La festa del lavoro che non c’è: Neverland Festival 2015 live Brescia

Il Neverland Festival è un appuntamento atteso in Lombardia, che a partire dall’edizione 2014 ha dato sfogo alle proprie ambizioni sdoppiandosi tra la tradizionale location del Bloom di Mezzago e la Latteria Molloy di Brescia, in due date a cavallo della Festa della Liberazione e la Festa del Lavoro (non a caso il sottotitolo dell’evento è La festa del lavoro che non c’è).
L’assetto doppio è stato riproposto anche quest’anno, e il primo atto ha avuto luogo sulla sponda bresciana, il 25 aprile.

Il semi-cartellone della Latteria Molloy si presenta fitto di nomi, realtà emergenti e locali abbinate a nomi più importanti e consolidati. L’indotto bresciano viene ben rappresentato da Freaky Mermaids, Matmata, Edipo e Mekis, dando poi spazio a nomi d’importazione che vanno dai vicini Le Capre a Sonagli ai lontani Luminal, passando attraverso Bologna Violenta e Beatrice Antolini e chiudendo con gli headliner siculo-felsinei Marta sui Tubi.

Ed è proprio dalla fine che iniziano gli highlights della giornata, quando intorno a mezzanotte in veste di power trio si presentano sul palco Gulino/Pipitone/Paolini, attesissimi da un pubblico per niente provato e che anzi in parte si trova lì soprattutto per loro. Liberi da vincoli di album, possono spaziare attraverso il loro repertorio pescando i brani più attesi e conosciuti, con i consueti intermezzi a volte ciarlieri a volte profondi, cogliendo l’occasione di una giornata che si presta alla riflessione e alla presa di posizione. Un saluto cordiale a Salvini, una divagazione sui racconti di gravidanze sbocciate sulle note di ‘Vecchi difetti‘, un omaggio a Ivan Graziani con una cover di ‘Pigro‘, e poi pezzi vecchi e meno vecchi che i più possono cantare e ballare, ‘Cinestetica‘ e ‘Perché non pesi niente‘, ‘L’abbandono‘ e ‘Il giorno del mio compleanno‘. I Marta sui Tubi si confermano un gruppo che dal vivo si esprime al meglio, per i fan e per chi si trova per caso sotto il palco, che sa esaudire le aspettative del pubblico.

Si trovava a giocare in casa, e il fattore campo lo ha sfruttato molto bene, ammiccando e divertendo. Edipo ha dalla sua l’eclettismo, alternando la canzone melodica a quella parlata, il ritmo sincopato elettronico al pianoforte, accendendo e spegnendo il cervello a seconda della decisione di cantare ‘I nudisti del mar Baltico‘ oppure ‘I baristi stagionali‘, giustificandosi perché come sempre è ‘Colpa del fonico‘. Perché odiare chi sbaglia dose del Campari è molto più di uno state of mind.

Tra gli altri, degna di nota perché apparentemente ostica per il pubblico eterogeneo di un festival è sicuramente l’esibizione di Bologna Violenta. Eseguire per intero il concept album, privo della benché minima loquacità, ‘Uno bianca‘ mantenendo alta la concentrazione e l’attenzione del pubblico non è una sciocchezza, eppure l’esperimento risulta perfettamente riuscito: nessun picco di affluenza al bancone, né allo stand gastronomico tentatore, e occhi sbarrati sull’epopea dei fratelli Savi proiettata sullo schermo e accompagnata dai suoni duri e schizofrenici del musicista veneto.

Match di ritorno al Bloom di Mezzago il 2 maggio, tra i nomi in grande da tenere d’occhio citiamo Edda, Paletti e i Fast Animals and Slow Kids.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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