura prova le vetrate di tutta la Liguria, chiunque dopo di lei sembrerebbe la controfigura di Bombolo. Zarrillo porta un brano onesto, ordinato, nulla di speciale, si ritira in buon ordine. Uno di quegli artisti a cui non si può volere male.

Chiara – Nessun posto è casa mia
Chiara inaspettatamente porta la sua migliore canzone sanremese, scarna, l’orchestra si sente appena, fa una bella figura, molto superiore alle aspettative, sempre considerando che siamo a sanremo e se non fai una rima cuore/amore rischi che ti fanno pagare le decorazioni floreali in sala.

Raige & Giulia Luzi – Togliamoci la voglia
La serata si chiude con Raige e Giulia Luzi che provano a “scandalizzare” con un brano che di scandaloso ha ben altro. Il tema dell’impeto sessuale è spuntato e scontato, ed onestamente la maggior parte delle persone usano il tempo della canzone per chiedersi cosa ci facciano loro due tra i BIG, roba da rimpiangere quando tra i big cantava Sandro Giacobbe.

Gli ospiti della serata

Nota a margine per gli ospiti, spesso veri e propri matafiesta della serata.
L’eccezione è Robbie Williams, in quota nostalgia, dopo Ricky Martin.
L’ex Take That è un animale da palcoscenico e snocciola alcuni dei suoi cavalli di battaglia fino all’ultimo singolo. Chiude in bellezza baciando sulla bocca Maria De Filippi, spiccica qualche parola piaciona in italiano e va via come era arrivato, lasciandoci tutti a pensare la stessa cosa: quand’è che anche in Italia avremo dei perfomer come lui?

La risposta è Totti, o meglio la sua presenza sul palco.
L’autoironia e i suoi tempi velatamente comici sono una delle parti belle della serata. Fino a quando alla fatidica domanda di Carlo Conti «qual è la tua canzone di Sanremo?» il Pupone dopo qualche momento di esitazione da vita a uno dei momenti più punk del Festival di Sanremo dai tempi delle chitarre spaccate dei Placebo: «er piccione di Povia» tra lo sgomento generale.
Si scoprirà successivamente che nemmeno gli autori sapevano di questa risposta, evidente sfottò alla tifoseria laziale.

Keanu Reevs non avendo nessun film da presentare viene a Sanremo come testimonial di scarpe per pensionati e di uno shampoo alla sugna. L’intervista è tutto un equilibrio sopra la follia della banalità.
Momenti da dimenticare, con il rischio concreto che molti degli ascoltatori siano corsi a bruciare il dvd di “Point Break”. Avremmo voluto schivare lui e Crozza come Neo schiva le pallottole in “Matrix”.

Giorgia lascia l’amaro in bocca, nel senso che dopo la sua esibizione la gara canora della città dei fiori sembra sempre di più una partita domenicale tra scapoli e ammogliati. Giorgia che tra le altre cose figura anche tra gli autori della canzone di Sergio Sylvestre, e si sente.

A rischio di giusta eliminazione la coppia Nesli/Alice, Bianca Atzei e Raige/Giulia Luzi, come volevasi dimostrare.

Alla fine di tutto resta la musica, poca. Le canzoni, banali, e la consapevolezza che sia una delle edizioni qualitativamente più scadenti degli ultimi anni.

 

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