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Dare nuova vita ad oggetti di uso comune: BAMBOO live a Marina di San Salvo (CH)

Il sabato sera è diventato uno stupido clichè.
Ti ritrovi a discutere con i tuoi amici, nel primissimo pomeriggio, su cosa fare dopo cena, cercando di inventarti qualcosa di “alternativo”, quando quel qualcosa non c’è (o non lo vedi, perchè ti sei svegliato poche ore prima).
Potrebbe piovere, potrebbe esserci bel tempo ma tanta noia, potrebbe esserci un tempo incerto e tanta frustrazione.

Torni a casa con una voglia di uscire la sera praticamente azzerata, conscio del fatto che molto probabilmente resterai a casa a crogiolarti nella tua cameretta.
Poi però succede che accendi il computer, accedi a Facebook e vedi che al Beat Cafè suonano i Bamboo, proprio tra poche ore.
Ah.
Bene.

Strada Statale 16.
Piove, ovviamente.
Sono da poco passate le 22 e all’altezza di Marina di San Salvo una macchina sfreccia verso il Beat.
Su quella macchina ci sono io.
Mi era tornata la voglia di uscire, sai com’è…

Credo che difficilmente mi sarei perdonato se fossi mancato ad una serata simile.
Arrivo e salta subito ai miei occhi il palco, allestito a dovere: i secchi, il cartello stradale, la chitarrina giocattolo; sì, c’è aria di Bamboo.
Li aspettavo da tempo dalle mie parti e finalmente il momento è arrivato.
Intanto il tempo non accenna a migliorare mentre l’afflusso di gente continua ad aumentare; trangugio i miei due amari ed il pubblico diventa sempre più nutrito.
Sono tutti rapiti dall’insolita “strumentazione”, in pochi sanno cosa li aspetta.

Qualche minuto dopo la mezzanotte, finalmente, si comincia.
Claudio, Davide, Luca, Massimo e Valentina prendono posto e partono con Bamba, stesso brano al quale è affidata l’apertura del loro primo lavoro What’s In The Cube?.
Basta e avanza per rapirci immediatamente in massa, sopraffatti da una potenza che non riuscivamo davvero ad immaginare.
Come se non bastasse, subito dopo arriva To Be, ovvero un saggio su come suonare un labirinto di tubi in PVC.
Nei suoi abiti live diventa, se possibile, ancor più devastante.
Tutto il Beat, ormai saturo di persone, applaude senza remore. Sul palco c’è gran fermento nei momenti che intercorrono fra un pezzo e l’altro.
Ognuno dei componenti si muove in maniera fluida e collaudata; sposta qui, prende lì, mette qua, incastrandosi alla perfezione con i compiti che stanno svolgendo gli altri, creando una coreografia bellissima, sintomo di un affiatamento a dir poco impressionante.
Si ride, si scherza, in totale armonia.
Poi arrivano due tracce inedite: Remote e Minèrvini (grazie a Luca per avermi catechizzato a dovere sui titoli e sugli accenti). Menzione speciale per la prima, in cui i protagonisti sono (ancora) i tubi di plastica, percossi a dovere da Claudio, ed un piccolo computer giocattolo che scandisce in maniera sincopata la parte finale.
Poi la grande sorpresa: Acqua.
Un pezzo bellissimo che aspettavo davvero tanto, pur consapevole delle tante difficoltà che risiedono principalmente nei volumi; Luca tenta il miracolo, chiedendo il massimo silenzio da parte della platea.
Missione impossibile.
Risultato: tanto brusio e poca definizione.
Peccato.

Si torna in quota con Mano d’opera, una delle più apprezzate della serata.
Ma c’è ancora tempo per spellarsi le mani.
Stella Azzurra e Reggae ci guidano verso la fine della serata, con ritmi serrati, tanta ispirazione e un grande spettacolo di solfeggio ritmico in cui viene coinvolto tutto il pubblico, invitato a battere le mani seguendo gli spartiti di Claudio, Luca e Valentina, mentre Massimo e Davide continuano a suonare tenendo il tempo.
Poi Supertechno, per una super chiusura; a quanto pare con una chitarrina giocattolo ed un righello si possono fare dei brani strepitosi.

“Siete momentaneamente sequestrati!” qualcuno grida dal pubblico.
Un modo come un altro per chiedere il bis, al quale non si può davvero sfuggire.
Sotto una pioggia di urla e di applausi scroscianti i Bamboo ci deliziano nuovamente con To Be e Remote, confezionando una serata memorabile.
Loro sono memorabili: riescono a dare ad oggetti semplicissimi, della vita di tutti i giorni, dei quali noi neanche ci accorgiamo, la potenza ed il valore che reclamano disperatamente quando li ignoriamo, quando li sottovalutiamo, quando li buttiamo.
Danno salvezza a ciò che dietro un abito di pura e mera materialità custodisce una linfa vitale incredibile e pressochè infinita, vista da pochi ed invidiata da tutti.

Don’t throw it.
Play it.

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