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DiLeo – La nuova stagione


Non si è mai davvero pronti alla nuova stagione.
Sappiamo tutti che prima o poi arriverà, che sposteremo le lancette dell’orologio, che ci sarà meno luce, meno sole, meno calore, lo sappiamo bene ma quando arriva la nuova stagione nessuno è mai davvero pronto. Come l’inverno così l’Ep di DiLeo, sua prima opera è intrisa di malinconia. Come stare affacciati ad una finestra chiusa e guardare fuori il sole che tramonta presto, le luci deboli che proiettano le ombre sempre più lunghe, provando a fermare aerei con le dita.

L’inverno, “La nuova stagione”, però è anche un momento incredibilmente fertile per affrontare i fantasmi che ci portiamo dentro, come sembra fare il nostro cantautore nel suo disco d’esordio. Un lavoro a tratti fotografico che si apre con la title track, vera e propria gemma acustica. La voce di DiLeo è la marcia in più di tutto il disco che si inserisce nella tradizione del cantautorato indipendente italiano. Le immagini sono a tinte fredde, attingono ai ricordi, alle speranze disattese, alle promesse vane, alle persone perse per strada, in attesa di un nuovo vento consolatorio.  
L’arrangiamento è essenziale, ed a mio parere nella sottrazione c’è il vero pregio di questo brano che lascia le parole in primo piano rendendo il quadro malinconico al punto giusto.

Una canzone ed un disco che parlano dei rimpianti, quelli che inevitabilmente ognuno di noi si porta dentro. Provando a far passare il tempo, a lasciare che alcuni nodi si sciolgano con un po’ di pazienza, senza urlare. Questo è “La nuova stagione”.

La seconda traccia invece inserisce un tema nuovo, il dialetto. Qui la produzione è più forte e la voce alterna momenti megafono a parti nude. Lo stile si rifà ad una certa produzione dei 24 Grana, anche qui il tempo è visto come panacea.
Ll’aria attuorno’ è il brano più elettrico del disco, in cui il cambiamento passa per l’azione, come il cambio di registro musicale, dagli arpeggi alle chitarre elettriche ed alle distorsioni.

o tiemp passa, e tutto adda passà

In ‘Ciore e vierno’ il ritmo torna a calare, si riprende fiato e si torna alle atmosfere intime più congeniali, a mio parere, a Dileo. La sua voce ritorna in cattedra con le venature calde che rendono anche questa canzone apprezzabile. I riferimenti, oltre che ai 24 Grana, portano sulle tracce degli Epo. La strada da fare è ancora lunga ma la direzione è chiara. Un brano che parla di fragilità, di richieste di aiuto, perché l’inverno è solitudine e lo si può superare solo insieme ad altre solitudini.

La canzone che chiude il disco è appunto ‘Inverno‘, se ne è parlato tanto fino ad ora, finalmente lo si canta. Ritorna la scrittura in italiano e ritornano le atmosfere ascoltate nel primo brano come a chiudere il disco in un ideale anello.

La nuova stagione è come uno specchio, parla a chi sa riconoscersi nelle fragilità e nella malinconia del suo autore. Quattro brani tra l’italiano ed il napoletano che indicano una stagione nuova anche per il cantautorato campano, in particolare per la scena salernitana che in DiLeo, insieme a Dissonanze records, trova un autore su cui poter puntare. A mio modo di vedere più convincente nelle canzoni in italiano che in quelle in dialetto. Un esordio interessante che lascia la curiosità di testare l’autore sulla lunga distanza anche in territori diversi dalla sua confort zone invernale.

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