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I dieci album più importanti degli anni 20: la Campania

Il secondo decennio del nuovo millennio è volto al termine, ed è tempo di bilanci e di riflessioni.
Una tra le tante è quella, ardua, di togliere dal mucchio musicale degli ultimi dieci anni una manciata di album: dischi che hanno in qualche modo fatto da spartiacque nella storia artistica del secondo decennio del millennio.
Che hanno imposto uno stile o degli artisti, destinati a restare impressi nella memoria popolare non solo regionale ma anche nazionale.

Come ogni lista non c’è un grado di importanza ed inevitabilmente si presta a critiche su eventuali esclusioni.
Sì, perché spesso il territorio campano è accidentato per gli artisti, vedi gli esempi di Giovanni Truppi e degli A Toys Orchestra, artisti di valore cresciuti discograficamente lontano dalla loro regione d’origine.
Negli anni nuove realtà discografiche hanno saputo emergere e coltivare quello che è stato definito Newpolitan Sound, facendo crescere nuovi artisti.

La Campania è stata senz’altro una delle regioni italiane che ha dimostrato più fermento culturale e musicale, proponendo un numero incredibile di nuove proposte.
Si è registrato un uso sempre più affermato del dialetto, capace di affermarsi anche a livello nazionale dove prima faticava a sfondare.
Molto lavoro lo hanno fatto, specialmente negli ultimi anni, i social network: con il loro passaparola hanno contribuito a cambiare anche il modo di fare musica rispetto al decennio precedente.
Questa lista, forse non esaustiva, prova a mettere dei punti per orientarsi in anni diversi tra loro che, di sicuro, ci lasceranno una grande eredità musicale.

 

FojaNa storia Nova (2011)

Il titolo è in qualche modo un manifesto.
L’album dei Foja è una sorta di passaggio di testimone ideale tra due generazioni, quella che era vissuta a cavallo tra la fine degli anni 90 e l’inizio dei 2000.
Una storia nuova della canzone napoletana, nuovi classici da cantare ai concerti come ‘‘O sciore e ‘o vient’‘ e ‘Vita‘.
La sensazione che stesse cominciando qualcosa di diverso.
Dario Sansone, anno dopo anno, si sarebbe affermato come uno dei più importanti songwriter della nuova generazione insieme a musicisti di assoluto spessore come Luigi Scialdone.

 

GnutIl rumore della luce (2011)

Claudio Domestico, in arte Gnut, con “Il rumore della luce” piazza un colpo allo stomaco degli ascoltatori.
Si capisce dal primo accordo che la voce di Gnut dice qualcosa di diverso, raschiando la malinconia che alberga in tutti noi.
Un album che con canzoni come ‘Controvento‘ e ‘Credevo Male‘ diventa subito uno standard del nuovo cantautorato italiano e campano.
Il primo passo di una serie di lavori che hanno reso Gnut uno degli autori più importanti capitati da queste parti nel nuovo millennio.
La voce graffiata di Claudio riempie il cuore e tortura l’anima dell’ascoltatore sempre, rigorosamente, controvento.

 

EpoOgni cosa è al suo posto (2014)

“Ogni cosa è al suo posto” è un album manifesto.
Dicono così quelli che parlano bene.
Un disco, quello degli Epo,  che al suo interno contiene già dal primo ascolto brani classici che danno l’impressione di resistere al tempo.
Venere‘, ‘A piedi nudi sui vetri‘, ‘Notte Doce‘: gli Epo sono il filo conduttore che lega il primo ed il secondo decennio del nuovo millennio musicale in Campania.
Una band che ha saputo consolidare il suo nome non scendendo mai a compromessi inseguendo soltanto l’amore smisurato ed il rispetto per la musica. Dagli esordi fino all’ultimo album la loro storia è quella di una generazione di musicisti e autori, come Ciro Tuzzi, tra i migliori partoriti dal ventre del Vesuvio.

 

La MascheraO Vicolo e l’allerìa (2014)

Roberto Colella e soci hanno contribuito con il loro sound a ridefinire il concetto di musica classica napoletana.
L’album d’esordio de La Maschera è fortemente ancorato alla tradizione ma riesce ad inserire al suo interno elementi di modernità portando le canzoni traboccanti di passione nelle strade della Napoli del nuovo millennio, un ‘Pulcinella‘ nuovo, vicoli diversi eppure eredi di quelli del secolo scorso. L’intensità ed il fascino che scorre nelle composizioni di questa band ha riacceso l’attenzione verso una ricerca linguistica e di suoni cominciata con album quali “Mamma Quartieri” di Giglio – e che ancora non accenna a finire.

 

Daniele SepeCapitan Capitone e i fratelli della Costa (2016)

Il disco di Capitan Capitone è la fotografia perfetta della nuova generazione di artisti napoletani riuniti tutti attorno al progetto di uno dei musicisti più importanti del panorama nazionale.
Daniele Sepe, storico sassofonista napoletano, ha avuto l’intuizione di aprire il proprio studio di registrazione a chiunque, tra le nuove leve della musica partenopea, volesse dare il proprio contributo.
Un album che racchiude una gran quantità di canzoni destinate a restare nell’immaginario musicale di questi anni.
Come non citare ‘L’ammore ‘o vero‘ e ‘Le Range Fellon‘, solo per fare due esempi.
Un disco che ha sintetizzato molto di quello successo all’ombra del Vesuvio negli ultimi anni ed anche una buona parte di quello che sarebbe venuto dopo.

 

FloIl mese del rosario (2016)

Il disco della consacrazione per una delle voci femminili più autorevoli della scena campana e non solo.
Con “Il mese del Rosario”, Flo apre le ali per volare tutto intorno al mondo.
Ad ogni femmina un marito‘ è una perla rara, ma anche le altre frecce al suo arco non sono da meno.
Il sound internazionale e la voce poliedrica fanno di Floriana una delle realtà più solide capaci di portare in giro una visione multidimensionale della musica, seppur fortemente legata alle proprie radici.
Con Flo Napoli si apre al mondo, ai sud vicini e lontani, ascoltatori meridiani riuniti intorno ad una vocazione per la world music che ha partorito molti altri progetti validi di altre artiste partenopee capaci di viaggiare ben oltre i propri confini natii.

 

BlindurBlindur (2017)

L’album d’esordio di Blindur era un successo ben prima che fosse pubblicato.
All’epoca Blindur era un duo, poi avrebbe preso a mutare in continuazione mantenendo sempre forte la sua impronta folk rock e la sua vocazione live. Da quel disco, Massimo De Vita ha portato in giro le proprie canzoni, tra cui il cavallo di battaglia ‘Foto di Classe‘, sui palchi di tutto il mondo.
Si è affiancato ad artisti di livello mondiale ed ha saputo allargare la sua fanbase ben oltre le colonne d’Ercole della sua regione senza dare l’impressione di volersi minimamente accontentare.
Blindur ha influenzato, partecipando alla loro produzione, anche tantissime altre produzioni che spaziano dal cantautorato al rock campano.

 

Nu GuineaNuova Napoli (2018)

I Nu Guinea sono il simbolo della Napoli che parte per poi tornare alle proprie origini, emigranti della musica che guardando da fuori le dinamiche sociali, politiche e culturali della propria città hanno saputo raccontarla forse meglio di chi la vive tutti i giorni.
La loro musica ha riportato in auge un’epoca d’oro della musica napoletana che in molti avevano quasi completamente dimenticato, insieme ai Fitness Forever e al lavoro degli album di “Napoli Segreta“, il disco dei Nu Guinea ha ridefinito un nuovo standard, capace di mescolare la disco music al funk ed alle contaminazioni tropicali.
Il loro album è stato una boccata d’aria fresca capace di portare spettatori di tutto il mondo a riscoprire la capacità del napoletano di adattarsi perfettamente a generi come il funk e la disco.

 

LiberatoLiberato (2019)

Nove Maggio‘ è uscita fuori da chi sa dove ed ha ridefinito per sempre lo stile musicale della musica napoletana.
Insieme ai video di Francesco Lettieri, la musica dell’artista dall’identità sconosciuta è presto diventata un fenomeno nazionale capace di generare teorie complottiste degne dei migliori intrighi musicali internazionali.
L’artista senza volto, un nome dietro il quale si cela una sapiente gestione dell’hype, metafora perfetta di come sia cambiata la musica e quello che le gira attorno negli ultimi dieci anni.
Questo cambiamento era sotto i nostri occhi e moltissimi addetti ai lavori e musicisti non ne avevano ancora preso coscienza, Liberato ha squarciato questo velo d’innocenza senza per questo dire da dove venisse e chi fosse realmente.

 

SperanzaL’ultimo a morire (2020)

Il rapper franco-casertano è l’artista che più di altri ha squarciato, negli ultimissimi anni, il velo di anonimato attorno a lui.
Un fulmine a ciel sereno, il suo flow fonde trap di tradizione franco magrebina a quella italiana, con immancabile dialetto napoletano.
La musica di Speranza ha cominciato a circolare nell’underground tramite passaparola fino a imporsi all’attenzione dei maggiori produttori e artisti di settore nazionali.
La riscoperta del concetto di indipendente quando ormai sembrava inflazionato e compromesso con le classifiche, il mondo di Speranza sposta la bussola da Napoli a Caserta, ed è uno squarcio sulla strada che spesso nei testi di alcuni trapper viene soltanto scimmiottata.

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