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Popa Chubby – Prime Cuts: The Very Best Of The Beast From The East


La diversità è da sempre un grande limite ed al contempo un’incredibile risorsa.
La discriminante tra volo ed precipizio, tra l’andare avanti e restare bloccati la fa la forza di volontà e la determinazione in fare ciò che si ama.
Nel caso di Ted Horowitz a.k.a. Popa Chubby la diversità è stata un modo di emergere con le proprie peculiarità.
Un bluesman bianco non è certo quello che si può definire uno stereotipo, ma dopo i primi problemi per farsi strada all’interno dell’industria musicale il nostro Popa Chubby ha creato attorno a se un’aura quasi impenetrabile, quella che nell’ambiente musicale si riassume sotto il nome di “rispetto” arrivando addirittura ad essere considerato uno dei grandi innovatori del blues rock, facendo della sua diversità una risorsa come si diceva all’inizio.

“The beast is back”, ovvero “la bestia è tornata”.
È tornata con un album che mette insieme i “tagli pregiati”, come se si volesse imbandire una tavola musicale solo con pezzi, per l’appunto, di prima scelta.
“Prime Cuts: The Very Best Of The Beast From The East”, che già dalla copertina rimanda ad un vademecum per macellai dove ogni parte del corpo di un bovino corrisponde un brano, come fossero appunto ribs, bistecche o controfiletti, è una sorta di mappa dell’universo musicale dell’autore che spazia dal blues classico alle contaminazioni rock e R’n’B.
Ventisei brani che anche l’autore ha fatto fatica a mettere insieme potendo scegliere all’interno di quasi tre decenni di carriera:
«Ho scelto questi brani analizzando un catalogo grande 28 anni. Questi sono veramente i “tagli pregiati.” Il meglio che lo chef ha da offrire. Perfettamente stagionati e serviti con amore».
La grandezza di questo artista, in tutti i sensi, si rintraccia però anche nell’affiancare al classico best of un album di undici inediti, nove in studio e due live, mai finiti sugli album precedenti e che vanno a formare un doppio album da antologia.
Un’operazione in grado di dare uno spessore maggiore, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, all’opera monumentale di un artista che ha fatto del suo essere un bianco in un mondo di neri la sua forza e la sua originalità, riversando tutto il talento sulle sei corde.
All’interno della tracklist trovano spazio vari brani estratti da “Booty and the Beast”, forse il suo album migliore risalente al 1995, ma si pesca a piene mani anche da altri dischi live – con ‘San Catri‘ paga l’ennesimo debito a Jimi Hendrix.

Il risultato è una piccola mappa del blues rock americano, in cui anche chi si approccia a questo artista per la prima volta potrà trovare brani accattivanti e ricchi di groove affiancati a struggenti ballate e a suite strumentali.
La versatilità di una raccolta del genere sarebbe impossibile senza un archivio così ricco di spunti e sperimentazioni come quello di Ted Horowitz, che con quest’operazione ci invita a casa sua.
Noi, appena entrati, vediamo la cappa provenire dal barbeque e riusciamo ad intravederlo tra una spatola ed una pinza intento ad armeggiare alla brace con i suoi pezzi pregiati. «Accomodatevi», sembra dirci con questo disco, «l’appetito vi verrà mangiando».

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