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YOUAREHERE: “Propaganda” è il manifesto di ciò che siamo

Se vi siete lasciati avvolgere dalla dolcezza di ‘Gagarin‘, se avete goduto delle soffici increspature sonore di ‘Pulsar‘, se avete ancora nella testa il beat incessante di ‘Greater Things‘ allora non potete perdervi questa manciata di domande ai responsabili di tutto questo: YOUAREHERE.
Claudio Del Proposto, Patrizio Piastra e Francesco Stefanini: tre ragazzi che da qualche anno hanno avviato un serio progetto di bonifica e rifondazione delle aree più selvagge e inesplorate a cavallo tra l’elettronica e l’ambient.

YOUAREHERE: già soltanto il vostro nome desta curiosità.
Stampatello maiuscolo, tutto attaccato e molto evocativo: ha un significato particolare o è un puro vezzo grafico? Come è nato?

Il significato del nome è la sintesi del nostro esserci rincorsi per molto tempo con l’idea di metter su una band unendo le nostre idee da solisti dell’epoca, nel 2010.
Quando ci siamo riusciti ci siamo detti che finalmente eravamo lì, ognuno di noi pensava degli altri e di sé stesso “ok tu sei qui”.
Il maiuscolo tutto attaccato è dettato soprattutto da un’esigenza di ricerca in rete: cercavamo un modo per non farlo perdere tra i milioni di risultati riguardanti la geolocalizzazione.

Parliamo di “Propaganda”, il vostro secondo disco: la critica lo ha accolto molto bene, e frutto anche di questi riscontri, sono numerosi i live che avete sostenuto nel 2015.
Al momento ne avete all’attivo oltre 30 e non sembra abbiate intenzione di fermarvi: la soddisfazione vince a mani basse sulla spossatezza, vero?

Assolutamente sì, è talmente appagante suonare dal vivo che essere spossati non ci passa nemmeno per la testa!

Come già detto, il disco degli YOUAREHERE si è rivelato una delle uscite top del 2015: un concentrato di loop, ritmo e armonia – ovvero la poetica del progetto condensata in tre semplici parole.
Ogni artista ha un rapporto speciale con le proprie opere, a prescindere da come esse sono viste e interpretate dagli altri: dopo aver letto il parere di numerosi giornalisti, ci raccontate voi che rapporto avete con “Propaganda”?

È il manifesto di quello che siamo e che volevamo produrre.
La somma di quello che siamo musicalmente e non solo da quando abbiamo cominciato a suonare insieme.

Copertina rossa in pieno stile sovietico, titolo che non lascia spazio all’interpretazione e ‘Gagarin’ una delle tracce più belle che io ricordi: parlateci del concept dell’album, dei motivi che vi hanno spinto verso certe scelte grafiche, oltre che sonore.

La copertina è opera di Stefano Gentile, artista milanese.
Ci era piaciuta una sua mostra alla White Noise Gallery di Roma e gli abbiamo chiesto se voleva realizzare l’artwork di “Propaganda”.
Ci è piaciuta sin da subito perché al primo abbozzo aveva già colto nel segno.
La grafica che usiamo per comunicare è opera nostra in tutto e per tutto, io (Patrizio Piastra, ndr) e Francesco siamo dei graphic designer. Giochiamo spesso sulle arti dei primo del ‘900, sulla tipografia e sulle forme tipiche della propaganda di quel momento.
È un periodo storico che anche nel disco ricorre molto, quindi niente è lasciato al caso.

C’è stato qualche artista che vi ha influenzato particolarmente nella realizzazione del disco?

Secondo me l’elettronica è un genere talmente vasto che chiunque può trovarci influenze più o meno consapevoli da parte nostra.
Ovvio che qualcosa può averci influenzato, ma non credo “Propaganda” possa essere troppo derivativo, cosa forse più associabile ad alcune cose del primo disco, “As when the fall leaves trees” (2011).

Progetti per il 2016?

Altre date di sicuro e cominciare a lavorare sul prossimo disco.

Per concludere, il video di ‘Gagarin‘ è interamente girato a Roma: qual è il vostro rapporto con la città eterna?

Invidiamo tanto i turisti, perché alla fine vanno via.

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