Calcutta vs. Contessa

Calcutta ha superato I Cani.

Questa è un’affermazione che ho cercato su Google in più varianti ma non ho trovato da nessuna parte. Non sarò certo il primo che la dice, ma probabilmente il primo che la scrive. Però devo trovare degli argomenti per dimostrare che una frase così meschina non è fiction. Dunque nella noia di agosto mi immagino la storia, semplificando e generalizzando con la stessa attendibilità delle riviste estive di gossip.

Un giorno un cantante famoso, Niccolò Contessa aka I Cani, incontra uno che si fa chiamare “Calcutta” e gli dice: ti produco il disco!

Calcutta e Contessa, che bella contrapposizione di nomi: il primo è miseria, ultima casta e vita di strada, l’altro è ricchezza, sangue blu e pariolini di 18 anni. Calcutta: nome d’arte strambo quanto vuoi però abbastanza caratterista da rimanere impresso. I Cani: nome carino perché invece che una band indica un singolo, ma si perde tra i mille cantautori che hanno “cani” dentro al nome. L’uno è la provincia, da Latina a Frosinone, l’altro è la città eterna, la grande bellezza.

Insomma Contessa produce Calcutta, l’amore impossibile tra il nobile e il peone genera scintille, i due partoriscono l’album e decidono di chiamarlo “Mainstream”. Rapidamente la profezia si autoadempie e diventa mainstream davvero.

Un giorno Contessa de “I Cani” telefona al suo grande amico “Calcutta” e gli dice: apri i miei concerti!

Questi concerti insieme hanno fatto rumore e secondo me il motivo per cui tanti ne parlano e tanti ne leggono è insito nella parte più maligna del nostro infido cervelletto.

Se interpreto bene quello che leggo su alcuni report (qui, qui e qui), la gente è accorsa numerosa perché ok, ama I Cani, ma ha una curiosità maledetta di vedere Calcutta. Braccia al cielo, testi a memoria, singalong quando c’è Calcutta. Con I Cani un po’ di amarcord di qualche estate fa. Chi si ricorderanno di più di questa serata? Cosa me lo chiedo a fare.

Immagino, intanto, i camerini del backstage: quello di Contessa curatissimo nei desiderata del Rider, quello di Calcutta disordinato di tipe tutta la notte, tutta la notte. I discografici salutano Contessa con cortesia, ma Calcutta con sorprendente calore. Contessa collabora con l’onesto Max Pezzali, ma Calcutta con Fedez e J-Ax!

Insomma l’emergente fa più sensazione dell’affermato. No, non finirà come Vasco/Grignani, in cui l’allievo sarà sempre inferiore al maestro. Siamo nel momento del sorpasso, quando la freccia fa tic-tic.

I Cani forse ha ancora il font un po’ più grande sulle locandine dei festival, ma ora è Calcutta l’hype. Anzi è il “Mainstream” come la profezia che si è autoadempiuta grazie allo stesso Contessa, il quale ha allevato il trovatello che gli usurperà il trono.

Un giorno quello de “I Cani” chiama Calcutta e dice… dice…

La freccia fa tic-tic, il telefono fa tu-tu.

Che storia perfida, che pensieri ignobili. Lo so, sono meschino e penso male. Certo se si trattasse di musica che mi piace non immaginerei tutto ciò. La distanza di gusti aiuta a vedere le cose in maniera più oggettiva? Non so. Forse è più questo grosso grasso mondo indie che invoglia a far macelleria di qualunque accadimento esuli dal copione.

Quest’estate sarà difficile perdermeli: sono ovunque. Praticamente tutti i festival estivi italiani hanno in cartellone Calcutta e I Cani. Ora quasi mai l’uno ad aprire l’altro, spesso prudentemente distanti. Peccato, mi levano tutto il gusto.

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  1. […] A metà del cammino tra Spazio 211 e l’Ex Fabbrica INCET si trova il Museo Ettore Fico, in cui ha luogo un’esibizione interlocutoria di Calcutta, che si presenta accompagnato eccezionalmente da un coro gospel. Una discreta ressa ci impedisce di accaparrarci i pochi posti disponibili, tutti gratuiti, segno del grande riscontro di pubblico che riesce a ottenere l’artista romano. Sarà per un’altra volta, forse. […]

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