Be Quiet Show live a Napoli: una realtà consolidata

C’è una canzone di Pino Daniele che parla di serate come queste, di vite come quelle sul palco del Piccolo Bellini: ‘Lazzari Felici‘ parla della vita da artista, quella vita che comincia subito dopo una performance e che continua quando non ci si esibisce.

gente ca nun trova cchiu’ pace
quanno canta se dispiace
e’ sempe pronta a se vutta’
pe’ nun perdere l’addore.

Al Piccolo Bellini di Napoli il 21 ottobre c’era un palco affollato di quei lazzari felici, l’odore è quello di un teatro che sembra la strada, di una strada che sembra la vita, quello di un palco che ha fatto la storia della città di Napoli.

Il Be Quiet è ormai una realtà consolidata dello scenario artistico napoletano, ma non solo, perché dal 2012, quando è nato da un’idea di Giovanni Block insieme a Giuseppe di Taranto (La Bestia Carenne) e Vincenzo Rossi (Diversamente Rossi) ne ha fatta di strada. Diventa un appuntamento itinerante per i palcoscenici di Napoli e provincia, in cui gli artisti più promettenti della scena napoletana possono incontrarsi per proporre le loro canzoni e per scambiarsele, in un flusso continuo di ingressi e di uscite che rende questo collettivo un concetto in continuo divenire, in viaggio, mi verrebbe da dire.

Questo viaggio arriva fino al Piccolo Bellini dove trova fissa dimora, comincia a diventare un’idea più organica e sfocia in altre iniziative a supporto di quest’idea, come un programma radio (“Be Quiet Show“) ed un festival  intitolato ad Ugo Calise, che ne sono l’ideale prosecuzione in altre forme assolutamente coerenti e funzionali all’idea iniziale.

Quest’anno il Be Quiet fa un ulteriore passo avanti: da semplice unione delle esibizioni di artisti diversi diventa uno spettacolo strutturato, con un suo canovaccio ben preciso a far da contenitore pronto ad essere riempito dai contenuti degli ospiti che di volta in volta si alterneranno sulla ribalta dello show.

L’idea è molto semplice, mettere in scena un Reality Show che prenda in giro i vari Talent musicali che ormai affollano tutte le emittenti televisive. Ma il difficile è essere semplici, direbbe qualcuno. All’interno del “Be quiet show, l’unico talent da cui esci meno famoso di quando sei entrato” abbiamo una giuria surreale attorniata da tecnici di studio sindacalizzati e con velleità da poeti, incursioni di parcheggiatori abusivi che provano a sfondare nello spettacolo con intermezzi che durante lo show diventano veri e propri tormentoni. Abbiamo una band che accompagna il tutto con la precisione di un orologio svizzero, e abbiamo come in ogni programma che si rispetti due presentatori assolutamente glamour.

Lo Show si apre con i Riva, che nelle vesti di due artisti prodotti da un giudice del talent interpretato da Giovanni Block, con la loro ‘Il palinsesto della Rai’ fanno da colonna sonora dello spettacolo.

Come in ogni programma televisivo che si rispetti ci sono anche i jingle pubblicitari, interpretati da i Vandalia, gruppo polifonico guidato da Lucio Lo Gatto, che con fantomatiche sigle di prodotti da sponsorizzare assolvono alla funzione “Carosello” della messa in scena.

Tra uno sketch e l’altro si alternano sul palco le esibizioni dei quattro ospiti della prima serata. Due giocavano in casa. Il primo ad esibirsi è Giglio, fresco di candidatura al premio Tenco con il suo ultimo album in dialetto “Mamma Quartieri”. Subito si capisce che la caratteristica di questo spettacolo è riuscire a mescolare l’ironia e le emozioni. Per l’ironia vale il vecchio comandamento di non prendersi mai troppo sul serio, alle emozioni ci pensano le canzoni dei protagonisti.

Giglio con i suoi tre brani riesce a tenere il palco anche con la semplice accoppiata voce e chitarra. La band formata da Luigi Esposito, Marco Castaldo e Antonio D’angelo lo supporta senza mai risultare invasiva, le luci si abbassano e si entra in una dimensione completamente diversa. Una dimensione in cui ci si rende conto di quanta musica di qualità possa produrre una città come Napoli.

Dopo un’ideale “momento giudizio” da parte del tavolo dei  giurati è  la volta di Adèl Tirant. La sua presenza su questo palco non è casuale, la collaborazione con il Be Quiet provien infatti proprio da quell’Ugo Calise Festival vinto nell’ultima edizione proprio dall’artista di Nizza di Sicilia. La sua voce ed il suo stile vagamente retrò incantano il pubblico. La cover di ‘Io sono il vento’ di Arturo Testa è un vero e proprio pezzo di bravura.

Poi è la volta di un altro artista di casa, Pier Macchiè, busker che porta sul palco un’idea all’apparenza fiabesca di spettacolo. Usa strumenti insoliti e indossa un cappello e scarpe da elfo. La sua musica è ironica e colpisce dalle prime note. Un campione del non prendersi sul serio che riesce a coinvolgere in pieno il pubblico guadagnandosi gli applausi più convinti ed entusiasti fino a quel momento, da parte di chi stava assistendo allo show. E’ forse la vera sorpresa positiva della serata.

La chiusura spetta al Sior Mirkaccio, al secolo Mirko Dettori, che ha da poco pubblicato il suo ultimo album “I tempi belli non tornano più”. Mirkaccio è un artista a tutto tondo, un vero performer a metà tra il varietà e il cantautorato. Sale sul palco armato della sua fisarmonica e spiazza tutti con una canzone/scioglilingua che batte proprio dove il dente duole, ovvero sulla sua “erre moscia”. Puro divertimento ma anche tanta qualità. Un artista scovato dal sapiente scouting di Giovanni Block, vero e proprio regista dietro a questo spettacolo che come ultimo atto propone un bel duetto tra gli ospiti che giocavano fuori casa, Adèl Tirant e Mirko Dettori, voce e fisarmonica per un climax finale che fa definitivamente scoppiare applausi da parte della sala.

Lo spettacolo ha qualche piccolo tempo morto che di sicuro verrà oliato con le successive repliche ma il percorso è quello giusto. Con il tempo alcune imprecisioni si incastreranno negli automatismi di scena e lo spettacolo andrà quasi a memoria.

Serate come questa rappresentano le manifestazione di quel famoso network che spesso è visto come il punto debole di una città come Napoli, capace di sfornare tanti talenti che però non sempre raccolgono quanto meriterebbero, proprio perché fare rete non è così scontato.

Voi li avete mai visti tanti artisti tutti insieme per celebrare qualcosa di diverso dal proprio ego?

Io si, ed erano lazzari felici, perché nonostante tutte le difficoltà del mestiere di artista, non potrebbero fare nient’altro che quello che hanno fatto così bene al Be Quiet.

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