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Ritual #12 DAI: l’oscura moltitudine delle Azdore

Il 15 luglio a Santarcangelo in Romagna (RN) è in pieno svolgimento il Festival Santarcangelo dei Teatri, che ogni anno trasforma questa piccola cittadina romagnola in un luogo di arte, spettacolo, cultura e aggregazione.

Sono quasi le 19 quando arrivo nella piazza principale del paese: molti eventi sono già in corso e altri inizieranno di lì a poco, dislocati nelle varie location che percorrono la città.
A convincermi e farmi partecipare, in realtà, è stato un evento su tutti tra quelli proposti, il Ritual #12 DAI.
Si tratta di uno spettacolo ideato da Markus Öhrne (artista svedese) e Stefania Alos Pedretti (musicista italiana, performer, voce di OVO Allun nonché protagonista del progetto Signorina ?Alos) che vede protagoniste le Azdore.

Per i non autoctoni, la figura dell’Azdora è quella della matriarca di famiglia, il collante umano e generazionale dei nuclei famigliari: la donna che cura la casa, tramanda le ricette, si cura dei figli e dei nipoti.
Öhrne dedica la sua opera alla nonna, figura attorno alla quale ha gravitato la sua famiglia.
Una donna che in alcuni momenti è stata valvola di sfogo, in altri porto accogliente e tenero abbraccio.
Una donna che solo in punto di morte si è rammaricata di non aver mai fatto nulla per sé stessa.
Una donna che non si è mai concessa nulla di distruttivo, dal saper ignorare alcune persone al sapersene anche fregare, dall’ubriacarsi all’arrabbiarsi – atteggiamenti non propriamente adeguati a chi ricopre un ruolo di perfetta casalinga e fulcro del focolare.

Ph. © Ilaria Scarpa
Ph. © Ilaria Scarpa

Con questo progetto, che ha visto la luce nel 2015, il classico ruolo di tante altre donne (come quello della nonna di Öhrne) viene completamente stravolto in questa performance e prende nuova luce.

Da casalinghe a protagoniste di uno spettacolo dalle tinte black metal che le vede impegnate in sonorità strumentali (dalle quali è anche nato un progetto discografico).

L’appuntamento per il Ritual #12 DAI è a mezzanotte, nella piazza principale del paese, e nell’attesa c’è tempo per andare a curiosare anche gli altri spettacoli proposti e riflettere sull’ottima organizzazione del Festival.
È curato nei minimi particolari e l’accoglienza dei cittadini verso la moltitudine variegata di persone che affollano la città è davvero unica: Santarcangelo dei Teatri continua ad essere uno dei festival teatrali più importanti in Italia, con una particolare attenzione alle forme espressive d’avanguardia, e la cornice cittadina nella quale si svolge è un luogo ideale

A mezzanotte, radunati in piazza siamo tantissimi in attesa di poter assistere al Ritual #12 DAI, e ad uno ad uno arrivano diversi autobus: ci condurranno nel luogo secreto dello show.
Ad attenderci su ogni autobus una delle Azdore che da lì a poco saranno impegnate nella performance.

Saliti sul bus noto che su ogni posto è adagiata una benda nera, il nostro Virgilio è una signora con i classici abiti da casalinga – una che potrebbe tranquillamente ricordare la nostra nonna preferita (questa è la mia impressione), se non fosse per la faccia, appesantita da un trucco black metal (a mia nonna sarebbe piaciuto tantissimo).

Ph. © Ilaria Scarpa
Ph. © Ilaria Scarpa

L’Azdora con la sua voce gentile ci chiede di accomodarci, bendarci gli occhi e stare in rigoroso silenzio: il nostro viaggio in bus è l’inizio del Ritual, tra il sacro ed il profano.
Nel momento in cui le bende coprono gli occhi tutte le persone cadono in un rigoroso silenzio, quasi reverenziale; il viaggio dura una ventina di minuti circa e l’ondeggiare tra le curve dà la sensazione di un cammino che prosegue verso l’alto.

Quando finalmente giungo a destinazione e posso togliere la benda dagli occhi, vengo invitata a seguire le Azdore lungo un viale costeggiato da cipressi e candele.
Giungo con gli altri fino al portone di una meravigliosa villa, Villa Torlonia a San Mauro Pascoli.

Le Azdore bussano al portone.
Esso si apre e la visione davanti agli occhi lascia tutti a bocca aperta: al centro del cortile della villa e circondato dalle mura in pietra troneggia un’enorme totem a 3 piani.
È realizzato in tubi innocenti ed inizia ad illuminarsi con luci stroboscopiche.
Ci sistemiamo nel cortile posizionandoci in cerchio, intorno all’enorme struttura, e lo show ha inizio.
Mentre le Azdore rimaste a terra picchiano a ritmo cadenzato i tubi innocenti della struttura (che sono stati microfonati),  quelle che occupano i piani di alti si esibiscono con chitarre,  strumenti analogici e growl nel miglior spettacolo drone/noise al quale assisto da anni.

Ph. © Ilaria Scarpa
Ph. © Ilaria Scarpa

“Ci sanno fare le signore”, penso, ed una certezza è che lasciano tutti a bocca aperta.
Il suono si diffonde prepotente nell’aria e alle prime note di questo rituale pagano il cielo si riempie di nuvole e iniziano a cadere alcune gocce di pioggia: non c’è dubbio, è magia.
Sembra infatti di assistere ad un’invocazione della pioggia dinanzi alle piramidi Maya con un forte richiamo degli elementi, un inno alla dea Elonna e la danza dei druidi nelle foreste.

Ph. © Ilaria Scarpa
Ph. © Ilaria Scarpa

Difficile raccontare a parole tutte le emozioni provate durante l’esibizione di queste meravigliose donne, credo però che molti gruppi blasonati non sono in grado di realizzare uno show così perfetto ed emozionante.
Le chitarre vengono “trucidate” e producono un suono ricco, corposo e basso, che si appoggia su un tappeto drone di tutto rispetto.
Sembra impossibile che queste donne abbiano studiato chitarra da solo un anno, con Stefania Alos Pedretti come insegnante.
Le Azdore sono cariche e convinte e dall’alto delle loro postazioni invitano il pubblico alla partecipazione.

Quanto le ultime note squarciano il cielo e Ritual #12 DAI sembra concluso, le Azdore scendono dal loro altare si confondono con il pubblico (attonito e sconvolto) e consegnano a tutti i partecipanti una copia del vinile che hanno realizzato.
Danno così il via all’ after show, esibendosi in una marcia danzata intorno al totem sulle note di musica IBM – strepitose!

Ph. © Ilaria Scarpa
Ph. © Ilaria Scarpa

Anche l’after show si svolge al secondo piano del totem, dove prende posto una dj che indossa un lungo abito bianco che si libra nel vento.
Lei inizia la sua selezione musicale e la gente nel cortile inizia a ballare.

Mentre all’aperto succede tutto questo nelle cantine della villa la situazione è completamente differente: musica ambient accompagnata da un violoncello elettronico, comode sedute dove la gente può decomprimere le emozioni del Ritual e in mezzo alla stanza un toro meccanico preso d’assalto dai più impavidi.

Una delle cose che mi ha colpito di più dell’intera serata è stata la forte presenza scenica mescolata all’ inconsapevolezza di queste meravigliose donne.
Un attimo prima impegnate in uno show impavido, e un attimo dopo incredule nel ricevere i complimenti del pubblico: funziona così quando le cose riescono bene, no?

Torno a casa soddisfatta e durante il viaggio di ritorno penso a due cose.
La prima è che potrei tranquillamente vendere il mio biglietto dei Sunn o)), perché forse uno spettacolo affine e migliore di questo non si può realizzare.
La seconda è che Teresa, mia nonna, avrebbe voluto tantissimo nel corso della sua vita avere la possibilità di partecipare a una cosa del genere: ci avrebbe goduto.

 

 

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