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A Roma si parla dell’editoria musicale indipendente

L’appuntamento per concludere al meglio l’ultimo weekend di maggio era con “Corpi alla Deriva” al Circolo degli Artisti di Roma.

E’ nel grande spazio del giardino esterno al locale che ha preso vita una serata dedicata alle arti, alla multidisciplinarietà e alle pratiche di riciclo e riutilizzo di materiali di scarto, il tutto organizzato da giovani talenti.
Tanti e diversi gli spunti per non annoiarsi: una galleria di opere in esposizione, bancarelle di un mercatino con prodotti handmade, uno spettacolo teatrale ed anche, soprattutto, una tavola rotonda dedicata all’editoria musicale indipendente.
Ospiti di questo incontro i rappresentanti di alcune fra le testate più importanti e di tendenza del panorama romano e non solo, quali Just Kids, Exit Well, Cheap Sound ed Oca Nera.

All’inizio l’incontro è partito sotto tono, complice sicuramente la quasi assenza di pubblico.
Poco male, poichè diciamoci la verità: a nessuno piace parlare in pubblico ma soprattutto, a nessuno piace che il pubblico gli faccia domande.
La scarsa presenza di persone, come accennato, ha contribuito in ogni caso a dare un inizio rilassato alla conferenza.
Al punto che quando pian piano sono arrivati degli spettatori si sono lentamente accesi gli animi ed il dibattito è decollato in modo naturale verso tematiche più calde.

Il bello di un confronto con il pubblico è che non sai mai quale piega prenderà la discussione, ed è così che di editoria vera e propria si è parlato effettivamente poco.
O meglio, si è posta prevalentemente attenzione a qual è il ruolo delle webzine al giorno d’oggi e quali mezzi risultano più incisivi per invogliare il pubblico a seguire dei contenuti.

Una delle conclusioni immediate è che l’editoria musicale, checché se ne dica, non è morta per niente.
Se da un lato abbiamo esempi quali Repubblica XL che ha da poco chiuso i battenti con l’edizione cartacea, dall’altra il web è un proliferare di nuove realtà dedicate solo ed esclusivamente alla musica.
Vedere fanzine, webzine o magazine online che dir si voglia, nascere un giorno sì e l’altro anche non è in ogni caso sinonimo di qualità: sono molte, purtroppo, le realtà che abbassano il livello culturale dei contenuti e del messaggio generale che si vorrebbe far arrivare agli utenti.
Si è molto parlato anche del ruolo delle recensioni ai dischi, a nostro avviso fondamentali e di grande valore.
C’è in giro una sorta di pigrizia legata ad una brutta abitudine, quella che vede i gestori di locali cercare informazioni sulle band online.
Dov’è finita la voglia di ascoltare un disco?
Perché non azzardare una direzione artistica basata sul proprio gusto personale e sull’intuizione di un prodotto, anche se proveniente da un musicista “sconosciuto”?
Perché c’è una totale mancanza di fiducia nelle potenzialità degli artisti e c’è un disinteresse globale nella promozione della buona musica.

Il fulcro della serata, la discussione più longeva e calda che ha invece portato un po’ di pepe a quest’incontro è stato il dibattito sul vero senso del termine “indipendente”.
La cosa intelligente, o furba, è che a ben guardare le testate rappresentate a questa tavola rotonda hanno tutte provenienze e mission differenti e sono accomunate prevalentemente dalla voglia di proporre all’ascoltatore prodotti di qualità.
Quattro punti di vista, quattro visioni, quattro teste diverse che si sono messe a nudo davanti alla più inflazionata e drammatica delle domande.
E’ così che sono emerse le opinioni di Exit Well, che esce con un’edizione cartacea bimestrale e gratuita facilmente trovabile soprattutto nei maggiori locali di tendenza della capitale.
E si sono scontrate con quelle di Just Kids, altra rivista nata a fine 2012 ma già realtà consolidata, che oltre alla versione web propone un cartaceo mensile ad un prezzo modico.
E poi ancora, Cheap Sound, pilastro della scena romana e non solo.
Tutto questo, contro gli ideali di quelli che si sono sentiti come Davide contro Golia, ovvero, la redazione di Oca Nera – fermo restando che non si è trattato affatto di una battaglia dalla quale doveva emergere un vincitore.
Vi possiamo raccontare con certezza quella che è la nostra opinione, anticipandovi che in alcuni punti c’è stato chi era d’accordo con noi e chi no – come è giusto che sia.

Oca Nera
nasce per dare spazio soprattutto alla musica emergente, laddove per emergente non si intende per forza di cose indipendente.
Per quale motivo?
Crediamo che il termine indipendente sia fortemente inflazionato, sia stato snaturato nel tempo dalla sua collocazione orginaria e sia divenuto sinonimo di “trendy, figo, cool, alla moda” e tutto quel che di più pariolino di viene alla mente.
L’indipendente vero, al giorno d’oggi, è colui che parte da zero e ci prova di tasca sua, con le sue forze.
Spesso, solo con le sue forze perché le tasche sono vuote.
E’ colui che ha voglia di mettersi in gioco e lo fa prima di tutto per la passione, non per il denaro, sebbene sia con i soldi che la gente cerca di campare.
Indipendente, per definizione, è colui “che non dipende, che non è soggetto o subordinato ad altre persone o ad altre cose”.
Un artista, un musicista o un gruppo può nascere indipendente, e se per sua fortuna in mezzo ad un mare di prodotti omologati riesce in qualche modo a vincere, ad emergere, ben venga.
Per noi simili realtà cessano di essere indipendenti nel momento in cui si legano con vincoli di qualsiasi tipo a etichette, case discografiche, case di produzione, uffici stampa, tour manager, booking & co.
Questo, per noi, significa aver fatto carriera.
E carriera è un’altra parola molto bella, che auguriamo di cuore a tanti musicisti.
Aver fatto carriera, però, avere un nome e sottostare alle logiche del marketing e del mercato non è sinonimo di indipendente.
E non è una brutta cosa, è solo una cosa differente.

Si sono sprecati gli esempi su ipotetici gruppi dell’attuale scena italiana che possono essere o meno definiti indipendenti.
I nomi che si sono fatti, le opinioni del pubblico, la guerra dei cinque minuti del “non puoi dirmi che gli XYZ non sono indipendenti” contro il “invece sì, ti dico che non lo sono” è qualcosa di bello che resta legato a questo dibattito.
E che non vi racconteremo, perché speriamo fortemente ci sia un altro incontro nel quale continuare ciò che non si è ultimato.
E speriamo che a questo incontro veniate anche voi a dirci cosa ne pensate, chiacchierando amichevolmente o litigando più o meno furiosamente: l’importante è sentire anche la vostra voce, non solo le nostre.

Su una cosa siamo d’accordo tutti, invece: se le realtà musicali legate all’editoria la smettessero di farsi la guerra, e se gli artisti stessi si unissero fra loro per un progetto comune e più elevato che non porti a snaturare le singole identità di chi ne fa parte, la gente tornerebbe ad ascoltare musica.
A comprare musica.
A leggere le riviste, cartacee e online, che parlano di musica.
Cooperazione e supporto sono due parole che ci piacciono, tanto quanto emergente.

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