The Handsome Family live a Madonna dell’Albero (RA): oltre True Detective

Il London Times tempo fa ha presentato The Handsome Family come una band che guarda al futuro spostando le lancette all’indietro.
Forse si sarebbe potuto dire lo stesso durante il loro primo live a Ravenna, quando il patron del Bronson Chris Angiolini invitò per la prima volta la band di Chicago a suonare in Italia.
Oltre a qualche chilo in più, oggi in mezzo ci sono un boom mediatico non indifferente grazie ad una canzone prestata alla serie tv “True Detective” e il trasferimento della famigliola alt country ad Albuquerque, un tranquillo paesino del New Mexico dove lo sport più gettonato è rapinare le banche.

I The Handsome Family per l’occasione del 12 ottobre sono in una formazione a tre.
Il Bronson è veramente gremito di gente per essere un lunedì sera e la band ne è consapevole e molto riconoscente, soprattutto per l’affetto dimostrato dagli appassionati durante lo spettacolo.
Per l’occasione sono state collocate diverse sedie all’interno del locale, in modo da regalare al concerto un’atmosfera veramente intima ed anche l’illuminazione del palco sembra essere più calda.
Complice capigliatura Lynchiana, barba e stazza di Brett Sparks, alcuni momenti dello show dei The Handsome Family sono in grado di regalare suggestioni vicine all’enigmatico salotto purpureo di “Twin Peaks“.
Rennie Sparks si alterna tra il banjo e un basso acustico dalle fattezze molto simili a quelle di una chitarra, pizzicando le corde in maniera precisa e incisiva: indossa un paio di occhiali da vista très voyantes e introduce ogni brano reinterpretando il significato delle canzoni in maniera totalmente surreale, parlando di fantomatiche gare canore tra rane allo stagno o di aspiranti suicidi terribilmente contrariati perché salvati dalle foche.
Le movenze di Jason Toth, curvo e incredibilmente preciso quanto delicato alla batteria, lo rendono più simile alla pantomima di un musicista, quasi un burattino guidato da fili invisibili, con arti lunghi in continua flessione e un impugnatura delle bacchette quasi da jazzista, arrivando più in là nello spettacolo ad autentiche prodezze come suonare percussioni e glockenspiel allo stesso tempo.
Ma oltre le effimere spoglie a colpire durante il concerto dei The Handsome Family sono le voci simbiotiche che si impossessano dei corpi dei due cantanti, che ammaliano il pubblico non solo per le loro affinità ma per una variazione di timbro ed estensione vocale in grado di regalare ad ogni brano qualsiasi tipo di connotazione emotiva, vestendo ogni brano di sfumature uniche e intense rigenerando ogni nuova interpretazione con uno spirito unico ma comunque sempre riconoscibile.
D’altronde è il segreto del successo del matrimonio tra Rennie e Brett: tenersi sempre a debita distanza oltre la penombra per non arrivare mai a vedersi bene tra di loro, avvertendo soltanto le loro meravigliose voci.
I The Handsome Family hanno regalato agli spettatori del Bronson di Madonna dell’Albero una serata intima e calorosa difficile da dimenticare, elargendo al pubblico quello stesso tipo di amore disfunzionale e sbagliato di quelle feste tra amici che partono da un bicchiere di vino e finiscono all’ospedale.
La classica notte di Natale ad Albuquerque.

Photogallery a cura di Luigi De Palma relativa al concerto di Torino

Ulteriori info riguardo la serata le trovate qui.

Mark Zonda

Mark Zonda

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Mark Zonda debutta come editor musicale nel 2003 per Ephebia arrivando in breve tempo ad intervistare artisti del calibro di Emiliana Torrini e i Cardigans, non mancando di curare diversi live reports su è giù per l'Italico Stivale. Cercando una voce indipendente gestisce nel tempo i blog 7Sunday5, SleepWalKing (curandone anche un podcast in Inglese settimanale) gestendo un gruppo di scrittori musicali internazionale e Loft80, prima di iniziare la sua collaborazione con Oca Nera Rock. Mark fa inoltre parte di un progetto musicale indie pop chiamato Tiny Tide ed uno più cantautorale a nome Zondini Et Les Monochrome, con il quale è stato candidato al Premio Tenco nel 2013. Nel 2009 fonda l'etichetta KinGem Records. Mark lavora come copywriter e ha pubblicato il romanzo breve "Dodici Venticinque".

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