Blacksoul ed echi di rock’n’roll: Cody Chesnutt live a Firenze

Il silenzio dopo l’applauso riempie di colpo la Sala Vanni di Piazza del Carmine a Firenze.
Cody Chesnutt è già sul palco, il suo non sembra l’ingresso della star di turno: tutt’altro.
Gesti rilassati e sorrisi sinceri al pubblico e ai fotografi: già dai primi istanti è molto chiaro come per Cody e il suo ‘essere artista’ significhi tanto il rapporto col pubblico, come se la distanza presente tra il palco e le persone (attentissime ad ogni suo gesto) siano quasi una barriera per lui.
L’ingresso informale e intimo e i tre respiri eseguiti assieme alla gente presente riescono nell’intento di stabilire subito una positiva connessione, e l’atmosfera è già sua.

“…il respiro che porta alla consapevolezza… di noi stessi e del respiro vitale, sacro.”
Concetto che troviamo ben chiaro nel suo video – ‘Experiment Number One‘- dove Chesnutt afferma:
«Breathe, don’t choke nobody else» [ fonte: Respiro, dunque sono – Intervista a Cody Chesnutt di Michelle Davis]

La chitarra timidamente lo accompagna nel primo pezzo , vibrato e suggestivo.
Le note vocali , così sapientemente gestite dal suo timbro black-soul rimano ondeggiando sui picchi alti della chitarra.
I piedi sulle tavole ritmano, tengono il tempo, e spesso Chesnutt sembra voler frenare il forte impulso a schioccare le dita e dar maggior enfasi al ritmo incalzante, ma poche volte ci riesce.
Il live vola quindi leggero, alternando impressioni blueseggianti e pop-funk , soul vibrante con richiami a Otis Redding e Al Green: mai banali, mai scontati.
Cody Chesnutt alterna brani inediti scritti per il nuovo album a quelli tratti dall’ultimo disco, ‘Landing on a Hundred‘ e riesce elegantemente nel suo coerente intento di arrivare al DNA della performance: voce e chitarra, o piano e voce, essenze espressive della sua musica.
Picchi d’emozione per il pubblico entusiasta quando Cody salta, letteralmente, giù dal palco e balla con dei ragazzi in prima fila, esigendo sempre il coro e la ripetizione ossessiva del ritornello.
Come ad esempio alla fine della bellissima ‘Love is more than a Wedding Day‘ suonata al piano con tocchi pop quasi British, e richiami leggermente Gospel per il pubblico divertito.
Le esecuzioni ritmate e decise alla chitarra, gli sfumati e i glissati vocali di questo artista sono così intensi ed attenti che offrono davvero piccole perle per il pubblico Fiorentino.
Chesnutt rende ancora più esplicita l’importanza attribuita alla pausa ritmica e al silenzio che ne consegue, come mezzo espressivo primario e non di contorno.
Altro momento d’emozione per la serata è stato quando l’artista sente cantare tra il pubblico un ragazzo, il quale viene immediatamente invitato a salire sul palco: non c’è esibizionismo, non c’è ostentazione.
Cody offre un ottima ‘’Til Met Thee‘ e l’emozionato “fan-collega” lo accompagna nel ritornello, prestando la sua voce e simpatia per un duetto inaspettato e sincero.
C’è ancora tempo per emozionarsi con ‘What Kind of Cool‘, quasi un revival blacksoul di ottima fattura, e con l’alternarsi di nuovi echi di rock’ roll e soul per un finale all’insegna degli abbracci e della riuscita connessione tra il Nostro e l’attenta piazza Fiorentina.

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