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MÅNESKIN – Rush!

“Rush!”, il nuovo disco dei Måneskin, divide le opinioni

Lo fa, probabilmente, perché è un disco a metà

I Måneskin hanno diviso, come non mai, l’opinione pubblica italiana in due grandi schiere, come del resto è sempre successo nella nostra storia.
Da una parte gli strenui difensori della band romana, che ha scalato gli onori della cronaca mondiale in due anni di successi internazionali, impensabili per chiunque.
Dall’altra chi li detesta dal profondo del cuore, per la loro sovraesposizione mediatica e la loro assenza di sostanza.

È uscito oggi il nuovo album, “Rush!” (qualche malizioso, magari, avrebbe preferito che uscisse un disco dei Rush intitolato “Maneskin”) ed è giunta l’ora della resa dei conti finali tra le due fazioni. 
Prima di addentrarci, tra i solchi della nuova fatica della band di Roma Nord, è doveroso però analizzare le ragioni di chi li sostiene a spada tratta.
La prima è che in un periodo storico in cui per radio si sente solo della terribile trap con vocoder incorporato, ascoltare quattro ragazzi ventenni che suonano con i jack attaccati agli amplificatori sembra una benedizione.
Un evento assolutamente sovrannaturale!
Magari, qualcuno ancora non se ne è accorto, nel 2023 i frequentatori di sale prove sono tutti ultra quarantenni.
Non esiste quasi più il concetto di band o di condivisione della musica, ormai ci si mette davanti al PC nel buio della propria stanza, si programma un’app, qualche plug in ed ecco servito il disco.
Inoltre, i Måneskin suonano rock o almeno una sorta di pop travestito con i più ovvi clichè del rock, senza però possederne i contenuti.
Se li si vede in quest’ottica la band è fenomenale dal momento che predica in un deserto artistico.

Certo, trovo curioso che molti loro sostenitori siano esperti musicali di una certa età che li difendono come se stessero parlando della propria madre, senza mai condividere nei social nemmeno una singola canzone del gruppo e, tra l’altro, accusando chi non li sostiene di essere invidioso.
Un processo freudiano di invidia al contrario: accusare gli altri per nascondere la propria invidia.
Io non faccio sicuramente parte dei loro sostenitori ma sono felice se i ragazzi guadagneranno una montagna di soldi da questo album.
Non fanno parte dei miei ascolti come non lo facevano, anni fa, i Take That.
O oggi Achille Lauro.
Sono geloso?
No, non mi piacciono.
I Måneskin hanno indubbiamente dalla loro una grande fortuna: essere nati nel periodo musicale giusto.
Fossero stati in attività a fine anni Ottanta avrebbero fatto fatica ad uscire dal circuito dei pub capitolini, dal momento che in giro c’erano band del calibro di Litfiba o CCCP, per non parlare dei vari Guns ‘n Roses, Bon Jovi e compagnia bella.
Molto probabilmente, dopo qualche anno, sarebbero finiti a lavorare dietro la cassa di un McDonald’s a servire hamburger.

Ma arriviamo al dunque: com’è “Rush!”?
Soddisfa tutte le aspettative?
Dipende se fate parte dei loro fedeli seguaci o dei detrattori: la proposta musicale non si sposta di una virgola da quanto già proposto nel recente passato.
Parte il primo brano, ‘Own My Mind‘, e la sensazione è gradevole: un pop rock semplice e diretto senza nessuna pretesa, ma nemmeno inascoltabile.
La voce di Damiano David parte subito in quarta, con il suo stile nasale e le immancabili cantilene.
Stesso discorso per il singolo ‘Gossip‘, forse il pezzo più riuscito del lotto, con un ritmo incalzante che promette bene e condito dalle solite metriche hip hop-trap perdi fiato del singer, con un  riconoscibile assolo di Tom Morello dei RATM. 
I problemi iniziano dal terzo pezzo in avanti.
La formula è sempre la stessa, ripetitiva allo sfinimento: riff semplice seguito da cassa dritta e immancabile nenia, nasale e strappa timpani di Damiano.
Anche i pezzi lenti sono un minestrone di già sentito, un Frankstein di quanto pubblicato in ambito rock negli ultimi trent’anni.
Si continua così fino a ‘Kool Kids‘ che finalmente mostra un lato diverso dai brani precedenti con un approccio quasi punk e più pesante: rende l’ascolto interessante anche perché Damiano canta in maniera differente.
Le varie ballad inserite nel disco sono di un melenso nauseante e tra l’altro non credo nemmeno le abbiano scritte tutte loro ma che si siano avvalsi di compositori esterni (come in ‘The Lonlinest‘).
Insomma, arrivo all’ultimo brano stremato dalla ripetitività della proposta.

Dovendo dare un voto, per me “Rush!” è un album che viaggia tra un cinque e un sei striminzito: considerando quanti soldi hanno investito in questo prodotto di marketing, mi aspettavo sinceramente qualcosa di più.
Ma i Måneskin sono questo, prendere o lasciare.
Se il disco lo si vede da un’altra prospettiva, e cioè come prodotto da vendere sui social media, il voto assegnato è un dieci e lode.
Ma non tanto alla band, piuttosto al capo di Sony Italia: un vero genio, un re Mida che ha saputo trasformare un anonimo gruppo pop rock in stelle dal respiro internazionale.

Per me, un cheeseburger con patatine, grazie!

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