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Management del dolore post-operatorio – I Love You

Si chiama ‘I love you’ l’attesissimo terzo disco del Management del dolore post-operatorio, in uscita questa volta per La Tempesta Dischi: registrato e prodotto da Giulio Favero del Teatro degli orrori, ‘I Love You’ vuole essere un omaggio al cineasta Marco Ferrero e al suo omonimo capolavoro.

Partiamo subito con ‘Se ti sfigurassero con l’acido’: azzeccatissima l’idea di affidare il calcio d’inizio ad un brano totalmente in acustico e che lascia trasparire all’ascolto un “oscuro presagio”.
Sembra infatti questa una sorta di prefazione, il cui punto di forza è la naturale e schietta crudezza – in modo particolare mi riferisco al testo del brano.

Segue il singolo ‘Scimmie’ dedicato al prof Claudio Di Bene e al suo “guerriero tecnologico”: il passaggio dall’homo sapiens all’ homo technologicus è inevitabile, come è inevitabile un mondo dove la malattia, la morte ed il lavoro sono solo un vecchio ricordo. Affidarsi alla scienza e alla cultura per sconfiggere odio, dolore e superstizioni è il sogno di chi disconosce la sua diretta discendenza dalla scimmia.

‘Il primo maggio’ è un evidente risposta alla censura subita due anni fa dalla band lancianese sul palco di Piazza San Giovanni a Roma: contestazione o pubblicità? Qui trovate il perché di quell’eroico gesto.

Parliamo infine de ‘Il mio giovane e libero amore’, adattamento di uno scritto anarchico, quanto attuale, risalente al 1915: un inno alla libertà sessuale, un urlo di indignazione nei confronti di chi non accetta e non digerirà la scelta di condurre una vita fuori dagli schemi imposti dalla nostra società.

Vi sarete chiesti il perché, invece, della mia scelta, ovvero quella di non soffermarmi sull’aspetto strumentale del disco.
La risposta si desume dall’inesistente, almeno a mio avviso, crescita dal punto di vista sonoro: se ‘Auff era un ottimo esordio e ‘McMao un’ evidente adesione al panorama indie italiano, I love you si posiziona esattamente nel mezzo dei due precedenti lavori.
Noto la necessità di trattare temi scottanti e la grande capacità di unire contestazione e fruibilità tramite liriche forti e sound accessibili, ma sono dell’idea che questo lavoro non sia all’altezza delle aspettative.
Sarebbe bastato osare un po’ di più e cogliere l’occasione per sfruttare una produzione prestigiosa.
Parliamo quindi di un buon disco che però rimane sulla linea dei precedenti lavori ma che a mio avviso non merita così tanta attenzione.

 

 

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