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Bugo

Bugo live a Torino: maledetti casalinghi…

Bugo è tornato con “Arrivano i nostri”, un ep di 6 pezzi, il minimo sindacale per avere la scusa di andare in tour. Ciò non dispiace al fan del vecchio Bugo (uno a caso: io) perché, meno massa c’è da promuovere, più spazio c’è per tornare al lo fai e al ci sei delle canzoni strane e bruciatelle. Ad aprire c’è Paletti, bene, cantautore aggraziato con un che di battistiano.

Dunque 12 novembre all’Hiroshima Mon Amour, in una Torino distratta che pensa solo ai Foo Fighters. In una botta sola ci vediamo Bugatti e Paletti, i due uniscono le forze e ottimizzano gli sforzi: Paletti inizia con qualche suo pezzo (pochi, peccato) e con la band accompagna Bugo nel suo show.

Il nostro ex cosiddetto “Beck italiano” si gioca subito alcune carte che di solito riserva nel finale, ‘Ggel’ e ‘Io mi rompo i coglioni’, insieme a qualche canzone dell’ultimo…

…ma al diavolo le canzoni. Alcune hanno lampi di genialità, altre no, altre quasi, ma lasciamo che la sua produzione vada dove vuole lui. A un certo punto è inutile dire cosa suoni e cosa no. Bugo resta un personaggio unico, con un carisma inusuale e una facilità sorprendente nel tirare fuori una reazione da chi gli sta davanti. Intrattenitore istintivo, con l’irresistibilità di chi tutto sommato cerca di contenersi ma non ce la fa. In quel momento immagini che lui in quanto sé stesso sia proprio così come è sul palco. Probabilmente è davvero uno di noi, “fottuti maledetti casalinghi” e ce lo dice perché ci conosce bene. Stavolta «il giro giusto» siamo noi.

Bugo dicci qualcosa alla Bugo. “Suonaci quella bella”. Fanne una delle vecchie. Buttati dal palco. Offri da bere. “Bugo sei migliorato” (questa è l’unica battuta colta dal pubblico che l’ha un po’ spiazzato…)

Lo sguardo di Bugo, che mistero. C’è una luce strana che brilla nei suoi occhi che sprizza tutto un intuito di chi pensa più veloce di te e riesce a trasformare il casino che hai dentro in vibrazioni positive. Un attimo dopo sembra assente o perso in chissà quali pensieri. Poi ecco di nuovo balenare nella pupilla una nuova indecifrabile ispirazione, imprevedibile forse anche per lui, chissà cosa tira fuori dal cilindro, oppure semplicemente… fa niente.

Stiamo tutti dietro ai suoi guizzi, è un concerto che si farà piacevolmente ricordare anche da chi ormai l’ha seguito in ogni dove (uno a caso: io).

Ritornando alle canzoni, brindiamo al passato con ‘Spermatozoi’, ottemperiamo al presente con ‘Cosa ne pensi Sergio’ e ‘Vado ma non so’, passando per la sempre bella ‘Love boat’, tutto arrangiato nella sua foggia synth pop ormai consolidata da quando ha scoperto ‘Il sintetizzatore’.

Sembra esserci quasi un abisso tra l’andazzo della sua attuale produzione e la sua attitudine live. Meno male live e lotta insieme a noi, campione della normalità, donchisciotte della sfiga, eroe del quotidiano, molleggiato westernato, cantautore del poco e del meno, contastorie un po’ maleducato e non maledetto.

«Maledetto mare, maledetta nave», maledetto Bugo, maledetti casalinghi!

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