Cinque ore di spettacolo: Musicraiser Festival live a Sesto San Giovanni

La prima edizione del Musicraiser Festival è andata in scena al Carroponte di Sesto San Giovanni, per festeggiare i due anni di vita della prima piattaforma di fundraising interamente italiana. Un modo per celebrare i successi, vale a dire gli oltre 500 dischi prodotti e i relativi finanziamenti raccolti, alternando sul palco gruppi di rilievo supportati o amici di Musicraiser, quando non direttamente coinvolti nell’attività, e artisti emergenti che attraverso questa particolare concezione di produzione musicale hanno ricevuto un forte slancio.

Si parte subito forte, e tra cambi palco frenetici con una velocità da box di Formula 1 si alterna l’elegante cantautorato pop di Giuliano Dottori supportato dal buon piglio della band che lo accompagna, il divertente rock retrò di Massaroni Pianoforti che con la presenza carismatica e i testi elaborati richiama certe atmosfere anni 70 e una voce con venature che rimandano addirittura a Claudio Baglioni, e per rendere il tutto più trasversale il rap non contaminato e diretto di Evergreen A.K.A. E-Green, a ricordare che la musica vera ha mille facce ma le situazioni e le difficoltà da affrontare sono le stesse per tutti.

Quando si è fatto ormai buio e la grande struttura che da il nome alla location si illumina di rosso, si presenta sul palco il gruppo del padrone di casa, i Marta sui Tubi di Giovanni Gulino, anima del progetto Musicraiser, che vista forse la veste istituzionale o forse per i tempi ristretti da festival fanno più musica e un po’ meno caciara del solito (tranne un piccolo siparietto in cui invita il pubblico a dare in coro dello stronzo al proprio fonico), ma con la consueta presenza scenica importante, la solita voce multiforme e penetrante e la chitarra di Carmelo Pipitone a tenere alto il ritmo. Un concentrato dei loro pezzi più conosciuti e apprezzati, da ‘La spesa‘ a ‘L’abbandono‘ fino a chiudere con ‘Muratury‘. Uno show come sempre in grado di coinvolgere ed emozionare, grazie anche alla partecipazione corale di una nutrita parte di pubblico.

I Marlene Kuntz ci mettono pochi istanti a portare la testa e il cuore negli anni 90. Sull’onda lunga delle celebrazioni per il ventennale del loro disco d’esordio, ‘Catartica‘, portano al Musicraiser Festival un’esecuzione parziale del disco stesso, come a dirci che la musica buona è un grande investimento perché non invecchia mai. Le chitarre vengono graffiate sin dal primo istante, e Cristiano Godano non la mollerà mai per l’intero set, l’inizio è impetuoso e il noise più vivo che mai, in nome di quella Gioventù Sonica che ha caratterizzato e influenzato un decennio intero.
La scaletta iniziale è la tracklist dell’album, il manifesto ‘MK‘ e la scorretta ‘Festa mesta‘, con il loro primo padrino ed ex-membro aggiunto Gianni Maroccolo che si unisce per ‘Sonica‘, perla irregolare e rumorosa, mentre i cuori di molti iniziano a sanguinare e gli occhi ad appannarsi quando si alza ‘Nuotando nell’aria‘, una quieta violenza più lacerante del rumore dei feedback.
L’esplorazione di ‘Catartica‘ prosegue attraverso anche brani nati con le loro prime demo, come ‘Trasudamerica‘ e il finale impetuoso di ‘1° 2° 3°‘, a completamento di un bellissimo spot a favore dell’immortalità del sound di qualità. Di fronte a un lavoro di questo calibro, si fermano gli orologi e i calendari, e le diverse generazioni presenti tra il pubblico si appiattiscono.

La chiusura della manifestazione tocca ai Post CSI, rivisitazione del Consorzio Suonatori Indipendenti che sempre negli anni 90 ha insegnato all’Italia come creare, produrre e portare alla ribalta il rock alternativo. La formazione musicale è invariata, e il buco che ha lasciato Giovanni Lindo Ferretti ha lasciato spazio per l’inserimento della voce di Angela Baraldi, in occasione dell’uscita di ‘Breviario Partigiano‘, cofanetto celebrativo della Liberazione pubblicato grazie al supporto di Musicraiser.
I brani tratti da questo lavoro, dal marcato sapore di Resistenza, ‘Guardali negli occhi‘ in apertura o ‘Linea Gotica‘ di ferrettiana memoria, vengono mescolati alla vecchia produzione, a ruoli ben definiti: se Massimo Zamboni è la mente Giorgio Canali è il braccio armato, Gianni Maroccolo la bussola del gruppo e Francesco Magnelli la trave portante. Angela Baraldi ha il difficile compito di anestetizzare i nostalgici di Ferretti, mettendoci una presenza e una carica eccezionale, una voce indiscutibile e dando la propria interpretazione personale anziché rincorrere i fantasmi. Il risultato? Pietre miliari come ‘Forma e sostanza‘, ‘Unità di produzione‘ e ‘Depressione caspica‘ meno solenni e più calde e vissute, un taglio alternativo e ugualmente di valore costruito sul suono impeccabile e vivo del nucleo originario.
Il contrasto tra l’impatto violento di ‘M’importa ‘nasega‘ e la toccante ‘Annarella‘, nell’esecuzione voce-pianoforte in stile C.S.I. (più spoglia e tagliente della prima versione dei CCCP) è una prova di forza e la dimostrazione che non si sta facendo una rievocazione nostalgica, bensì si sta raccontando un pezzo di storia visto da una diversa angolazione.

I saluti di rito a fine concerto, con in fila tutti i musicisti che hanno riempito il palco del Musicraiser Festival per cinque ore, lascia al Carroponte un’immagine significativa e un messaggio altrettanto importante: senza lavoro, impegno e qualità non si va da nessuna parte, ma quando ci sono tutti e tre questi elementi si può lasciare un segno indelebile, più forte degli anni e delle tendenze del momento.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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