Phoenix, XXL senza bisogno di esagerare

I francesi Phoenix in Italia per presentare dal vivo i brani dell’ultimo disco

In apertura i Sons of Raphael

Quanto può essere complicato raccontare un concerto dei Phoenix, protagonisti all’Alcatraz di Milano, senza ricorrere ai luoghi comuni nei confronti dei francesi e della musica francese, che sappiamo benissimo essere elegante e stilosa, snob e raffinata, né farsi intrappolare dal campanilismo che talvolta ci regala qualche simpatico incidente diplomatico, e senza nemmeno menzionare il fatto che siano un gruppo francese?
Sulla carta non è un’impresa, ma le insidie sono subdole, vediamo perciò di fare del nostro meglio, a parte naturalmente questo piccolo preambolo nel quale sfoghiamo tutti i tic cis/transalpini sperando di non doverci più ripassare.

Finché parliamo dell’apertura siamo sereni: i Sons of Raphael sono inglesi, londinesi per la precisione, sono due fratelli e suonano piacevolmente irregolari e sguaiati.
Il loro rock, che potrebbe essere etichettato al tempo stesso come retrò e come futuristico, graffia i suoni e si trascina fino a far fischiare le casse, portando un’atmosfera ben diversa da quella che ci aspettiamo di trovare più tardi.

Sons of Raphael

Quando i Phoenix fanno il loro ingresso, non la toccano per niente piano: prima che arrivino a presentare qualche pezzo dal nuovo album “Alpha Zulu”, di pubblicazione recentissima, sparano un discreto numero di siluri del loro passato, infiammando un pubblico che si fa partecipe dello show praticamente dal primo secondo.
Quello che si capisce nel giro di pochissimi minuti è che i Phoenix sono assolutamente in grado di gestire situazioni ben più grandi e affollate di questo Alcatraz, e che il lavoro di ricerca non-musicale che sta dietro un loro concerto, dall’ingresso in tono trionfale ai visual che ballano tra il concettuale e il barocco, verrebbe ancor più valorizzato su un ampissimo palco in un’enorme arena.

Venendo ad amenità più musicali, i Phoenix ci mettono davanti a un coordinato di suoni eseguiti con precisione quasi maniacale, ci sono queste tastiere che alzano la palla e fanno crescere il pathos, e poi la batteria che arriva a schiacciare con lo smash e far scoppiare la bolla tra il pubblico.
In tutto questo Thomas Mars è al tempo stesso frontman che guida la pattuglia ma anche uno del gruppo, uno come gli altri che sta un passo avanti agli altri, al centro della scena, perché il copione lo prevede.
L’interazione dei Phoenix col pubblico è ridotta ed essenziale, la concentrazione è tutta rivolta all’esecuzione, figlia di una progettazione sofisticata dello spettacolo in tutti i suoi aspetti.

Phoenix

Il suono dei Phoenix è contemporaneo e al passo coi tempi, ma facendo i conti un po’ a mente e un po’ aiutandomi con le dita mi accorgo che in alcuni casi i loro pezzi arrivano addirittura da vent’anni fa.
Questo mi ha illuminato, con una riflessione che ho maturato durante il concerto: i Phoenix hanno indicato la strada che altre band esplose nello stesso periodo, e penso a gruppi da me idolatrati come The Strokes, hanno poi intrapreso nelle fasi successive della loro carriera. Praticamente scopro che i Phoenix sono per me molto più importanti di quanto potessi mai pensare.
Figo, eh?

Sanno essere carismatici i Phoenix, ma non rompono mai la sottile parete di vetro che si erge limpida e trasparente al limite del palco.
Eppure il tasso di coinvolgimento del pubblico che abbiamo rilevato è mediamente molto alto, con punte che arrivano al 97,6% dei presenti.
Uno in particolare tra i presenti, il nostro Giorgio Poi, si lascia coinvolgere durante l’encore in una presunta carrambata molto poco improvvisata che lo porta sul palco per ‘Lovelife‘.
La spontaneità del momento mi ha riportato alla mente una perla che gli anziani fan della Gialappa’s Band e di “Mai dire TV” sicuramente ricorderanno, e cioè la partecipazione da guest star del Mago Gabriel alla telenovela piemontese “Sogni d’amore” della gloriosa emittente TF9.

È l’umanità che i Phoenix fanno emergere nel finale, poco prima che Thomas Mars infranga la parete e scenda in mezzo alla folla, microfono alla mano, a prendersi i meritati riconoscimenti e ringraziamenti.
Nessuno in questo frangente si è ricordato di quanto i Phoenix siano francesi, come pure scommetto che nessuno se ne sia ricordato leggendo questo racconto.
Missione compiuta.

Milano, 18/11/2022
Avatar photo

Matteo Ferrari

view all posts

Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

0 Comments

Join the Conversation →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.