Folk d’eccellenza: Woods live a Ravenna

Il concerto dei Woods all’Hana-Bi di Marina di Ravenna lo scorso 7 luglio è stato uno degli show più attesi della stagione estiva.
Considerazione, questa, fatta da un gruppo eterogeneo di buongustai della musica indipendente che seguono con affetto la band dai tempi di ‘How to Survive In/In The Woods (2006) unitamente a fan dell’ultima ora, entusiasti di ‘With Light and with Love‘ (2014), che parimenti sembrano avere gradito lo show.
È facile innamorarsi della band di Jeremy Earl, cantante minuto e stropicciato che con barbetta, occhialoni da vista vintage e cappellino potrebbe benissimo passare per una controfigura del personaggio di Scoot McNairy nella serie televisiva americana ‘Halt And Catch Fire‘.
Ancora più semplice lasciarsi travolgere dal sound compatto e armonico di un gruppo che dal vivo dimostra un affiatamento non indifferente, servendo su un piatto d’argento quanto di meglio folk-rock, indie e neo-psychedelia hanno da offrire.
Nessuna formula innovativa.
La musica dei Woods si fa forte di uno spirito antico come la linfa di alberi secolari, che attinge energia da un terreno tanto fertile quanto la tradizione del rock senza disdegnare repentine e lunghe escursioni in una psichedelia dall’aroma flower-power e sottili incanti elettrici, mai privi di intensità e colore.

La setlist dei Woods ha rispolverato gran parte del materiale degli ultimi due album con generose jam session psichedeliche dal sapore californiano, come potrebbe testimoniare il pupazzino-mascotte a foggia di prugna antropomorfica che faceva capolino dai sinth.
Le doti chitarristiche di Jeremy non emergono mai in modo sguaiato: pur rimanendo il cantante della band un ottimo musicista, il suono della sua chitarra resta funzionale a contesto e insieme del brano, lasciando che le sue prodezze sullo strumento rimangano oggetto di disquisizione dei tecnici della sei corde.
Le sue capacità di padroneggiare live un falsetto sicuro e convincente, al contrario, colpiscono eccome regalando ai brani ulteriori sfumature a compendio di una voce estremamente versatile, sufficientemente calda nei contesti più confidenziali ma inappuntabilmente rock al momento più opportuno.
Il mio idolo della serata è stato il batterista Aaron Neveu, che nonostante occhiali scuri in piena notte e rullante spavaldamente inclinato è riuscito a conquistare lo show con attitudine e maestria senza perdere un colpo.
La magia di un gruppo come quello dei Woods consta forse nell’abilità di riuscire a mantenere un basso profilo nonostante il grande spessore della loro produzione ed un’ineguagliabile coesione della band.
Fino a quando Jeremy Earl continuerà a a sfornare album in grado di portare l’intimità di una sincera esibizione dal vivo all’intero di una stanza, partecipare ai live dei Wood sarà piacevole come riappropriarsi degli attimi trascorsi con i nostri ricordi più preziosi.

Mark Zonda

Mark Zonda

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Mark Zonda debutta come editor musicale nel 2003 per Ephebia arrivando in breve tempo ad intervistare artisti del calibro di Emiliana Torrini e i Cardigans, non mancando di curare diversi live reports su è giù per l'Italico Stivale. Cercando una voce indipendente gestisce nel tempo i blog 7Sunday5, SleepWalKing (curandone anche un podcast in Inglese settimanale) gestendo un gruppo di scrittori musicali internazionale e Loft80, prima di iniziare la sua collaborazione con Oca Nera Rock. Mark fa inoltre parte di un progetto musicale indie pop chiamato Tiny Tide ed uno più cantautorale a nome Zondini Et Les Monochrome, con il quale è stato candidato al Premio Tenco nel 2013. Nel 2009 fonda l'etichetta KinGem Records. Mark lavora come copywriter e ha pubblicato il romanzo breve "Dodici Venticinque".

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