Finister – Suburbs of Mind

Talento e personalità insieme a struttura e ricchezza sono gli elementi che più emergono da questo primo album dei Finister.
In “Suburbs of mind” i quattro ragazzi fiorentini, non ancora ventenni, dimostrano tutta la loro personalità espressiva con uno stile originale in grado di strizzare l’occhio sia agli ascoltatori meno abituati a strutture melodiche piuttosto complesse sia a chi ricerca e apprezza la commistione fra stili diversi.

Già dal primo brano, ‘The Morning Star‘, si capisce che le note, la voce e gli strumenti sono quelli giusti.
Sax, tastiere, percussioni e un crescendo finale di chitarra con sonorità tipiche del rock dei primi anni ’70 fanno da apripista alla incalzante ‘Bite the Snake‘, scelta come singolo e chiaro biglietto da visita del gruppo. Il mix tutto personale e originale di elementi progressive, psichedelici e in alcuni casi grunge viene così svelato e introduce al cuore dell’album.
Subito una ballata apparentemente semplice, rilassante, di cui è difficile stancarsi in cui si apprezza la batteria precisa e puntuale (‘The Way – I Used To Know‘), ‘A Decadent Story‘ la cui originalità non passa certo inosservata esplode in una cavalcata finale degna preparazione a un tuffo nella affascinate ‘My Howl‘.
Con un interminabile crescendo, si giunge ad un finale lisergico carico di forza, rabbia e personalità (molta!) per una conclusione quasi salvifica e liberatoria in puro stile prog.
Neanche il tempo di riprendersi e ‘Levity‘ ci riporta in una dimensione più simile a quella terrena in cui la componente elettronica contribuisce a rendere l’atmosfera meno misteriosa ma comunque ricca di adrenalina. Un passaggio di testimone autorevole ai brani che seguono e che chiudono l’album. Tra questi ‘Oceans of Thrills‘ (seguito da ‘The Key‘ e ‘Here the Sun‘ in cui la voce si mantiene pacata in un contorno elegante e sinuoso) è un piccolo capolavoro che non ha niente da invidiare a brani che potrebbero essere proposti da band ben più mature e già affermate e che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno arrivati a questo punto dell’album, quanto i Finister mostrino talento e capacità nel proporre uno stile strettamente personale frutto di un amalgama perfetto fra la componente strumentale e quella narrativa in una costante contaminazione di stili e generi senza mai superare oltremodo il limite.
Everything Goes Back‘ ne dà conferma e chiude il lavoro quasi come fosse una firma in originale della band.

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Daniele Fanti

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Amo il rock in tutte (o quasi) le sue espressioni. Alla disperata ricerca di un metodo efficace contro le dipendenze da prog, new wave e indie.

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