Parranda Groove Factory – Nothing But The Rhythm


Fate uno sforzo immaginativo: concentratevi e provate a calare la Notte della Taranta in un club di San Paolo del Brasile, piuttosto che in una discoteca di Rio.
I Parranda Groove Factory lo hanno fatto, e dopo averlo immaginato lo hanno messo in pratica. Ad essere onesti è dal 2012 che dispensano ritmo multiculturale, coaugulando nei loro brani samba e tarantella, sintetizzatori e percussioni a mani nude, vogliamo esagerare? Caldo e freddo.
A settembre è uscita la loro nuova opera dal titolo quanto mai lapidario per chi mastichi un minimo di inglese: “Nothing But The Rhythm”.

Personalmente ho impiegato alcune tracce (vergognosamente cinque) per capire di trovarmi davanti ad un album che prevedesse, oltre alle atmosfere, anche dei testi che richiamassero all’Italia; sì perché la parola d’ordine quando si approccia ad un’opera simile è “contaminazione” e quando la contaminazione è fatta a regola d’arte diventa poi difficile discernere le basi da cui si è partiti, come fosse una ricetta complessa.
Ma ogni ricetta complessa prevede che si parta da elementi alla portata di tutti, elementi che ognuno conosce e riconosce di primo acchitto, familiari insomma.
Il ritmo (come suggerisce il titolo dell’abum) è di certo l’ ingrediente fondamentale che i Parranda Groove Factory hanno scelto per animare il gusto intricato del loro sound: selvaggio, tribale eppure maniacalmente curato.
Le percussioni (affidate a ben otto musicisti) lottano con la drum machine per tutto l’album, e in mezzo a tecnicismi e sudore il basso elettrico funge da mediatore impeccabile fra gli elementi apparentmente agli antipodi.

Sintetizzatori e campionature contro voci accorate e chitarre acustiche formano l’intreccio armonico che attraversa “Nothing But The Rhythm”: sezioni vocali femminili fortemente ispirate si alternano al rappato dei componenti maschili, lo spagnolo, l’inglese e il portoghese si avvicendano senza posa ora all’italiano ora al dialetto napoletano creando una cornice vastissima di culture e di storie musicali condivise e non.

Come dicevamo prima: contaminazione. Contaminazione allo stato puro.

Con i Parranda Groove Factory ci troviamo seduti attorno ad un falò elettronico, una sorta di fiamma olografica che produce uno strano calore e trasporta in modo più unico che raro (e a volte inaspettato) la tradizione della musica del sud Italia ad un livello internazionale e, se vogliamo, extrasensoriale, attingendo ora a radici nostrane, ora a radici lontane, riuscendo con grande maestria a nascondere la linea di separazione fra i due mondi.

Il risultato è un complesso meltin pot, multicolore, multilingue, rischioso e a tratti difficile da apprezzare, ma non per questo di minor valore, è anzi portatore di un messaggio aggregativo che non può non essere apprezzato. A voler fare filosofia spicciola potremmo dire che è una musica di cui ha bisogno il nostro tempo.

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