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Caparezza live a Padova: tra prigionia ed evasione

Adrenalina, molta solidarietà, tanta allegria, momenti di riflessione e numerose lacrime: queste sono le emozioni che descrivono quanto accaduto alla Kioene Arena il 2 dicembre con protagonista Caparezza e il suo nuovo tour “Prisoner 709”.

Giocosità, inquietudine, timidezza e curiosità sono le caratteristiche che vengono fuori dal viaggio introspettivo del cantante barese Michele Salvemini e per le quali non solo ragazzi, ma anche bambini, adulti, genitori e famiglie intere accorrono per godere di uno spettacolo che ha riempito l’Arena con un netto (l’ennesimo) sold-out.
Al suo seguito, oltre a trovare la longeva band formata da Alfredo Ferrero (chitarra), Gaetano Camporeale (tastiere), Diego Perrone (voce), Rino Corrieri (batteria) e Giovanni Astorino (basso) si è avvalso di due coriste, Carmen Montagna e Anna Lovecchio, e di uno straordinario corpo di ballerini coordinati da Francesco Pirone.

Il concerto è stato strutturato in modo molto teatrale: una prima parte viene espressa come “prigionia”, caratterizzata da una serie di brani contenuti nell’ultimo album i quali mostrano chiaramente i dissidi interiori del cantante dal momento della scoperta del suo problema di acufene.
Tutto questo periodo è governato da un senso di reclusione interna, personificata da un’enorme bolla dalla quale appare il cantante durante il primo brano, ‘Prosopagnosia‘; a guardia dei corvi armati di chiavi, quei corvi che annebbiano di problemi le nostre menti e che nessuno riesce ad allontanare poichè impossibile e con i quali bisogna imparare a convivere.
La teatralità è un caposaldo dei live di Caparezza: vanno citati quasi tutti brani eseguiti in questo primo momento, come la lunga processione durante ‘Confusianesimo‘, il volo sulla chiave alata di ‘Una chiave‘, il lettino d’ospedale a mo di automobile per ‘Autoipnotica‘ e la finale ‘Prosopagno Sia!‘, che porta sul palco tutti gli artisti.

In un secondo momento si abbandona questo senso di detenzione arrivando alla fase definita “evasione”: secondo il cantante l’aiuto degli amici è la chiave con cui si superano determinate situazioni che ci schiacciano continuamente.
Da questo momento non più celle e guardie, ma coriandoli e luci, riorganizzando una scaletta che riprende una serie di brani che compongono i precedenti album.
Il pubblico acclama subito alla prima sillaba di ‘Fuori dal tunnel‘, cominciando a saltare e a cantare a squarciagola sotto una pioggia di coriandoli: il clima cambia radicalmente, lasciando spazio alla giusta euforia che tutti aspettavano.
Attraverso vari concept vengono eseguiti altri pezzi, passando per brani come ‘Legalize the Premier’, ‘Non me lo posso permettere‘, ‘Jodellavitanonhocapitouncazzo‘, arrivando fino alla nota ‘Vieni a ballare in Puglia’ con la quale inneggia ad un fantomatico spaventapasseri che scaccia i citati “corvi” problematici.
Questo spaventapasseri, però, non esiste, poichè il cantante barese spiega che «ognuno di noi vive momenti di tristezza e di difficoltà, momenti di gioia e felicità e chi crede di poter vivere solo di momenti belli e felici è solo un a persona illusa, fuori dalla realtà, perché chiunque si muove fra queste due polarità».

Lo spaventapasseri è il pretesto per inneggiare al celebre dipinto di Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi”, che apre alla tanto amata ‘Mica Van Gogh‘ che chiude la scaletta.
Come bis vengono proposti tre grandi cavalli di battaglia: “Avrai ragione tu” (con a seguito una grande armata bolscevica), ‘Vengo dalla Luna‘ e ‘Abiura di me‘, concludendo con ‘Sogno di potere‘ come outro.

Salutando e ringraziando i presenti la soddisfazione imperversa tra il pubblico, sazio di un giusto connubio tra nuovi e vecchi brani. Lo studio meticoloso di fusione tra cultura e satira rende Caparezza un vero pozzo di scienza in grado di acculturare qualsiasi persona a prescindere da età o gusto.
Nonostante i suoi 44 anni, Michele Salvemini riesce ad infiammare il pubblico con uno stile unico nel suo genere, poichè effettivamente non lo si può definire essendo un insieme di troppi stili ed influenze che accontentano qualsiasi tipo di udito.

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