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Fusione sonora tra Beatles e Rolling Stones: intervista a Rudy Rotta

Sebbene sostenga che serve “un grosso sforzo fisico”, pare proprio che Rudy Rotta non abbia nessuna intenzione di lasciare la vita on the road.

Anni di onorata carriera e gigs interminabili nelle più disparate nazioni: abbiamo incontrato il bluesman di fama internazionale (B.b.King, J.Mayall, Etta James e Brian Auger per dirne alcuni) in occasione dell’imminente uscita di ‘The Beatles vs The Rolling Stones‘.

Parliamo del tuo ultimo progetto, ‘The Beatles vs The Rolling Stones‘. Da cosa nasce l’idea di accostare e amalgamare due mostri sacri della musica mondiale in un unico progetto?

Il disco nasce dal fatto che sono le band che ascoltavo quando i miei genitori mi regalarono la prima chitarra acustica, e i loro brani sono quelli che per primi ho tentato poi di suonare.
Vorrei inoltre divulgare il messaggio che la musica andrebbe suonata mettendoci del proprio, e non come fanno le tribute bands, che rubano oltretutto spazi a musicisti che non riescono altrimenti a farsi ascoltare.

Nel corso dei decenni sia Beatles che The Rolling Stones sono stati innumerevoli volte rivisitati, spesso con risultati a volte deludenti, a volte sorprendenti.
Cosa è, secondo te, che conferisce unicità invece a questo tuo nuovo disco?

Gli arrangiamenti e l’abbinamento dei brani.
Un brano dei Beatles e uno degli Stones diventano un brano unico, con lo stesso tempo e lo stesso groove.
Aggiungo inoltre i due brani registrati con i Gnu quartet e i due brani con i Quintorigo, che danno veramente un tocco di classe al mio progetto.

Condividi  il famoso detto “Ascoltate i Beatles e guardate i Rolling Stones”?

Non proprio, anche perché i Rolling Stones dal vivo non sono proprio impeccabili, anzi.
Il sound comunque resta magico ed è ciò che conta davvero.
I Beatles, invece, li consiglio in ogni salsa.

Leggevo una citazione di Billie Holiday nel booklet del disco: “Tutti dobbiamo essere differenti. Non si può copiare un altro e allo stesso tempo pretendere di arrivare a qualcosa”.
Il tuo non è soltanto un tributo a due grandi gruppi, ma un vero guanto di sfida nei confronti delle tribute band…

Sì, è vero.
Ho il coraggio di dirlo apertamente, non ne posso più: ogni giorno che apro Facebook ricevo decine e decine di inviti di tribute bands…basta.

Se ripercorriamo le tappe della tua carriera, quali sono i momenti che ricordi con maggior entusiasmo e che ti hanno segnato maggiormente?

Sono davvero tanti.
Dalle crociere con i piu’ grandi del blues, alle collaborazioni con artisti che fino a quel momento erano dei miti per me, come ad esempio B.B. King, gli Allman Brothers, Etta James, Stevie Ray Vaughan & Double Trouble…certo, essere stato invitato a suonare con B.B. King al Festival Jazz di Montreux è stato senz’altro uno dei momenti più belli della mia carriera, questo sì.

Parlaci un po’ di com’è la vita  in tour e di com’è stato esibirsi in tutti questi anni. Secondo te, al giorno d’oggi suonare e trovare buoni ingaggi è difficoltoso rispetto ad una ventina d’anni fa?

La vita on the road è dura e richiede un grosso sforzo fisico, ecco perché è davvero meglio essere in forma fisica!
Le soddisfazioni sono però impagabili.
Per quanto riguarda l’altra parte della domanda ti dico che trovare ingaggi, oggi come oggi, è decisamente molto più  dura di un tempo.

Esiste un musicista con il quale non ti sei esibito e che vorresti incontrare una sera su un palco?

Albert Collins e Freddy King parlando di blues.
Per altri generi musicali non saprei proprio, sono davvero molti i musicisti che stimo.
In primis direi comunque Lennon e McCartney.

So che hai delle novità in serbo per il dopo estate…vuoi anticiparci qualcosa ?

Ho in serbo il progetto Volo sul mondo, un lavoro dedicato ai bambini.
Poi l’anno prossimo uscirà il mio nuovo cd e nel frattempo mi dedicherò a tantissimi concerti in giro per l’Europa.

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