Unknown Mortal Orchestra live a Madonna dell’Albero (RA): nostalgia degli anni ’90

Dallo scorso settembre il progetto indie rock Unknown Mortal Orchestra è tornato a calcare i palchi dell’Europa cavalcando l’onda di uno stato perenne di esibizioni dal vivo che prosegue quasi ininterrottamente su scala mondiale da Maggio 2015.
La parte europea del tour, partita dal celebre club svedese Debaser di Stoccolma, ha lasciato dietro di sé una scia sterminata di sold out fino a giungere al Bronson di Madonna dell’Albero, in provincia di Ravenna, per l’unica data italiana del tour il 7 novembre.

La serata è stata anche l’occasione per Emanuela Drei di presentare dal vivo il nuovo progetto, Giungla, accomunato dagli ospiti di punta della serata per la riservatezza e alone di mistero legati alla genesi dell’avventura musicale. Dopo Heike Has The Giggle e una breve militanza come bassista per His Clancyness, Giungla stupisce per la capacità di Emanuela di tenere il palco completamente sola trasformando la moderna formula del one-man-band elettronica drum-machine e chitarra distorta in un live coeso dai suoni brillanti e inappuntabili, dove riff e talentuosità chitarristica mettono in luce una ricerca sentita e ponderata alla ricerca di strade inedite per trasmettere ai fan nuove emozioni potenti e vibranti.

Per quanto concerne Unknown Mortal Orchestra possiamo includere il gruppo di psichedelia pop neozelandese nella categoria di quegli artisti che se già è apprezzabile su disco dal vivo è in grado di liberarsi della patina riservata alle produzioni in studio per arrivare a superare ogni aspettativa.
Tutto è partito dalla pubblicazione di una canzone anonima su Bandcamp nel 2010.
Il brano era ‘Ffunny Ffrends, e arrivò a riscuotere talmente successo sui blog di musica che ben presto il cantante chitarrista Ruban Nielson fu felicemente costretto a mostrare le carte, aggiudicandosi di lì a poco una prima pubblicazione per la Fat Possum Records, l’etichetta di The Black Keys, Iggy and the Stooges e Townes Van Zandt. Ma a giudicare dal calore con cui gli Unknown Mortal Orchestra sono stati accolti ieri al Bronson, ulteriori approfondimenti forse sono da considerare superflui. Per rendersene conto sarebbe stato sufficiente fare parte del pubblico sulle note di ‘So Good at Being in Trouble‘, dove il carismatico Ruban si scosta dal microfono per gran parte del brano lasciando cantare il pubblico.
Chi l’avrebbe mai detto che anche la psicadelia rock avrebbe potuto avere i suoi inni nel 2015? Carismatico non è forse il termine più calzante per il cantante della band, ma sicuramente quello strano personaggio di Ruban ha più di un asso nelle larghe maniche da maglietta hip-hop per riuscire a calamitare l’attenzione, anche al di là del look da ghetto est-coast con accozzaglia di vestiti scuri presi a caso, come una versione street e aggiornata di Doctor Funkenstein.
Quello che noti del cantante degli Unknown Mortal Orchestra è come sia in grado di sentire veramente la musica, ricevere, amplificare e ritrasmettere emozioni in modo genuino e autentico, avvalendosi inoltre di un’abilità chitarristica fluida e tecnicamente invidiabile in grado di valorizzare ogni brano calamitando sempre e comunque l’attenzione.
I musicisti che lo hanno accompagnato non erano da meno.
Ciascuno è riuscito a brillare come una stella in diversi momenti chiave della serata.
Riley Geare è padrone della batteria elargendo groove e ritmica con attenzione ed energia in modo molto preciso, muovendosi con sicurezza in un set di percussioni ricco di ritmiche e suoni particolari, tanto da considerare anche il palmo della mano destra alla stregua di un pad per batterci l’altro palmo quando il pubblico è riuscito a trascinare il gruppo in una jam guidata dall’hand-clapping.
Il gadget definitivo? Un fantastico porta bevande a spirale attaccato ad una delle aste del batterista barbuto. Jake Portrait esibisce un meraviglioso basso Rickenbacker che avrebbe potuto benissimo aver rubato a John Fogerty con tanto di polverosa testata vintage.
La vera sorpresa il tastierista Quincy Mcrary.
Indispensabile per la nuova hit ‘Multi-Love‘, Quincy ha illuminato la resa live di ogni brano con colore e intensità tanto da farmi rimbalzare alla mente nell’insieme dei suoni sensazioni vicine a quelle provate per gemme come Chicago, Stevie Wonder, Brian EnoWeather Report.
È incredibile come una band così giovane riesca ad esibire così tanto gusto e maestria, rispolverando melodie e arrangiamenti che fino a pochi anni fa venivano considerati datati e ora stanno tornando in auge grazie a band come questa che hanno la volontà e le capacità di non accontentarsi dei soliti tre accordi punk facili facili. Di frequente l’espressione più sentita tra il pubblico alla fine di un concerto simile è «Anni ’90».
Grazie a Unknown Mortal Orchestra per avere riportato fuori da ogni stereoptipo il termine funky fra i trend topics della serata.

Mark Zonda

Mark Zonda

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Mark Zonda debutta come editor musicale nel 2003 per Ephebia arrivando in breve tempo ad intervistare artisti del calibro di Emiliana Torrini e i Cardigans, non mancando di curare diversi live reports su è giù per l'Italico Stivale. Cercando una voce indipendente gestisce nel tempo i blog 7Sunday5, SleepWalKing (curandone anche un podcast in Inglese settimanale) gestendo un gruppo di scrittori musicali internazionale e Loft80, prima di iniziare la sua collaborazione con Oca Nera Rock. Mark fa inoltre parte di un progetto musicale indie pop chiamato Tiny Tide ed uno più cantautorale a nome Zondini Et Les Monochrome, con il quale è stato candidato al Premio Tenco nel 2013. Nel 2009 fonda l'etichetta KinGem Records. Mark lavora come copywriter e ha pubblicato il romanzo breve "Dodici Venticinque".

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