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Abbracci Nucleari - Abbracci Nucleari

Abbracci Nucleari – Abbracci Nucleari


Parlami dell’universo 
di un codice stellare che morire non può
di anime in continuo mutamento
e abbracci nucleari estesi nell’immensità
dove tu mi stai aspettando adesso… 

È iniziato tutto con questo verso, della meravigliosa ‘Universo‘ di Cristina Donà, remixata da Marco Rigamonti.
Si perché Rahma Hafsi ascoltandola in radio ha capito, che tra tante canzoni che passavano, il tocco di quel producer era quello che stava cercando per una canzone che aveva nel cassetto.
Nasce così la collaborazione che quasi naturalmente prende il nome di Abbracci Nucleari.

Rahma Hafsi ha alle spalle varie esperienze musicali, dal passaggio per un talent show, al mondo dell’hip hop passando per un disco in lingua inglese. Marco Rigamonti, produttore di lungo corso con una formazione classica e stretto collaboratore di Alessio Bertallot, vera e propria eminenza della scena elettronica milanese. Marco e Rahma cominciano a lavorare alla prima canzone e subito si capisce che non può fermarsi tutto lì. Parole e musica si intrecciano con una naturalezza tale da far nascere una collaborazione che è andata ben oltre ‘Prenditi cura di me‘ che apre l’Ep. Le atmosfere sono intime e le parole si appoggiano lievi sulle basi elettroniche. Appare subito chiaro che la raffinatezza e la pulizia del suono saranno il vero tratto caratteristico di questo lavoro. È come aprire un locale di musica dal vivo capace di unire l’approccio del Blue Note con quello dei club deep house.

A guardarlo così “Abbracci nucleari” sembra fortemente legato ad una città come Milano, dove per l’appunto è nato. Un lavoro capace di mettere insieme due musicisti all’apparenza diversi e che invece apre spiragli nuovi a metà strada tra il jazz e l’elettronica. Probabilmente non sarebbe potuto nascere in nessun altro posto.

Nella seconda traccia ‘Neanche questo basta‘ il ritmo aumenta e la voce di Rahma si dimostra capace di disegnare traiettorie imprevedibili, tocca il fondo dei giri di basso che l’accompagnano per risalire improvvisamente. Il piede comincia istintivamente a portare il tempo e la parte ritmica lasciata protagonista in coda al brano concede non poco spazio ad un ideale dancefloor.

Il giardino delle emozioni‘ sembra concedersi a toni più solari nel cantato, scenari dilatati e ritmo che sfocia quasi nel dubstep rendono questo brano un esperimento interessante che dona ritmo al disco. La voce di Rahma sembra finalmente naturale e fuori dal “controllo” che si sentiva nei precedenti brani. Viene la curiosità di ascoltarla dal vivo con la possibilità di qualche divagazione sul tema.

Con ‘brucerei‘ si rompono definitivamente gli indugi, il brano richiama la produzione drum & bass aanni 90 che molto deve ai primi Subsonica ma non solo. Il ritmo è incalzante e il testo restituisce il giusto grado di energia. È come una macchina del tempo capace di riportare la mente indietro di un paio di decenni senza però sembrare per questo un brano scontato. Probabilmente è il brano meno originale dell’Ep, senza però risultare banale, piuttosto contribuisce a rendere questo lavoro più eterogeneo. Trattandosi poi di un ep apre a scenari nuovi, che siamo curiosi di scoprire in un eventuale futuro album in cui potrebbe esserci più spazio e più tempo per calibrare il tiro di brani come questo.

La traccia finale ‘Notte pluristellare‘ si prende il suo tempo, cominciando lentamente, quasi come fosse una ninna nanna, salvo poi lasciare qualche secondo per respirare aumentando il ritmo con un finale in crescendo. È la chiusura di un cerchio cominciato con “prenditi cura di me”. In fondo all’Ep troviamo una sicurezza maggiore e più libertà per la voce di Rahma che sembra cercare soltanto l’occasione giusta per esplodere.

Forse è proprio questa continua tensione tra controllo e tentativi di sfuggirvi la vera caratteristica interessante del disco. E’ un disco fatto di stile e tentativi di fuga da quello stesso mondo, che come tutti gli ep lascia parecchi discorsi in sospeso e tanta curiosità di capire fino a dove si possono spingere questi Abbracci Nucleari.

Anche se su territori diversi, questo tentativo a tratti mi ha ricordato il lavoro che sta facendo Cosmo, che cerca di tenere insieme cantautorato ed elettronica con risultati davvero apprezzabili. Qui si balla di meno ma gli spunti interessanti non mancano.

Lavori come “Abbracci Nucleari” sono interessanti per la voglia di portare in territori diversi gli ascoltatori, in grado di coniugare mondi apparentemente lontani, mescolando il jazz e la drum & bass. Non è facile mantenere l’eleganza ed allo stesso tempo provare a far ballare una persona lasciando le luci sempre soffuse, ma in questo disco il tentativo è stato fatto con estrema onestà.
Probabilmente cinque brani sono pochi per tutti questi ingredienti, ma di certo Marco Rigamonti e Rahma Hafsi hanno posto basi molto solide per un futuro che lascia ben sperare.

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