In viaggio con Tomas Milian e Gian Maria Volonté: Calibro 35 live a Roma

Quest’estate travestita da autunno non dà tregua ai romani.
Lo scorso 22 luglio eravamo in molti a temere l’annullamento del concerto dei Calibro 35 a Villa Ada.
Ma i milanesi, d’adozione o di nascita, si sa, ne sanno una più del diavolo.
E infatti, pronta a sfidare l’Apocalisse, come fieramente dichiarato sulla sua pagina Facebook, la band formata da Enrico Gabrielli (tastiere e fiati), Massimo Martellotta (chitarra e lapsteel), Fabio Rondanini (batteria) e Luca Cavina (basso) ha portato a termine un altro colpo senza battere ciglio: «L’abbiamo messa in cu.. anche alla pioggia!».

Vero.

E i fan hanno risposto a un simile gesto di rispetto e d’amore nei loro confronti presentandosi numerosi, numerosissimi, sulle sponde del laghetto.
I Calibro 35 sparano, Roma risponde.
Per chi non lo sapesse stiamo parlando di una delle band più raffinate che ci siano in Italia, ennesimo parto della mente diabolica del succitato Gabrielli, polistrumentista noto ai più per aver fatto parte delle formazioni di Mariposa e Afterhours (solo per citarne alcuni).
Il nome la dice lunga sul loro sound, improntato al funk rock e incentrato sulla reinterpretazione di colonne sonore del poliziottesco italiano di matrice seventies.
A Villa Ada Roma Incontra Il Mondo il gruppo presenta il suo nuovo lavoro, Traditori di tutti, un album noir ispirato all’omonimo romanzo di Scerbanenco, che per la prima volta si compone esclusivamente di brani originali.
Anticipati dallo showcase acustico di Alberto Mariotti aka King of the Opera, i Calibro 35 danno vita a un live ad alto tasso di psichedelia, complici le sonorità prog di alcuni brani e quel sottile strato di nebbia che ancora avvolge il parco a seguito dell’acquazzone pomeridiano.
Tra i nuovi ospiti sul palco a partire da questo tour, l’organo Philicorda (tanto per restare nell’atmosfera vintage), a cui dobbiamo vari rimandi doorsiani.
Tra i brani eseguiti, per gli appassionati di cronaca, Italia a mano armata, Trafelato (suonata con tanto di passamontagna in testa), Uh Ah Brr, Convergere in Giambellino, Giulia Mon Amour.
Musicisti sopraffini, vorrei dire di altissimo calibro – se mi passate il gioco di parole scontato – i Calibro 35 riescono a ipnotizzare l’ascoltatore, a trasportarlo in una dimensione altra: roba che dopo un paio di pezzi ci si sente davvero catapultati dentro a un film con Tomas Milian e Gian Maria Volonté.
Quello che più colpisce è l’organicità della band, la compattezza del suono, l’armonia fra gli strumenti, in cui nessuno prevale sull’altro, ma dove l’ensemble riesce a rilasciare un’energia pazzesca.
A farci uscire dal trip ci pensa, di tanto in tanto, l’istrionico Enrico “Satomi” Gabrielli (come lui stesso ama definirsi), scivolando dall’autoironia alle dichiarazioni d’impegno sociale, come quando, dopo l’esibizione delle special guest del Collettivo Angelo Mai (di cui lo stesso Rondanini fa parte), declama a gran voce la prima parte di L’Indispensabile, manifesto della ripartenza dell’Angelo Mai Altrove Occupato, a ricordarci che ciò che è davvero indispensabile è essere liberi ed essere felici.
Sul finale ci gustiamo una Stainless Steel (dall’ultimo album), che suona come una sedicente non-cover dei Rage Against The Machine.

Come si dice in queste occasioni, i Calibro 35 non sono mai stati esattamente “il mio gruppo”, ma «questo non è uno spettacolo, è un’esperienza».
Mai stata tanto d’accordo.

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