Asino – Amore


Gli Asino, duo toscano composto da Giacomo “Jah” Ferrari (voce, batteria) e Orsomaria Arrighi (voce, chitarra), sono tra le poche band italiane che non ha mai cercato il successo immediato, bensì ha costruito la propria strada artistica un passo alla volta.

Tutto è incominciato con “Crudo” uscito nel 2012, un disco scanzonato, anarchico, diretto caratterizzato da una registrazione lo-fi che rendeva il tutto più rude e reale.
Segue “Muffa” del 2014, più rumoroso e contemporaneamente più profondo del precedente, distinto da un’ironia pungente e tagliente.
Questa trilogia trova la sua conclusione nel corrente anno con l’album intitolato “Amore” e pubblicato da una cordata di etichette.

Il mood non è cambiato: il duo è sempre diretto, ruvido e affilato, ed ha ormai raggiunto una capacità tale che il sound tende a presentare una coalescenza fra i numerosi generi che hanno influenzato la band, tale da non essere più classificabile con una definizione ben precisa, che forse cozzerebbe persino con l’interesse del duo.
I testi sono un lungo e introspettivo flusso di coscienza catartico cantato, urlato e recitato in uno stile che ricorda il sapore inconfondibile dei Massimo Volume.
La traccia successiva a un breve intro, ‘Sentirsi male’, è un tuffo in medias res nel mondo del duo di Carrara: la composizione è ritmata e granitica, intrisa di un anima post-hardcore.
Segue ‘Umberto Space Echo’, un’onda psichedelica che continuamente si propaga, in cui le armonie create dagli strumenti, sovrapponendosi e ripetendosi, si concretizzano, verso la conclusione della composizione, in uno straordinario rumore.
‘Orsomariah Curry’ è noise sino al midollo, cominzia per pochissimi secondi con un veloce yodel e sfocia in una bastonata sonora in cui riecheggiano gli italianissimi Zeus!, il testo è sarcasticamente incentrato sul particolare nome del chitarrista Orsomaria.
‘Offensivo’ il brano più simile ai già citati Massimo Volume che incrociano le sonorità dei Don Caballero, commisti a un breve monologo che aggiungendosi all’incirca dal secondo minuto rammenta un ricordo.

Dopo il primo ascolto di “Amore” si rimane con una sensazione di soddisfazione “a metà”: sarebbe stato bello se il duo avesse altro materiale da proporre per non fare concludere così il disco.
Gli Asino sono come i camaleonti, riescono a mutare il colore della loro pelle senza modificarne l’essenza lasciandosi influenzare dai generi più disparati e pervenendo alla creazione di una composizione organica di ampio respiro.
La band toscana è così riuscita a dare degna conclusione a una trilogia che, come detto precedentemente, è incominciata con “Crudo”, che ci auguriamo segni solamente la fine di un nuovo inizio.

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