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“Crosby, Stills & Nash”, il ritorno alle armonie classiche

Nel 1969 tre musicisti di diversa estrazione si ritrovano quasi per caso a realizzare un album che resterà per sempre una pietra miliare nella storia della musica: “Crosby, Stills & Nash”.

David Crosby è appena fuoriuscito dai Byrds, leggendario gruppo che seppe sapientemente fondere il folk-rock con la psichedelia, dopo essere entrato in rotta di collisione per motivi artistici con Roger McGuinn.
Stephen Stills arriva dall’esperienza country-rock con i Buffalo Springfield e attraversa un periodo di crisi personale dopo essere stato scartato come bassista dalla Jimi Hendrix Experience.
Graham Nash sbarca direttamente dal Regno Unito, precisamente da Manchester, dove già da alcuni anni ha portato al successo la band pop-rock The Hollies.

I primi due danno vita già nel 1968 ai primi pezzi, tra cui ‘Guinnevere‘, e quando Nash si unirà a loro portando il suo contributo dirà:
«Quando ci sentimmo cantare insieme per la prima volta, fu straordinario. Queste tre persone dal differente background potevano cantare in modo magico. Non penso che nessuno riesca a fare quello che abbiamo fatto noi».

All’inizio del 1969 i tre iniziano le registrazioni in studio avvalendosi della collaborazione di Dallas Taylor alla batteria e Mama Cass Elliott (The Mamas & The Papas) alla voce.
“Crosby, Stills & Nash”, che prende il nome dai cognomi dei tre, esce a maggio dello stesso anno trovando subito i favori di pubblico e critica.

In un contesto musicale in continua evoluzione verso sonorità psichedeliche dure e che tendono ad estremizzarsi, CS&N vanno controcorrente: lavorano per un ritorno all’armonia più classica, impostando il loro sound west coast senza disdegnare comunque richiami ora al pop, ora al rock e alla psichedelia.
Basti pensare al brano di apertura, ‘Suite: Judy Blues Eyes‘, scritto da Stills e che per 7 minuti in chiave pop-rock acustica fonde perfettamente le tre voci dei tre come nessuno era mai riuscito a fare fino a quel momento.

Troviamo poi pezzi come ‘Marrakesh Express‘, la stessa ‘Guinnevere‘, ‘You Don’t Have To Cry‘ e ‘Long Time Gone‘ che testimoniano lo stato di grazia dei tre musicisti, anche se il pezzo migliore dell’album è sicuramente ‘Wooden Ships‘ scritta da CrosbyStills con la collaborazione di Paul Kantner degli Jefferson Airplane.

Con il successo ottenuto arrivano anche le richieste per i live, che i tre, inizialmente sono costretti a rifiutare non disponendo di una sezione ritmica né di un ulteriore chitarrista.
La cosa verrà risolta richiamando, anche per i live, Dallas Taylor alla batteria e l’ex compagno di Stills nei Buffalo SpringfieldNeil Young.
L’ingresso di quest’ultimo sarà vincolato alla condizione di aggiungere l’iniziale di Young al nome del gruppo, dando vita così ai Crosby, Stills, Nash & Young – sintetizzato in CSN&Y.
Ma da qui inizia un’altra storia…

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