Interstatic – Arise

Il blues elevato all’ennesima potenza.
Quello viscerale che non ti togli più di dosso, che ti scava lasciandoti completamente vuoto.
Una vera e propria trivella del cuore.
D’altronde se la chiamano musica del diavolo, ci sarà un motivo no?

Quel Jamie Saft apprezzerà molto.
I norvegesi Interstatic sono tornati con un nuovo ed intenso lavoro: si tratta di un disco blues alieno, psichedelico, intriso di rock acido e venature jazz.
L’espressione estrema dell’estro e della fantasia musicale di un uomo.
E il risultato è una miscela esplosiva alla quale è difficile trovare una collocazione ben precisa.
Si va dalla cosmica e caotica Caerbannog, un uragano di psichedelia proveniente da qualche pianeta sconosciuto, alla hendrixiana Alpha Dog;oppure dalla misteriosa e più distesa Iwato all’agguerrita, ruggente e frammentata Frank’ll Fix It.
Arise è un allucinato sogno ad occhi aperti dall’inizio fino alla fine. Jazz-rock, fusion, progressive o qualsiasi cosa sia è sicuramente frutto di un genio assoluto, una sorta di continuum di ciò che hanno già iniziato in passato (e che certi proseguono al giorno d’oggi) menti brillanti come Frank Zappa o John Zorn, quello studio dettagliato e curato fin nei minimi particolari della musica, quella sperimentazione sempre alla ricerca di innovazioni senza cadere mai nel banale.
Gli Interstatic trascinano l’ascoltatore dalla prima nota all’ultima con virtuosismi strampalati ed improvvise variazioni ritmiche.
Fiore all’occhiello dell’album è forse Wonderfall, “ballata” introspettiva con languidi guizzi rockeggianti e fronzoli “free jazz” qua e là.
Un dialogo perfetto e indisturbato tra il magico organo blues di Roy Powell, la creativa chitarra elettrica di Jacob Young e la martellante batteria di Jarle Vespestad.

Una sorta di blues del futuro.
O comunque di musica avanti anni luce.
Gran bel lavoro per gli Interstatic.

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