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La Musica Può Fare live a Santa Maria Capua Vetere (CE): il vero significato di “indipendente”

Il termine “indipendente” ormai è più inflazionato dei centrifugati depurativi ed è proprio in atto, apparentemente, una guerra tra chi è più integralista: quelli della musica indipendente contro le gang degli infusi di erbe introvabili.

A ben guardare però gran parte di questi intrugli, come anche gran parte dell’offerta musicale legata al mondo indipendente, non rispecchiano i veri canoni che si prefissano: ciò comporta che quando ci si trova davanti ad un’eccezione il ritorno sia moltiplicato a dismisura.

È questo il caso di un festival musicale nato piccolo e cresciuto anno dopo anno grazie semplicemente alla passione di chi lo organizza, ed alla stessa passione che gli organizzatori hanno ricevuto in cambio da chi nel corso delle edizioni ha restituito.
Quest’anno alla sesta edizione, ancora una volta Oca Nera Rock era media partner della manifestazione per l’evento che si è svolto il 18 giugno 2017.
Il festival è indipendente, perché non ha scopo di lucro e a parte pochi sponsor è totalmente autofinanziato.
Lo ha ribadito anche il presidente dell’associazione Club 33 Giri Francesco Rauccio, fulcro su cui si basa tutto, sul palco «i ringraziamenti sono pochi e sentiti».

Ogni anno La Musica Può Fare sceglie un’attività rivolta al sociale da affiancare alla manifestazione musicale, a cui saranno destinati parte dei proventi del festival.
Quest’anno parte del ricavato è stato devoluto a sostegno de “La Fabbrica – Cooperativa Sociale Federico Ozaman” di Caserta, che promuove lo sviluppo dell’autonomia personale e sociale perseguendo la finalità dell’integrazione e dell’inclusione sociale.

La line-up del festival, poi, anno dopo anno si è contraddistinta per una proposta musicale mai banale, costruita anche grazie al cartellone che lo stesso Club 33 Giri propone durante i mesi invernali.

Il primo ad esibirsi, al tramonto, è stato Bruno Bavota, pianista napoletano che ha da tempo superato i confini sia campani che italiani con la sua musica.
Quasi superfluo citare la sua collaborazione alla colonna sonora di “The Young Pope” di Sorrentino e con la Apple per uno dei suoi spot. Il piano di Bavota ha letteralmente stregato tutto il pubblico che per primo era arrivato al festival, la sua esibizione è stata anche arricchita da una ballerina che ha improvvisato passi di danza sulle note dei brani più significativi della produzione dell’artista.

Al termine del primo live il concerto si è spostato sul main stage dove hanno aperto le danze Roberto Angelini e Pier Cortese che con il loro progetto Discoverland hanno suonato per più di un’ora – l’atmosfera si è subito scaldata ed il loro live ha catturato la curiosità dei presenti. Il pubblico era trasversale sia per età che per composizione, c’erano ascoltatori abituali ma anche famiglie.

Al lato del palco principale durante i concerti c’erano mostre fotografiche, artisti di strada e un mercatino che permettevano al pubblico di alternarsi sotto al palco ed in altre zone di Villa Cristina, appuntamento ormai fisso per la città di S. Maria Capua Vetere.
Il festival infatti ha anche questo pregio, di restituire alla città ogni anno la Villa che durante il resto dei masi non viene utilizzata per altri eventi.

A seguire il duo romano è stata una band che per certi versi gicava in casa.
I Blindur, freschi di nomina nella cinquina del Premio Tenco come miglior opera prima, che hanno alternato i loro brani, cantati a memoria da quasi tutti sotto al palco con delle suite rock’n’roll fatte di distorsioni e citazioni di Hendrix e dei Beatles.
Hanno anche eseguito due brani particolari, l’inedito ‘Proiezioni’ e poi insieme a Bruno Bavota anche ‘Lunapark’, unico featuring del loro album.

La chiusura è spettata ai Fitness Forever, band anch’essa campana che però ha ampio respiro internazionale (è raro infatti vederli esibire dalle nostre parti).
In attesa del loro album in uscita il prossimo autunno hanno ripercorso i loro cavalli di battaglia, tratti da “Cosmos” e “Personal Train”, che si rifanno alle sonorità degli anni ’60 e ’70 ed hanno anche suonato l’inedito ‘Andrè’, che farà parte del prossimo lavoro.

Tutte le esibizioni hanno tenuto alto il livello di attenzione e partecipazione del pubblico, fino al saluto finale. Una versione acustica ed improvvisata di ‘Foto di classe’ che ha visto suonare Massimo De Vita insieme a Roberto Angelini e Joseph Foll alla chitarra e a Carla Grimaldi al violino.

Un modo di chiudere alla vecchia maniera, con degli artisti che sono cresciuti insieme ad un festival che non vuole fermarsi qui e dal giorno dopo sta già pensando a cosa potrà fare la musica il prossimo anno.


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