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Prurient - Frozen Niagara Falls

Prurient – Frozen Niagara Falls


Prima di parlare dell’ultimo lavoro di Prurient è doverosa una premessa: questo disco non piacerà a tutti.
Ciò non significa che il suo ultimo lavoro sia di scarsa qualità, anzi: “Frozen Niagara Falls” è oggettivamente un album di altissimo livello.

Per chi non lo conoscesse, procediamo con ordine: chi è Prurient?
È il nome d’arte di Dominic Fernow, una delle figure più influenti della musica noise.
Ha all’attivo quasi vent’anni di carriera, ha rilasciato i suoi lavori su numerosissime etichette indipendenti e ne possiede anche una tutta sua, la Hospital Records.
Prurient‘ non è l’unico pseudonimo usato da Fernow, anzi, è sua abitudine usarne diversi a seconda delle scene musicali che frequenta (Vatican Shadow, ad esempio, è quello adottato nel movimento industrial techno).

Tornando a “Frozen Niagara Falls“, Fernow ha dichiarato che quando iniziò a scriverlo aveva solamente una chitarra acustica a dodici corde ed un secchiello pieno di sassi.
Il suo obbiettivo era quello di registrare una album interamente in analogico, ma ritrovandosi sempre insoddisfatto da ciò che usciva da queste sessioni creative, decise di aggiungere effetti e parti elettroniche.

Fozen Niagara Falls“, come anticipato, è un capolavoro.
Melodie dissonanti e cupe si mischiano all’harsh-noise: Prurient non canta canzoni, Prurient le urla.
La voce è disperata, fredda e glaciale (‘Dragonflies to Sew You Up‘ ne è l’esempio migliore). All’ascolto si percepisce un uso massiccio di riverberi e delay, il suono è estremamente distorto tanto che spesso sembra che le casse debbano esplodere da un momento all’altro. Si mischiano frequenze altissime a frequenze bassissime, e ciò che ne deriva è pura freddezza (‘Poinsettia Pills‘).
Ritroviamo la chitarra sopraccitata in ‘Greenpoint‘ e in ‘Christ Among the Broken Glass‘: le melodie sono composte da pochissime note che si ripetono fin quando i suoni, estremamente distorti, non prendono il sopravvento.
Prurient sperimenta anche sonorità dark ambient in ‘Jester in Agony‘ e ‘Cocaine Daughter‘, sempre mantenendo lo stampo noise che caratterizza tutta la sua produzione.

Vi sono punti in quest’album dove l’unica cosa da fare sarebbe ballare in modo frenetico; in altri momenti sembra invece inevitabile la voglia di sbattere la testa contro un muro. Nonostante la musica sia algida ed estremamente dissonante, tutto ritrova una propria poetica e così come la sua musica, anche Prurient stesso nei suoi testi.
Il signor Fernow scrive canzoni d’amore, assolutamente mai banali come quelle italiane alle quali siamo radiofonicamente abituati.
Qui c’è l’amore sbagliato, quello che si sa essere un errore ma dal quale è difficile uscirne.
Un’epifania alla Joyce, nella quale l’autore prende coscienza della sua situazione di paralisi.

2 commenti su “Prurient – Frozen Niagara Falls

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