Lowave – Lowchiper


Ci sono momenti in cui serve dare una scossa e serve quindi un disco che ti permetta di tornare alle tue origini: “Lowchiper” ha tutte le premesse per soddisfare questa esigenza.

Lowchiper” è il secondo disco della band toscana Lowave.
Dopo il disco d’esordio “Warpage” pubblicato nel 2008 e nato sotto l’ala protettrice di Paolo Benvegnù, la band di Prato si crea un proprio studio di registrazione in cui poter sperimentare, perdersi e avvolgersi nella ricerca sonora. Nasce in questo modo il “Lowavestudio” che diventa il punto di partenza per la creazione di questo secondo album.

Lowchiper” è un disco corposo, in bilico tra sound rock e sperimentazione elettronica.
Lowchiper” non solo rappresenta il titolo di una canzone e il titolo del disco, ma diventa anche il concetto che meglio esprime questa progetto: viene tradotto con “cifre basse” nel senso di sistema fondamentale, facendo riferimento al sistema binario 0-1.
Il concetto che vogliono esprimere è quello di un ritorno all’essenziale, ad un suono che possa richiamare e colpire la parte più primitiva nascosta dentro ciascuno di noi. Si possono anche leggere riferimenti all’oscurità e al senso del primitivo nell’assonanza tra la parola Lowchiper è il nome Lucifero. Tutto quello che possiamo sentire e vedere è in bilico tra luce ed oscurità, bene e male.

Come tramutare questi concetti e come veicolarli musicalmente? ‘Tale Seven‘ è il brano di apertura e si apre con beat trascinante. I synt creano un’atmosfera surreale e la voce è ferma e decisa. ‘Golden Mine‘ si apre con intro quasi jazz con le spazzole che accarezzano la batteria e poi si schiude in una ballata intimista. ‘Fuck The Pyramid‘ è un pezzo rock travolgente, una macchina lanciata a tutta velocità in una notte scura d’inverno.

Nella parte finale del disco c’è però qualcosa di strano, come se la rotta che era stata ben tracciata nella prima parte del disco venisse persa o quando stai guardando intensamente qualcosa e la vista diventa sfuocata.
Gli ultimi brani sembrano aver perso l’hype trascinante iniziale e ‘B.I.M‘, che chiude il disco, è l’ultimo colpa di coda.

Un disco con ottime intenzioni e con un immaginario complesso. Pecca però nel voler mettere troppe suggestioni insieme ed il disco alla lunga perde d’incisività. Regala comunque ottimi spunti ed episodi interessanti.

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Luca Nicoli

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"Che potevo saperne io di me stesso? Ero proprio io quel personaggio che riuscivo a percepire con la mia coscienza?" Amante della musica e cresciuto nei vicoli di Città Alta a Bergamo.

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