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Frankie Animal - Press

Ballate nordiche in overdrive con il folk rock dei Frankie Animal

Quando sai che qualcosa sta per finire, quando ti avvicini alla conclusione di una bella esperienza, sai che l’atto finale deve essere quanto meno all’altezza di tutto quel che c’è stato prima.
Dopo cinque mesi di freddo, vita universitaria e concerti, non si poteva che far calare il sipario (temporaneamente) sulla mia permanenza in Estonia con un concerto.
E c’è da dire che i Frankie Animal, questa volta, si sono superati.
Li avevamo già seguiti un’altra volta, quando hanno aperto il concerto di un’altra band estone, gli Elephants From Neptune: stesso posto, stessa lineup, ma scaletta più lunga e pubblico più caldo.
Un calore che questa giovane band merita pienamente.
Ma andiamo con ordine.

La prima band a salire sul palco è un quintetto che, lo si capisce subito, di esperienza ne ha già: i Progress, anche loro estoni, regalano uno spettacolo interessante che il Von Krahl accoglie con grande coinvolgimento, cosa non scontata quando si parla di gruppi spalla o d’apertura. Dalle tastiere un po’ retro ai lunghi assoli di chitarra e sax, passando per una batteria abbastanza pesante su cui si picchia senza risparmiare energie, praticamente ce n’è per tutti i gusti. Dovevano scaldare la situazione e preparare il pubblico al main act della serata, e ci sono riusciti benissimo.

Dopo una mezz’ora di pausa arriva il momento clou: buio, nome della band in transizione continua sulle belle luci a fare da sfondo al palco e tutti ai propri posti. Comincia lo show.

Si parte da una fredda e scura mattina (“it was cold, it was a dark November morning”) di November e da una delle canzoni più acclamate della band, Obsession – title track del loro EP.
Prestazione notevole di Jonas Kaarnamets, unico chitarrista del gruppo che fa in modo che non ci si ponga domande tipo “ma non sarebbe meglio avere due chitarre?”: se è vero che in 10 si gioca anche meglio che in 11, se hai un chitarrista così, perché dovresti cercarne un altro Il basso di Soovik fa il suo dovere, Valkna alla batteria scandisce il tempo con precisione e rigore da eurocrate e Marie Vaigla è, come al solito, splendida (in tutti i sensi, ma qui sono di parte).
La scaletta procede senza intoppi dall’inizio alla fine, tra nuove canzoni e vecchie conoscenze, passando da momenti grintosi e aggressivi a fasi più calme e riflessive.

Nel primo caso il pubblico trova pane per i suoi denti, su pezzi ballabili e scatenati; nel secondo ci si prende una pausa serena su ballate dall’eco molto nordeuropea, con ritmi e stile a metà tra Mumford & Sons e Of Monsters And Men, come nel caso di Sightless e, in particolare, Blind Man.
Ne viene fuori un mix di emozioni “agitato, non mescolato” (cit.), in cui la band non si limita a svolgere i compiti a casa e il pubblico ricambia lo sforzo con gusto e coinvolgimento; sforzi che, c’è da starne praticamente certi, saranno ripagati all’Eurosonic Festival di Groningen (Olanda), uno dei più interessanti festival europei di band emergenti e vetrina importante per questi indierockers estoni, che sul quel palcoscenico avranno la possibilità di esibirsi questa settimana.

A fine serata, mentre la folla lentamente transuma verso l’uscita e altri lidi, i fans hanno tempo per assalire ogni membro della band per complimenti e autografi.
Noi, dal canto nostro, dopo aver avuto il piacere di seguire per un po’ questa band, non possiamo che augurare “buona fortuna” ai quattro ragazzi di Tallinn.


ENGLISH VERSION

When you know that something is going to end, when you approach the end of a beautiful experience, you know that the final act must be at least as good as all that there has been before it: after five months of cold weather, university life and music, I thought that the best way to bring down the curtain (temporarily) on my stay in Estonia would have been with a concert.

And it must be said that Frankie Animal, this time, definitely nailed it.
We have already followed them another time, when they opened the concert of another Estonian band, Elephants From Neptune. Same place this time, same lineup, but longer set list and hotter crowd. A heat that this young band fully deserves.

But first things first. The first band to take the stage is a quintet that, you can tell it right away, has already some experience: Progress gives a warmly welcomed and interesting show, not an obvious thing when we talk about opening acts. Keyboards a little retro, long guitar and sax solos, quite heavy and energetic drums: practically, there is something satisfying for everybody. They had to heat up the situation and prepare the public to the main act of the evening, and they did their job very well.
After a half-hour break here it comes the highlight: darkness, the band’s name in a continue transition on the beautiful lights in the background of the stage and everyone ready to start.
The show begins.

It starts with “a cold, dark November morning” and one of the most acclaimed songs of the band, Obsession – title track of their EP. Remarkable performance by Jonas Kaarnamets, the only guitarist of the band, and you don’t have to ask yourself if “wouldn’t it be better to have two guitarists?”: if it is true that you can play football with 10 players even better than with 11, if you have a guitarist like that, why should you look for another one? Soovik’s bass guitar does his duty, Valkna’s drums beat the time with precision and rigor and Marie Vaigla is, as usual, astonishing (in every way).

The set list goes smoothly from the beginning to the end, including new songs and old favorites, between gritty and aggressive moments and calmer and more reflective ones. In the first case the audience finds bread for its teeth, rock tracks good even if you want to dance; in the second one you can take a break with serene ballads full of northern European echoes, with rhythms and style probably influenced also by Mumford & Sons and Of Monsters And Men, as in the case of Sightless and, in particular, Blind Man. The result is a “shaken, not stirred” (quote. Thanks, James) mix of emotions in which the band doesn’t just make the assignments and the audience returns the effort with a great involvement; efforts that, we’re pretty sure of it, will be repaid at the Eurosonic Festival in Groningen (Netherlands), one of the most interesting festivals for emerging European bands and an important showcase for these Estonian indierockers, who will have the opportunity to perform on that stage this week.

At the end of the evening, as the crowd slowly migrates towards the exit and other shores, there is enough time for the fans to literally attack each member of the band for congratulations and autographs.
On our side, we can only say that it’s been a pleasure to follow this band for a while and wish “good luck” to the four youngsters from Tallinn.

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