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Charlie Cunningham – Permanent Way


Torna in scena Charlie Cunningham con il suo nuovo “Permanent Way”, distribuito da Infectious/BMG.

Il cantautore inglese ha deciso di accompagnarne l’uscita di questo ultimo lavoro con la pubblicazione di un video di una speciale live session della title track registrata presso i Flesh & Bone Studios di Londra.
Ed è questo un momento molto attivo per Cunningham, che ha di recente superato i 6 milioni di streaming dopo la pubblicazione di 3 singoli (‘Bite‘, ‘Sink In‘, ‘Don’t Go Far‘) e della title track, nell’ultimo bimestre.

“Permanent Way” è un disco leggiadro, con cui l’artista supera la difficile prova del secondo album, sganciandosi inoltre dall’etichetta di cantautore acustico.
Non mancano infatti dinamiche sonore ricche di colori e di energia, che non ne snaturano le caratteristiche ma che lo avvicinano a progetti musicali, sempre britannici, di grande risalto.
Nelle dodici tracce di questo album l’autore sceglie di parlare e di cantare le incertezze della vita, come il bisogno di essere amati e di amare, la ricerca dell’intimità, ma anche la necessità di legarsi con l’esterno, nonché l’urgenza di essere indipendenti.
Alla produzione si nota il ritorno di Duncan Tootill e una gran opera di Sam Scott.

Il disco si apre con la title track, ‘Permanent way‘, brano dal sound irrequieto e bellissimo.
Si parla di individualità e di libertà, mentre attorno la musica disegna colori splendenti che ricordano un po’ i primi Coldplay.
Sonorità più country ci abbracciano quando incontriamo brani come ‘Don’t Go Far‘, nato  – come altri due brani – da un viaggio a Los Angeles per una session con il produttore Rodaidh McDonald (The XX, King Krule).
«Non andare lontano», è una richiesta ed anche una promessa.
Sink in‘ è volatile, sorprendente, armoniosa mentre si parla di delusioni  («You don’t even answer my phone») e di amori che svaniscono in ‘Headlights‘.
Un gigantesco buco nero e spazi diversi come quelli della traccia successiva, dal titolo eloquente: ‘Different spaces‘ è dedicata ad una scelta di lasciare lo status quo della propria esistenza.
Siamo quasi a metà disco quando ci imbattiamo in ‘Monster‘, brano riflessivo e introspettivo, che ripensa ad un amore forse già scomparso tra le dita, mentre ci si improvvisa sulle note spagnoleggianti di un tango in ‘Interlude (Tango)‘, pezzo molto affascinante che spezza la ruota british tracciata finora.
Bite‘ è un altro brano dalle tinte sensuali, che parla appunto di “mordere” la vita.
E sono cento le volte in cui ci si emoziona con ‘Hundred times‘, prima che l’incertezza ci colga in ‘Maybe we won’t‘, prima che la vita ci pieghi come succede in ‘Force of habit‘ e si resti bloccati come descritto in ‘Stuck‘.
Ma il senso di questo brano è un po’ diverso, ponendo infine un momento in cui ci si ferma, sì, ma di fronte alla bellezza, inspiegabile dell’esistere.
Una bellezza che Charlie Cunningham ha saputo tradurre con grande capacità di deliziare l’ascoltatore in questo nuovo disco, in a “Permanent Way”.

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