Corde segrete in grado di intenerire il cuore: M. Ward live a Ravenna

M. Ward ha suonato dal vivo a Marina di Ravenna concedendo ai fan un gradito e attesissimo ritorno in Italia, strabigliando i presenti in un lunedì senza tempo sotto la tettoia di una delle location più ambite e amate da tutti gli indie-rocker d’Oltreoceano.

Sette anni.
L’ultima volta che Matthew Stephen Ward aveva calcato un palco italiano era stata per l’occasione del Lucca Summer Festival in Piazza Napoleone, nel 2007, dividendo la serata con la talentuosa Norah Jones.
Ancora non era stato dato alle stampe il Volume Uno, primogenito del progetto musicale She & Him, abecedario di patinato blue-eye-pop intriso di ritmiche prettamente elettriche e americane a supporto del cantato dell’incantevole Zooey Deschanel, una delle ragazze indie più in vista dell’emisfero nerd musicale e stilosa quanto fredda protagonista nella pellicola culto «500 Days Of Summer» di Marc Webb.

Prima di allora M. Ward era un vero e proprio eroe di nicchia, protagonista di timidi ascolti clandestini nelle playlist più intime e riservate di molti cultori del genere,  autore di brani cullati come rari articoli di bigiotteria in deficit di una caratura da major per poter brillare a dovere.
Lunedì Matthew (anche se molti fan asseriscono che la M. del marchio di fabbrica in realtà sta per “Magic”) era armato di tutto quello che poteva essere necessario per prendere il più stronzo dei giorni della settimana e farlo incendiare in un’atmofera accogliente quanto cinematografica.
Una chirarra acustica e l’inimitabile voce suggestiva era tutto quello che gli occorreva, un po’ come quei talenti che dopo tanti anni di pratica riescono ad accendere un fuoco semplicemente strofinando due legnetti.
Perchè di tecnica, sotto le sapienti mani che guidavano un agilissimo ed eclettico finger-picking, ce n’era davvero tanta.
Sicurezza nell’ interpretazione e disinvoltura di fronte a tutti quegli arpeggi e scalate melodiche non possono certo essere frutto del caso, ma di un impegno e amore per la musica pressochè totali, al servizio del culto dello strumento che raramente trova una simile attitudine nel mondo del rock tra i giovani del vecchio continente.

«Mio padre voleva trasformarmi in un nuovo Johnny Cash, mia madre era fanatica della musica classica».
Queste due anime convivono in un artista che ha collaborato con artisti del calibro di Cat Power, Neko Case, Beth Orton, Bright Eyes, Jenny Lewis e My Morning Jacket, con lavori che hanno contribuito a fare emergere un singer-songwriter in grado di fare esclamare a Conor Oberst “Voglio M. Ward come presidente!” al The Late Late Show with Craig Kilborn del 2004.

M. Ward è riuscito a scaldare il cuore di tutti anche senza “faccetta buffa” Zooey, deliziando il pubblico anche con leziose vibrazioni slide guitar su tappeti onirici di loop curati con ammirevole precisione.
Ci ha regalato anche due cover decisamente azzeccate, sunto perfetto del tipo di spettacolo proposto all’Hana-Bi: Rave On di Buddy Holly e Story Of An Artist di Daniel Johnston.
Praticamente le radici del rock e la linfa che attinge alla  sensibilità indie.
«Non so se conoscete questo artista. Si chiama Daniel Johnston. Molti dicono che sia solo un pazzo, altri si limitano a considerarlo una persona con gravi disturbi. Beh. Lasciate che vi dica una cosa. Non è un pazzo. Non lo è. I pazzi sono gli altri, il resto del mondo».

Alla fine dello spettacolo M. Ward chiama inaspettatamente sul palco un amico di Faenza.
Il chitarrista lo accompagna con alcuni assoli blues elettrici per presentare alcuni brani del nuovo album, a cui sta lavorando.
Piccole magie che capitano solo all’Hana-Bi.
La musica dell’ex pupillo di Howie Gelb tocca corde segrete in grado di intenerire il cuore e smuovere l’anima attraverso il semplice ascolto di un brano o di un disco.
Immaginate l’effetteo devastante di simili onde e vibrazioni dal vivo. Uno tsunami emotivo scatenato con la semplicità con cui una zolletta di zucchero si scioglie nell’acqua.
E’ stato un privilegio farsi incantare dalle note di Paul’s Song.
Come ci sentirà a viaggiare nel mondo, trascinarsi da una città all’altra, fuggire perennemente da ricordi e  rimpianti di un cuore infranto?
Forse alla fine, sotto questa prospettiva romantica e crudele, le città finiscono ad assomigliarsi un po’ tutte, mentre un amore straziato continua a sanguinare sotto la pioggia incessante di Portland.
M. Ward abbandona il palco sulle note ricorsive catturate dalla loop-machine.
Mentre si allontana mi piace  pensare che Marina di Ravenna, solo per una serata, come tappa si sia rivelata per tutti un po’ più speciale delle altre.

Monday, sometimes it just turns out that way.

Mark Zonda

Mark Zonda

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Mark Zonda debutta come editor musicale nel 2003 per Ephebia arrivando in breve tempo ad intervistare artisti del calibro di Emiliana Torrini e i Cardigans, non mancando di curare diversi live reports su è giù per l'Italico Stivale. Cercando una voce indipendente gestisce nel tempo i blog 7Sunday5, SleepWalKing (curandone anche un podcast in Inglese settimanale) gestendo un gruppo di scrittori musicali internazionale e Loft80, prima di iniziare la sua collaborazione con Oca Nera Rock. Mark fa inoltre parte di un progetto musicale indie pop chiamato Tiny Tide ed uno più cantautorale a nome Zondini Et Les Monochrome, con il quale è stato candidato al Premio Tenco nel 2013. Nel 2009 fonda l'etichetta KinGem Records. Mark lavora come copywriter e ha pubblicato il romanzo breve "Dodici Venticinque".

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