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Sanremo 70, la seconda serata e la classifica generale

Seconda serata, secondo travestimento di Fiorello.
Stavolta veste i panni di Maria De Filippi, assoluta mattatrice dei palinsesti – la gag allude al boom di ascolti della prima serata.

Le sfide delle Nuove Proposte di questa sera sono: Fasma (Per sentirmi vivo) contro Gabriella Martinelli e Lula (Il gigante d’acciaio).
Matteo Faustini (Nel bene e nel male) e Marco Sentieri (Billy Blu).

Ne escono vincitori Fasma (nonostante il cappotto) e Marco Sentieri, due canzoni diverse tra loro.
La prima è un crescendo che strizza l’occhio alla tra con abbondante uso di autotune, la seconda una canzone che parla di bullismo – entrambi con degli outfit tutt’altro che sobri.

Mini spettacolo di Fiorello, francamente superfluo, e a fine serata, giustamente, Tiziano Ferro lancerà con successo l’hashtag #fiorellostattezitto.

Tra i Big comincia Piero Pelù: è strano vederlo su quel palco, ma tant’è.
Il suo brano ha un grande merito, entra subito in testa per la sua musicalità immediata esaltando la vocalità classica del leader dei Litfiba.
Entrano le vallette, le giornaliste del Tg1 Laura Chimenti e Emma d’Aquino.

Poi entra Elettra Lamborghini, Musica il suo brano è chiaramente ispirato alla musica latina con abbondante utilizzo di chitarra gitana.
Il brano è molto sobrio se comparato con i suoi singoli precedenti, a tratti sembra non avere il fiato per cantarla come meriterebbe infatti evita qualsiasi tipo di coreografia.
La canzone sembra scritta per farle compiere una transizione dolce verso il pop sanremese; il twerk finale omologa l’esibizione come una carta d’identità.

Dopo l’ennesimo siparietto in cui viene coinvolto un innocente Djokovic, alle 22:30 sale sul palco Enrico Nigiotti.
Baciami adesso è esattamente la canzone che ci si aspettava da lui, inizio sussurrato, perché chi sussurra vuole arrivarti al cuore, poi esplosione di voce e colori, il brano è anonimo.
Niente di nuovo sul fronte occidentale.

Dopo di lui dalla scalinata scende Sabrina Salerno che introduce Levante, una delle più attese con il suo Tikibombom, un brano che rappresenta a pieno la storia musicale della cantautrice torinese.
L’esibizione live pecca un po’ di emozione, nonostante Levante sia pienamente coinvolta nell’interpretazione, merita di sicuro di essere riascoltata per essere apprezzata a pieno.
I suoi fan ameranno la canzone sin da subito, ed anche qualche suo detrattore.

Mancano dieci minuti alle 23 e siamo al quinto cantante in gara, che poi sarebbero i Pinguini Tattici Nucleari, in quota indie per quest’edizione.
Ringo Starr è un brano pop, scanzonato e musicalmente abbastanza lineare che rispecchia il sound della band bergamasca.
La loro coerenza li ha portati fino a lì, non è il pezzo per vincere Sanremo ma per consolidare la propria fanbase e forse acquisirne una nuova.
Una canzone che parla del sentirsi inadatti e fuori tempo rispetto ai propri coetanei.

Tiziano Ferro e Massimo Ranieri, il duetto dei duetti, qui si fa la storia signore e signori.
Perdere l’amore cantata in coppia dai due interpreti è destinata ad entrare negli annali della kermesse.

È la volta di Tosca, vecchia conoscenza del festival già vincitrice insieme a Ron.
La sua padronanza vocale la pone su un livello diverso rispetto a quasi tutti gli altri concorrenti, il brano è molto elegante di stampo autoriale, una storia d’amore a tinte dolorose come la voce graffiata che rende la sua interpretazione una delle migliori sentite li su quel palco.
Il genere di canzone che si ama ma che non scalerà mai le classifiche.

Paolo Palumbo porta sul palco un’emozione vera, un momento dedicato a chi combatte la SLA.
Resta però l’imbarazzo di un Festival che mescola Sabrina Salerno con una realtà come quella di Paolo, come se tutto fosse mescolabile nel calderone dello spettacolo.
Ad ognuno la sua sensibilità.

Dopo la pubblicità c’è la reunion dei Ricchi e Poveri presentata in pompa magna.
Nonostante ciò, la risposta italica agli Abba si esibisce in un playback indecoroso anche se la loro esibizione riesce lo stesso a mandare in visibilio il pubblico dell’Ariston.
D’altronde con i loro cavalli di battaglia è difficile sbagliare e sfido chiunque a non conoscere i testi delle varie hit della band. Confesso di aver sognato un inceppamento delle basi in stile Milli Vanilli giusto per vedere cosa sarebbe successo in sala.

Dopo di loro ci si aspetterebbe un altro cantante in gara, ed invece no.
E’ passata ormai la mezzanotte e sul palco c’è Zucchero, ennesimo cantante non in gara che viene a fare la sua marketta. L’ultimo cantante in gara a questo punto si è esibito quasi un’ora fa.

Francesco Gabbani ritorna sul palco che lo ha visto trionfare nel 2017 con Occidentalis Karma.
La canzone che esegue cominciando al pianoforte è una ballata romantica decisamente diversa rispetto ai tormentoni a cui ci ha abituato, il brano è la goccia che buca la roccia, a fine serata lo porterà in cima alla classifica.

Francesco Gabbani

È la volta di Paolo Jannacci, figlio d’arte, rientrante nella categoria di artisti che pare trovino spazio solo sul palco sanremese.
La sua canzone scivola via senza sussulti, senza acuti, e credo che verrà dimenticata molto in fretta.
A fine canzone viene da pensare ai brani scartati per fare posto a questa qui, un pensiero che apre un abisso davanti agli occhi.

Incredibile ma vero, a mezzanotte e mezza Amadeus presenta l’ennesimo ospite. È diventata una gara ad eliminazione solo che gli eliminati sono gli spettatori.
Sale sul palco Gigi D’Alessio per cantare e celebrare i vent’anni di Non dirgli mai. Più che una gara canora pare una serata della Hall of Fame dei poveri.

Rancore col suo brano rimette a posto le cose.
Eden ha un testo capace di far conoscere il rapper romano al grande pubblico.
Anche questo non è un brano sanremese nel senso classico, ma di scuro il palcoscenico ligure avvicinerà il linguaggio di Rancore a tante persone che non avrebbero avuto mai modo di conoscerlo.

Colpo di scena, un altro ospite.
Massimo Ranieri torna sul palco mentre noi a casa cominciamo ad avere seri problemi fisici, sembra una puntata di Trenta ore per la vita.
La gara – perché si, c’è una gara in corso anche se nessuno pare ricordarsene – non è ancora finita.
Ci chiediamo che senso ha far esibire degli artisti all’una di notte relegandoli ad un terzo dello share di chi si è esibito ad inizio serata.

Dopo la pubblicità c’è il medley di Tiziano Ferro, una sorta di pax romana in mezzo ad altre ospitate più o meno gradite.

Poi finalmente è il turno del tanto discusso Junior Cally.
Il suo pezzo è di impatto immediato, con un ritmo trascinante ed un testo che gioca sulla sua condizione di underdog.
Il personaggio c’è, la canzone anche, si galoppa dall’inizio alla fine ed è di sicuro uno dei ritornelli più semplici e facili da ricordare.
Operazione pubblicitaria perfettamente riuscita.

Per la componente talent arriva Giordana Angi, dopo un monologo sulla libertà di stampa, con un brano inizialmente quasi parlato, che poi esplode nel ritornello senza regalare particolari emozioni.
Canzone che si allinea in buon ordine nel solco di Emma Marrone e dei suoi epigoni.

Finalmente arriva Michele Zarrillo, ce l’abbiamo quasi fatta.
La sua sembra quasi una canzone di Mango, il ritmo è incalzante, con derive dance.
Zarrillo sembra in forma, nonostante sia alla tredicesima partecipazione.
In questa edizione si gioca la carta simil-EDM.

A fine maratona mi sento di dire che questa edizione ha una formula pessima, capace di mortificare i concorrenti e mettere in risalto monologhi inutili e super ospiti che potevano tranquillamente essere in gara, invece di salire sul palco per farsi promozione – retorica senza dignità per chi ascolta.
Un quadro che restituisce l’immagine di un paese bigotto ed ingessato sui soliti luoghi comuni del politicamente corretto. Pochi momenti davvero sinceri, la musica soffocata da pomposità ed ego ipertrofici.
La lettera della madre alla figlia a fine puntata ha toccato momenti di retorica altissima che al confronto  certi poemetti ottocenteschi sembravano d’avanguardia.
È questo il paese in cui viviamo e Sanremo è, nel bene o nel male, il simulacro che lo celebra, lo coccola e vuole rassicurarlo, senza provare minimamente a scuotere il torpore mentale diffuso.

Gli autori del programma viaggiano col pilota automatico facendo copia e incolla dai romanzi di Harmony, la gara canora è solo una scusa per mettere in piedi una passerella buona per vip ed ex partecipanti ai talent show.

La classifica finale è solo la logica conseguenza di quanto scritto con alcune eccezioni per fingere una svolta ribelle (vedi Pinguini tattici nucleari e Pelù).
Bene Diodato ed Elodie, abbastanza alti.

1. Francesco Gabbani – Viceversa
2. Le Vibrazioni – Dov’è
3. Piero Pelù – Gigante
4. Pinguini tattici nucleari – Ringo Starr
5.  Elodie – Andromeda
6.  Diodato – Fai rumore
7.  Irene Grandi – Finalmente io
8. Tosca – Ho amato tutto
9. Michele Zarrillo – Nell’estasi o nel fango
10. Levante – Tikibombom
11.  Marco Masini – Il confronto
12. Alberto Urso – Il sole ad est
13. Giordana Angi – Come mia madre
14. Raphael Gualazzi – Carioca
15. Anastasio – Rosso di rabbia
16. Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso
17. Achille Lauro – Me ne frego
18. Enrico Nigiotti – Baciami adesso
19. Rita Pavone – Niente (Resilienza 74)
20. Riki – Lo sappiamo entrambi
21. Elettra Lamborghini – Musica (e il resto scompare)
22. Rancore – Eden
23. Bugo e Morgan – Sincero
24. Junior Cally – No grazie

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