Funghi magici d’ispirazione psichedelica: Tito & Tarantula live a Brescia

Per la terza tappa di Molloy Calling, la Latteria Molloy di Brescia si trasforma il 7 settembre nel Titty Twister e ospita Tito & Tarantula. Il gruppo che ha raggiunto la popolarità partecipando alla colonna sonora di capolavori della banda di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino come ‘Desperado‘ e ‘Dal tramonto all’alba‘ ci propone il suo chicano rock in questa unica data italiana del 7 settembre.

A fare gli onori di casa, The Union Freego con un set semi-acustico che riversa nel locale già gremito un melanconico rock dalle atmosfere folk, distanti da quell’indie folk che ha il sapore di revival e che suonano invece molto attuali. Mezz’ora abbondante di apertura, di una qualità all’altezza dei livelli che una situazione del genere richiede, premiata con la partecipazione e gli applausi non di circostanza.

Il tempo di dare una sistemata ai numerosi strumenti, stappare qualche bottiglia di birra e controllare le luci (colori identitari, verde e rosso a dominare la scena aggiunti al bianco) e giunge il momento di Tito Larriva e compagni, pronti a regalare uno show a due velocità. L’album uscito nel 2015, ‘Lost Tarantism‘, è perlopiù una raccolta di brani scritti vent’anni prima, come ad un certo punto verrà spiegato, contemporanei dunque alla produzione dei celeberrimi pezzi che nel 1997 diedero vita al loro capolavoro ‘Tarantism‘. Ed è proprio sull’alternanza tra questi due dischi che si regge quasi tutta la scaletta del concerto di Tito & Tarantula, un testa-coda evidentemente omogeneo ma che evidenzia due approcci diversi e complementari.

Si inizia con ‘Smiling Karen‘ e ‘Slippin’ and slidin’‘, e le influenze che maggiormente si avvertono in questi brani degli esordi sono quelle del blues rock, gli anni di riferimento sono i Sessanta e i Settanta, le chitarre sono pulite e fragorose e i ritmi sono abbastanza elevati e l’ambientamento è immediato. La presenza carismatica e vistosa di Tito Larriva ne tradisce le doti di intrattenitore, ma l’attenzione è rivolta alla musica, con pochi scambi di parole. A seguire, dal lavoro più recente arrivano ballad più smorzate, ‘Back to Mexico‘ e ‘Jokes on me‘, nelle cui note scorre un po’ più di tradizione country, mentre il richiamo tende più al rock classico che imperversava negli Stati Uniti negli anni Ottanta. Si prosegue su questa falsariga, il cantante sale lentamente in cattedra non solo con la voce e la chitarra, ma pure con simpatici intermezzi e aneddoti, come quando introducendo ‘Navajo in a UFO‘ racconta di aver scritto questo pezzo grazie all’ausilio di funghetti “magici” che lo avevano persuaso di essere Johnny Cash, durante un girovagare nel deserto durato un paio di anni.

L’esplosione è in agguato a cavallo del bis, quando in chiusura del set principale parte l’attacco della loro hit incontrastata ‘After dark‘, e nel lungo giro iniziale, con gli animi già caldi e i vampiri in agguato -ma purtroppo non Salma Hayek, protagonista in ‘From dusk till dawn‘ di una memorabile danza su queste note e la cui presenza sarebbe stata estremamente gradita- alla richiesta di qualcuno che abbia voglia di ballare inizia a salire sul palco l’intera prima fila del pubblico e anche un pezzo della seconda forse, su invito e selezione della band stessa. Con una ventina di persone tra i piedi, la celebrazione collettiva ha dunque inizio, nel visibilio generale.
Il successivo encore ricalca prima il clima blueseggiante con ‘Strange face (of love)‘ per poi di nuovo regalare una mazzata quasi inattesa, con l’esecuzione estremamente aggressiva e cattiva di ‘Angry Cockroaches‘ che trasforma e scatena un pubblico fino a quel momento composto in un mucchio di pogatori e saltellatori, con la benedizione di Tito Larriva impartita dall’alto.
Il concerto di Tito & Tarantula si trasforma in chiusura in uno show, in una sorta di manipolazione di pubblico voluta ma non ostentata, degna di un artista navigato e dei mostri sacri che ne hanno illuminato la carriera.

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Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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