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Niente è per sempre, neanche nella musica

Parafrasando Don McLean, il 2020 sarà con ogni probabilità l’anno in cui la musica morirà prima di risorgere, si spera, nel 2021.
L’emergenza Covid è ancora elevata, viviamo ogni giorno con l’incertezza di cosa ci sarà concesso o meno fare, senza sapere quando torneremo a riavere la nostra libertà personale.
È un momento delicato nel quale è necessario, il più possibile, ritrovare un senso di normalità.
E normalità, in questo settore, per alcuni significa anche concerto del Primo Maggio a Roma.

Partiamo da alcuni postulati: anzitutto, che la musica e il Primo Maggio siano qualcosa di legato.
O una semplice passerella per una via di mezzo tra semplici messaggi sindacali e musica alla Amatriciana – e mi scuso con la meravigliosa ricetta dei Monti della Laga.
La vicenda che tutti stiamo vivendo deve però portare a delle riflessioni.
Riflessioni che non ci piacciono, che forse non condividiamo.
Riflessioni che magari, oggi, ne accompagnano altre che già si sarebbero dovute fare.

È vero, quando si parla del Concertone sono in fondo le stesse osservazioni che riguardano il Festival di Sanremo.
Ammesso e non concesso che nella loro genesi e nel loro percorso ci siano stati un senso ed una sensualità caratteristici per entrambe queste manifestazioni, credere che questi aspetti possano rimanere immutati nel tempo è semplicemente ridicolo.
Ad ogni modo, a causa dell’emergenza che ci ha paralizzati a livello globale e nonostante il decreto legislativo che ci tiene al momento in casa fino al 4 maggio, il Concertone si terrà comunque.
Con una nuova formula, differente.

L’appuntamento […] cambia totalmente il suo format mantenendo però intatta la volontà di trattare i temi fondamentali del lavoro che, quest’anno più di sempre, riguardano la vita e il futuro di milioni di italiani.
[…] i live saranno realizzati principalmente all’Auditorium Parco della Musica di Roma o in altre location speciali sparse per l’Italia e proposte direttamente dagli artisti

Non mi addentro sulle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, sebbene il dubbio su quanta e quale tutela le organizzazioni sindacali siano in grado di garantire ai lavoratori di questo evento è doveroso domandarselo.
E capisco anche che le istituzioni culturali di questo paese abbiano la necessità e la forza di sponsorizzare gli eventi: abbiamo tutti il bisogno di credere che il settore concertistico non sia caduto in un lungo coma farmacolettico.

Però, al contempo, è necessario usare un approccio hegeliano: il reale è razionale.

Ad oggi è impensabile parlare di una ripresa dei concerti.
Ho letto un pezzo di Nick Cave con il quale annunciava la cancellazione del suo tour internazionale: emotivamente dispiace, ma dobbiamo essere empatici – ha fatto bene.
In questi tempi le priorità sono altre e si tornerà quando si potrà tornare.

Diamo uno sguardo anche a Taranto.
Da sette anni, in contrapposizione all’evento in diretta nazionale sui canali Rai, nella città pugliese va in scena Uno Maggio Taranto.
Quest’anno si informa che l’Uno Maggio Taranto non si farà e che «questa scelta nasce, oltre che dal lockdown stabilito per decreto, dal rispetto nei confronti di tutte quelle vittime che purtroppo questa pandemia ha causato».

Ragionando al di fuori dell’emotività dell’emergenza sarebbe forse utile riflettere su che cosa rappresenti oggi il Concertone del Primo Maggio. 
Una prima emancipazione dell’adolescenza tra musica spesso scadente, qualche birra e le sigarette?
Forse.
Ancora, qualcosa in più rispetto alla carnevalata sanremese.
Semplicemente si potrebbe prendere atto che non è più tempo e sarebbe molto degno, forse troppo, per questo Paese.
Invece ci piace credere che queste manifestazioni appena folkloristiche rappresentino da sempre chissà che cosa.
Eppure l’emergenza ha messo loro di fronte la risposta: cioè niente.
Nulla.
D’altronde, anche un evento organizzato da star internazionali come Lady Gaga assumerebbe lo stesso identikit, figuriamoci il Concertone.
La musica ha una dimensione sociologica in cui si deve calare, non il contrario, come probabilmente capita in situazioni contingenti come questa.

Lo spettacolo eccelle tra i suoi confini: oltre, diventa la notte in cui tutte le mucche paiono nere, per scomodare ancora una volta Hegel.
La musica è intelligenza per definizione, è alta.
Educa.
Ha un fondamento scientifico, non è semplice compagnia.
E forse sarebbe ora di infilarsi i guanti, per trattarla al pari della società dove vive.

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