Interpol, una questione d’attitudine

La band, che deve il suo nome a un nick dato al cantante Paul Banks negli anni dell’adolescenza, è uno dei fari della generazione degli anni Duemila.
Di nascita americana, gli Interpol sono notevolmente influenzati dalla new wave inglese sia nello stile musicale che nel look.
L’impronta del suono mancuniano di fine anni Settanta, sullo stile dei Joy Division di Ian Curtis, è evidente e lascia segni molto forti in tutta la produzione artistica della band.
Anche se nella seminalità degli Interpol coesistono anche elementi di power pop tipici del revival Mod, non tanto degli anni Settanta quanto dei primi anni Novanta, quelli contaminati dal Britpop.
È un mix che produce un suono che come un pugno chiuso colpisce direttamente al cuore e fa, in qualche modo, innamorare del gruppo.

Alcuni singoli, specialmente dei primi album, sono ormai dei classici generazionali.
Basti pensare ad ‘Evil‘ o ‘Slow Hands‘, immancabili in ogni concerto: non sentono il passare del tempo sulla loro pelle e dal vivo mantengono tutta l’energia della nascita.
Altri pezzi come ‘Into the night‘, ‘Narc‘, ‘If you love nothing‘, ‘Lights‘ e ‘Roland‘ sono delle perle incastonate indelebilmente nel repertorio degli Interpol.
La band ha raggiunto un profilo netto e definito nel panorama musicale mondiale non entrando il conflitto con nessun altro gruppo, proprio per la peculiarità del loro suono.
Sono diventati molto esigenti e precisi, tanto da interrompere il concerto di Roma proprio a causa di problemi riguardanti il ritorno del suono della batteria.
Nulla è lasciato al caso nel loro set ma, se proprio c’è da muovere qualche appunto, è la poca voglia di sperimentare.

Interpol

Gli Interpol ormai hanno raggiunto fama e risultati indiscutibili ma forse la ricerca di nuovi suoni permetterebbe loro anche di crescere e raggiungere un nuovo pubblico.
È la scelta più difficile per una band che ormai ha un successo consolidato, d’altronde è anche l’unico modo per proiettarsi negli anni a venire.
Pensiamo ai già citati Joy Division: se Sumner avesse portato i New Order a scimmiottare Curtis, la vita dei New Order sarebbe stata brevissima, travolta dal lutto del cantante dei Joy Division.
L’approdo e l’evoluzione verso nuovi lidi sonori hanno invece consentito alla band di Sumner di essere uno dei gruppi più importanti della storia del Pop inglese.
Così, con le dovute differenze di tempo riconosciute, dovrebbe accadere per gli Interpol: un rimescolamento sonoro delle loro certezze, che consenta di avvicinarli nuovi percorsi.
Una scelta assai poco modernista e che rimette in discussione la loro attitudine.
Oggi la sensazione di una certa stanca, o anche esaurimento dell’ispirazione, c’è e a questo si impone la necessità di porvi rimedio.

Le capacità e i numeri degli Interpol sono noti a tutti, non rimane da fare altro che trasformare una grande pop band del presente in un’imponente gruppo del domani.
A loro tocca la volontà di fare un tentativo (o più) per trovare la strada.

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Roma, 28 giugno 2023
© Andrea Fiaschetti / ONR

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