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Disclosure - Caracal

Disclosure – Caracal


Come afferma Caparezza in una sua canzone, «il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista»: questo vale a pieno titolo per l’ultimo disco dei Disclosure.
Il duo inglese dei fratelli Lawrence si è ritrovato a doversi confrontare con “Settle”, il loro primo album, che scalò le classifiche di tutto il mondo.
L’eredità che si sono lasciati alle spalle è enorme: “Settle” non è stato semplicemente uno dei migliori dischi del 2013, ma una vera e propria rivoluzione nella musica elettronica, che in quel momento era ormai saturata da brani tutti molto simili tra di loro.
A tutti gli effetti, nel settore dell’elettronica “mancavano gli album”, e a conferma di quest’osservazione vanno tutte le releases dell’epoca, relative a Ep o tracce singole.
I Disclosure sono quindi sbucati dal nulla e con “Settle” hanno proposto un full-lenght album garage house di altissimo livello.
Ed è grazie a questo disco che i Disclosure sono riusciti a dimostrare che non c’è bisogno di builds estremi e drop violenti per riuscire a produrre elettronica di successo.

A distanza di due anni possiamo affermare che sono diventati un’icona del genere, e il 25 settembre di quest’anno sono usciti con il loro nuovo disco, “Caracal“.
L’arrivo dell’album è stato caricato all’infinito da numerose aspettative, visti anche i nomi che hanno collaborato alla sua realizzazione – Sam Smith (che aveva collaborato anche nel brano ‘Latch‘), Lorde, Nao e The Weeknd.
Vorremmo poter dire che “Caracal” ha soddisfatto tutta la sete di Disclosure che avevamo, ma la storia, purtroppo, non è esattamente così.
“Settle” ha rappresentato il matrimonio perfetto tra house music e pop: i suoni utilizzati erano particolari e facilmente distinguibili.
In “Caracal” l’impronta house è sparita quasi del tutto, i bpm delle canzoni sono generalmente più bassi e i suoni che contraddistinguevano la produzione del duo inglese sono rimasti solo in minima parte.
L’unico brano che ricalca lo stile del primo album è ‘Holding On‘, che comunque manca di tutta quell’energia che permeava in pezzi come ‘When A Fire Starts To Burn‘ e ‘Grab Her‘.
Omen‘, la traccia in cui ricompare Sam Smith, non regge il confronto con ‘Latch‘: mancano quei synth onirici e quelle drum deep house che mischiate alla bellissima voce del cantante hanno reso sublime il precedente lavoro.
La voce di Sam Smith in ‘Omen‘ è fredda, anzi, glaciale.
Sonorità esageratamente deep house si ritrovano in ‘Hourglass‘ che fanno sembrare la traccia composta da Oliver Heldens piuttosto che dai Disclosure.
‘Nocturnal’ è una buona traccia synth pop e la voce di The Weeknd ben si amalgama con un sound molto anni ’80.
Lorde in ‘Magnets‘ non sembra Lorde: viene completamente estraniata dal suo genere per essere inserita in una traccia pop house parecchio standardizzata per il mercato.
Superego‘, brano in cui appare Nao, assomiglia un po’ a ‘Magnets‘: la batteria è sincopata, a differenza della canzone con Lorde dove è presente il tocco di cassa ogni quattro quarti.
In questo brano vengono utilizzate sonorità leggermente dubstep e liriche che ricordano Britney Spears, il che rende la cosa abbastanza bizzarra.

Caracal” rispetto a “Settle” sembra registrato peggio.
Il suono del primo album dei Disclosure è caldo e avvolgente, gli elementi di cui è composto non si impastano tra di loro e si sentono tutti chiari e distinti.
In “Caracal” il suono è molto più freddo e impastato, e probabilmente ciò è dovuto alla composizione delle tracce che è decisamente più pomposa rispetto al discreto minimalismo di “Settle”.

I Disclosure non passano la prova del secondo disco, questo è quanto.

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