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La perla rara del panorama nazionale: Andrea Ra live a Roma

Conobbi Andrea Ra quando ancora avevo i capelli lunghi.

La hit smaccatamente rock-radiofonica ‘Ricominciamo Adesso’ conquistava le frequenze dell’allora ancora viva Radio Rock Italia e, lasciandomi trascinare dall’entusiasmo comprai il suo CD ad uno dei primi concerti che vidi da “ascoltatore cosciente” restando letteralmente a bocca aperta.
Se dovessi identificare qual’è stato il momento in cui la musica mi ha preso a schiaffi da piccolo, c’è Andrea Ra che violenta il suo basso.
E, credo, Tozzi in piazza a Nettuno dove andavo in vacanza da nonna – ma avevo ancora il pannolone, credo non valga.
Insomma, noi giovanotti di sinistra cresciuti a pane e Primo Maggio, conoscemmo Andrea perchè faceva la parte del matto nella canzone dei Ratti della Sabina, ‘Lo scemo del villaggio’.
E una volta conosciuto bene, abbiamo capito ed amato la persona dietro la maschera.
Che era sempre la stessa.

Dicevo: Andrea Ra è l’unico cantautore che conosco che suona davvero bene il suo strumento (è stato infatti turnista e musicista in dischi blasonatissimi) e che propone uno spettacolo musicale con lunghe improvvisazioni.
Infatti suona sì e no, in un’ora e mezza di spettacolo, cinque o sei canzoni…perché il resto è una deriva fusion di slap e tapping, e chi più ne ha più ne metta (in questo report leggerete molto la parola “improvvisazioni”, siete avvertiti).

Andrea a vederlo sembra un ramarro incuriosito, perennemente fuori posto e stranamente a suo agio ovunque.
Siamo andati a sentirlo all’Airport One, la rassegna di musica live più interessante del Roma Vintage, e dopo aver sbagliato strada tre o quattro volte, arriviamo in tempo per la prima rullata.
Andrea si esibisce in trio, con un chitarrista stratosferico che non perde un colpo e un batterista che prende a sberle la batteria come se gli dovesse dei soldi.
Ci appiccica al muro con Scacchi assassini, canzone vagamente ispirata al film di Bergman dove un mortale si gioca la sua vita a scacchi con la Signora in nero.

La voce è un miracolo tra toni squillanti e gorgheggi gutturali, i suoni del rock d’altri tempi fanno da cornice ad un cantautorato vivido e quasi spiritato.
Dopo un gustosissimo assolo funky su base metal, tocca a Vestita come Ra (il gioco di parole voluto è Ra e “come era”, se non fosse chiaro): una ballad anni settanta contornata di malinconia e impreziosita dal vivo da un lungo assolo alla maniera di Satriani.
I tamburi si fanno tribali ed il basso improvvisa con l’effettistica.
Con un gioco di incastri e deelay, una lunga introduzione a orologeria per Balli con me: la scatenata hit del suo repertorio è allungata all’infinito con una masturbazione del basso totale e totalizzante che parte da un assolo quasi country fino ad arrivare al jazz fusion.
Dopo una breve citazione-parodia dei Metallica, e poi di Battisti, inizia lo psicoviaggio di C’è la Luna piena (stasera): un brano che parla di un naufragio interiore tra la solitudine e le verità dimenticate.
Ascoltiamo rapiti e cantando a squarciagola i testi delle canzoni.
Intanto il freddo piano piano sembra svanire e le birre vengono offerte a destra e manca.

Dietro ad Andrea c’è una vera e propria tribù di persone che sono più di semplici fan.
Grazie ad un raccontino ironico di Andrea che introduce la prossima canzone, che si chiama Ballo insieme al vento, capisco il vero significato della storia dietro le liriche.
Avevo sempre pensato che fosse sì, uno sfogo di qualche tipo di disagio…mentre invece la realtà è che è ancora attualissima: parla di un cinquantenne che perde il lavoro e si butta dal balcone.
Dopo questa scatenata escursione nel rock pop, ecco di nuovo un’altra improvvisazione a base di slap crudi ed in palm-mute.
L’effetto che ne risulta è quello di star a sentire i Police sotto acido, loro e voi, con le distorsioni degli Iron Maiden.
Ma in italiano.
L’effetto di fusion pop metal e funky è impossibile da ricreare e un marchio bellissimo di fabbrica del buon Andrea Ra.
Dopo una ben orchestrata cover di Enjoy the silence, il trio si prodiga in una sentitissima ed eterea Ovunque tu infarcita da un intermezzo di infiniti assoli e feedback.

Ad un certo punto noto una cosa che le mie orecchie mi suggerivano: degli acuti.
Ma la chitarra in quel momento stava suonando la parte ritmica…chi li sta facendo quegli acuti?
Il basso?
Non è possibile.
Mentre lo scrivo, mi sembra di stare in una di quelle iperboli nei racconti di Benni in cui c’è un super-qualcosa che dicono in paese sia in grado di fare cose incredibili.
Ecco: quei suoni il basso non dovrebbe farli.
Andrea Ra riesce a suonare note ad un’altezza che il basso non prevede.
Il tutto sfruttando gli armonici, la sua naturale pazzia, gli effetti…e anche una buona dose di pappa sonora.
Ma è incredibile.
Purtroppo si è fatto tardi e grazie all’assurda circolare del sindaco Marino che impone tassativamente la fine delle attività della musica dal vivo alle 24 e della discoteca alle 2…il concerto deve terminare.
Io capisco che la gente vuole dormire e domani magari deve lavorare…ma se vuoi una città a misura di bambino, o come le altre capitali europee, devi fare in modo che gli stipendi e gli orari del lavoro siano compatibili con la scelta di intrattenimento.
Altrimenti seghi solamente le gambe a cultura e imprenditoria favorendo l’illegalità.
Però comunque Andrea non perde la sua naturale contentezza di default e regala una indiavolatissima Mr. Vanni al pubblico, e per salutarci, e dedicare alla noia che si abbatterà presto su tutta la città, Anche oggi è uguale a ieri.
Con uno sweeping incrociato tra Andrea ed il chitarrista (e l’effetto è quello di avere sul palco un arpegiator à-la-Muse) gli applausi fioccano, e mentre continuano a suonare arriva un omino che, come se fossero una band di quartiere gli intima da sotto al palco il temutissimo “segno dell’orologio”.
Dopo una involontaria ma esilarante (e quasi surreale) protesta silenziosa da parte del pubblico che rimane a fissare i musicisti imbarazzati che non sanno se scendere dal palco o no, ci si saluta e ci si beve altra birra.

Andrea Ra è esilarante sia sul palco che fuori, è imbarazzato dai complimenti ma da l’idea di sapere che ha due coglioni così.
Che altro aggiungere?
La musica di Andrea non è per tutti.
E’ un’indigestione di note, dal vivo.
Una sequela quasi immorale di generi e attitudini musicali, mischiate con schizofrenia e abilità.
Si passa dal pop al metal più nero, al fusion più sconclusionato. Non è per tutti.
Ma sicuramente è necessaria.
Per dare l’idea che la musica è altro, è anche un intrattenimento che trascende l’atteggiamento solipsistico.

Andrea Ra insegna due cose a due grandi macrocategorie di musicisti:

  • Ai nerdoni smanettoni fanatici del suono e della complicazione degli arrangiamenti, a quelli che “o prog o morte!” (da sostituire con qualsiasi tipo di genere complicato da suonare e da eseguire)…che una vena cantautorale e smaccatamente orecchiabile arriva alla gente e puoi permetterti di fare i tempi che ti pare e i virtuosismi che ti piacciono.

  • Alla nuova generazione di “l’importante e farlo, e farlo subito” che a malapena programmano i beat e suonano i giri di sol, che un massiccio impianto musicale fa si che le canzoni che canti siano non solo canzoni ma veri e propri blocchi di granito. Ed il testo ne riceverà sicuramente beneficio.

Andrea Ra è una perla rara in un panorama musicale ormai di genere e appiattito.
Io vi consiglio di andarlo a sentire dal vivo ogni qual volta ne avete possibilità.

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