Tain – Ufologia


Non sappiamo bene chi sia Tain.
Di certo ha un background come cantante, musicista e compositore, ma ha deciso con un colpo di spugna, indossando una maschera da alieno, di ripartire da “Ufologia“.
Questo è il titolo del suo primo disco in queste vesti, con il quale usa il pretesto di guardare alle stelle e alla possibile invasione di corpi extraterrestri per dare in realtà un punto di vista lucido e tagliente su questioni ben più terrene.

L’album di Tain ha il pregio e il difetto di aprirsi con un brano ad effetto, forte, molto forte, pure troppo. ‘Invasione aliena‘ si sviluppa per otto minuti, su una base minimale dai toni elettronici essenziali, con frenate e ripartenze a effetto. Una cornice costruita intorno a un testo scritto ottimamente, curioso e originale. La ritmica e il modo blando di rappare di Tain richiamano il primissimo Jovanotti, quello “for President” per intenderci, ma concatenano e mettono in fila una serie di immagini assurde senza scadere nel demenziale. Un piccolo gioiellino dalle fattezze bizzarre, insomma.

L’ascolto del primo pezzo, scorrevole ma impegnativo, toglie un po’ di forze per il resto di “Ufologia“, sovrastando tutto quel che ne segue. Il suono di Tain segue la costante sintetica, ricordando le atmosfere elettroniche dei videogames di qualche decade passata. I testi sono mediamente meno giocosi e più introspettivi, le parole vengono ricamate con impostazione cantautorale. Il prodotto è buono ma la verve ne risente, probabilmente Tain non ha voluto osare troppo, puntando su refrain accattivanti che puntano a rimanere in testa, come ‘Salto temporale‘, o su ballate articolate e ineccepibili ma di basso profilo come ‘Quadri appesi‘.

Carina e demodé l’idea di ‘Trojan Starship‘, pezzo strumentale che mette in fila suoni da consolle dei primi anni Ottanta, anche se qualcuno già ci aveva pensato, addirittura per interi dischi (inascoltabili). Molto carino e più caldo nel ritmo il pezzo che prende il titolo dal disco -o forse è il contrario?-, ‘Ufologia‘, che rappresenta il passaggio più contemporaneo da parte di Tain.
Sempre in bilico tra il gioco e la scrittura più seria, “Ufologia” è un album esplorativo, che mette in mostra alcune idee chiare ma che lascia intendere qualcosa in più, a cui Tain arriverebbe con l’arricchimento del suono e smussando alcune spigolosità dei testi che possono sembrare eccessivamente elaborati.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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