Suoni europei nascosti tra le nebbie del nord Italia: intervista agli iLLacrimo

Dopo un lungo cammino fatto di diverse esperienze musicali e di vita, due giovani menti si ritrovano, quasi per caso, in una landa nebbiosa e malinconica situata tra Torino e Milano.
Davide-Kristof (figlio del Maestro ungherese, direttore di orchestra, Janos Acs) e Federica Sara danno vita ad un progetto dai suoni europei, non tralasciando una certa cultura melodica italiana.
Il mix si confonde ed amalgama alla perfezione in quello che sarà iLLacrimo.

Inizia così una collaborazione che porterà alla realizzazione del loro primo omonimo Ep, registrato in Italia e mixato presso il Fastermaster studio di Londra sotto la direzione artistica di Matteo Cifelli (Betty Poison, Il Divo, Helene Fisher, Mike & the Mechanics).
‘Chains In The Cold‘ é il primo singolo-video degli iLLacrimo: il brano, uscito su etichetta Resisto, anticipa il self-titled Ep di debutto della band, la cui uscita è prevista per gennaio 2015, dopo la preview di ‘Non Credi’ (video presentato in esclusiva sui canali social della band).

Il vostro progetto nasce dal vostro incontro, cui si sono aggiunti in seguito gli altri membri. Siete una band legata da vincoli di amicizia o il vostro è un approccio, diciamo, più “professionale”?

D: Federica ed io ci conosciamo da oltre 10 anni, quindi gli iLLacrimo si basano sicuramente su questo rapporto, cresciuto e maturato col tempo e senza il quale non saremmo qui.
E’ da questo nucelo che scaturiscono i nostri brani e le nostre emozioni legate ad essi.

Burning Fields‘ è una canzone che mi ha colpita positivamente: è un caso che un brano così complesso e diretto sia la traccia opener dell’Ep?

D: Assolutamente no. Ti ringrazio per i complimenti, effettivamente ‘Burning Fields‘ è un brano che racchiude alla perfezione la nostra sintesi musicale. Abbiamo la dolcezza del pianoforte, la malinconia dell’intro acustico, la potenza e bellezza della voce…è un ottimo modo di presentarci. Un brano diretto con pochi fronzoli e che tutti possono cantare, ma che al contempo presenta un pizzico di ricercatezza che spero possa piacere anche ai musicisti.

Una domanda per gli appassionati: quale è la vostra strumentazione?

D: Io sono un patito di chitarre Schecter. Ne ho vari modelli che uso abitualmente sia per registrare che per i live e credo di avere trovato il compromesso tra una compattezza sonora utile per le sezioni ritmiche ed una scioltezza per quanto riguarda gli assoli. Ogni tanto uso anche un paio di chitarre della Dean, un atto dovuto verso uno dei miei idoli, Dimebag Darrel.
Inoltre, mi avvalgo di pedaliere multi effetti della Boss come la Gt-10 o della Line 6 come la Hd500X, assieme ad un paio di pedalini esterni come il Cry-Baby.
Come amplificatori mi trovo molto bene con la Laney. Quando si parla invece di acustici, uso una Yamaha classica personalizzata con un leggero riverbero aggiunto grazie allo Zoom A3.
Il nostro bassista salta da un Musicman Stingray 5 ad un Ibanez Sr300 ed anche l’altro chitarrista è un affezionato della casa giapponese. Non sto ad elencarti il set del batterista Alessandro, ti dico solo che, essendo un fan sfegatato dei Dream Theater, lo ha assemblato in origine come quello di Mike Portnoy. Con noi ha dovuto modificarlo leggermente non essendo necessario il drum-kit completo. Le tastiere sono della Roland e durante i live ci avvaliamo di una scheda audio esterna. Federica invece è brava di suo al naturale.

Quali sono state le emozioni che hanno prevalso nella stesura dei brani del vostro primo, omonimo Ep? Che atmosfera si respirava in studio?

D: Dobbiamo ammettere che c’è stata un po’ di preoccupazione dettata dall’inesperienza generale del trovarsi in un posto pazzesco e con gente pazzesca come gli studi di Matteo Cifelli (che lavora con Tom Jones) sia in Italia che a Londra, dove è stato fatto il master.
Siamo riusciti a concretizzare un lavoro che per noi rappresenta un biglietto da visita importante, sicuramente acerbo sotto certi punti di vista, ma il primo passo per noi come “entità musicale”. In realtà abbiamo molti più brani pronti, scritti e registrati, quindi personalmente il difficile è stato scegliere cosa includere in questo Ep: sono tutti figli tuoi e non riesci ad essere obiettivo.

Cosa state ascoltando in questi giorni? Ci sono band italiane o delle vostra zona che vi andrebbe di segnalarci?

D: I cd che ho in macchina al momento sono quelli di Pat Metheny, Cyndi Lauper, Zakk Wilde, Pantera, Miles Davis ed il grande Paco De Lucia, da poco venuto a mancare. Della nostra zona segnalo volentieri i Reparto N°6, ragazzi davvero in gamba. E anche i Groovido con al basso un verso un mostro ed i Secundus, una cover band dei Primus pazzesca.
F: …aggiungo anche i nostri cari amici Seraphic Eyes e anche la band del nostro ex-batterista, gli Odejani.
In realtà c’è molto movimento nella nostra zona e siamo tutti amici.

Per quanto riguarda la dimensione live e la ricerca dei concerti, la vostra musica vi sembra più adatta ad un pubblico nostrano o è maggiormente esportabile?

D: Vorrei poter rispondere “entrambe le cose”, ma temo che attualmente sia più realistico dire che gli iLLacrimo possano avere più consensi all’estero, e come italiano mi rattrista molto.
Se valutiamo i casi di band come Lacuna Coil e Rhapsody (che non suonano alla Cremonini, alla Vasco o alla Ligabue per intenderci), hanno dovuto entrambe “espatriare” prima di essere acclamate anche in casa. È una situazione davvero strana e scommetto che se piacciamo all’estero anche i nostri detrattori diranno magicamente che abbiamo stoffa.

Parlateci dell’unica traccia in italiano dell’Ep, Non credi.

D: Unico brano in italiano dei cinque, il testo è scritto da Federica, dove riesce a dare spazio ad una storia in cui il concetto del “fidarsi”, del credere a colui/colei che ci accompagna nella vita, diviene prima un dubbio, poi un rammarico.
Una moderna lettera d’amore racchiusa in pochi minuti di musica sentita e sofferta.
Il brano è suddiviso in due momenti, dei quali il primo vede la presenza solo di pianoforte e voce ed molto vicino alle ballate classiche degli anni ’80.
Il tutto si trasforma poi in un brano rock potente e melodico, manifesto del concetto stesso di musica che caratterizza gli iLLacrimo. La tonalità di La bemolle maggiore salta alla sua relativa di Fa minore, creando una sensazione dolce amara che accompagna le riflessioni del testo.

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