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Cani dei Portici - Due

I Cani dei Portici – Due


I Cani dei Portici tornano ad abbaiare con “Due“, prima produzione nella formazione in duo chitarra – batteria formata dai calabresi Claudio Amato e Demetrio Sposato.
Questo secondo lavoro in studio è prodotto da una cordata di etichette, capitanate dalla Dischi Bervisti.

Dopo una breve ‘Intro‘ si passa a ‘Cuore di tenebra‘, e ci si rende conto di quanto risulti faticoso inquadrare i Cani dei Portici in un preciso settore musicale.
La “colpa” va data ai notevoli cambi di tempo e di genere: è la chitarra che decide quale direzione dare al sound tanto da riuscire trasmettere stupore senza però trascinare troppo dalle emozioni.
Notevole la capacità di inserire le idee sviluppando strutture atipiche e d’impatto con una tendenza sperimentale tale da allontanare i Cani dei Portici dalle influenze di altre band.
Sapientemente, sanno cogliere il buono dai propri riferimenti senza tuttavia emulare nessuno, rendendosi di fatto originali e all’altezza di un buon lavoro.
Da non sottovalutare la scelta dei suoni, accurata e piacevole: sicuramente un punto a favore per la band già nota a chi segue la scena underground bolognese.
Dopo “Cave Canem” (2013, Toten Schwan RecordsL’Odio Dischi), “Due” convince ancor di più, mostrando un lato frenetico e nevrotico del duo.
Uno schiaffo in faccia e chi più ne ha più ne metta, di rabbia, incanalata in brani come ‘La gente deve capire‘ o ‘Buio‘.
Le idee a questi ragazzi non mancano e sono incastrate quasi alla perfezione: non si tratta del solito compitino ben svolto ma di un lavoro complesso ed al contempo intrigante, merito non solo dei numerosi break down ma anche (soprattutto) della capacità di contenersi quando serve, in preparazione dell’ennesimo muro sonoro.

Sentiti qualche mese fa live in apertura ai Bachi da Pietra, i Cani dei Portici rischiano di andarci giù pesante rompendo finalmente il ghiaccio, dimostrando di essere all’altezza e di poter reggere la fatica con chi ha avuto già l’occasione di farlo e che deve farsi da parte.
Buona la seconda, dunque.

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