One Dimensional Man live a Ranica (BG): bentornati, picchiatori!

Potremmo parlare banalmente di un ritorno degli One Dimensional Man, perché quella del 24 marzo al Druso di Ranica (BG) è la prima data di un tour che li riporta sulle scene a distanza di anni dalle ultime apparizioni.
Ma le premesse sono ben altre, perché ci sono tutti gli elementi per pensare a una ripartenza, a un nuovo inizio: la formazione è quella del periodo d’oro, con il ritorno a fianco di Pierpaolo Capovilla di Francesco Valente alla batteria e Carlo Veneziano alla chitarra, e già si preannuncia che i concerti saranno il banco di prova di nuovi pezzi, in attesa di collocazione su un nuovo disco.

Aprono i Bug, band bergamasca di lungo corso che si ritrova sul palco del Druso a celebrare il vent’anni del loro disco “Vibe”. Arrivano dagli anni 90, e il suono è talmente anni 90 che troverebbe collocazione ideale se fosse sparato dall’impianto stereo di una Fiat Uno Turbo. Un suono forte e immediato, una struttura piuttosto semplice ad eccezione della batteria, aggressiva e ruvida come pure la voce. Una formazione a cinque, quella dei Bug, che ci ributta nel grunge, nel rock con pochi fronzoli e con le idee chiare. Un sound anacronistico, potrà dire qualcuno; roba che funziona sempre alla grande, aggiungerei io.

Si aggira come un ispettore dell’ASL in mezzo alla folla, ma appare decisamente più agitato: Pierpaolo Capovilla si prepara al ritorno sul palco (in veste di voce e bassista degli One Dimensional Man, perché con Il Teatro degli Orrori non è rimasto praticamente mai fermo) cercando di stemperare la tensione alla sua maniera, provvede da solo alla rifinitura del soundcheck e si presenta al via con una sigaretta e l’andatura ondeggiante. I volumi sono alti da subito, la voce è sovrastata dalla scarica di watt ma non si può dire che Capovilla non aggredisca il microfono.

Si inizia con una raffica di pezzi brevi, dalla resa ottima quando gli One Dimensional Man cercano di metterti in croce il condotto uditivo, mentre se mollano l’acceleratore l’appeal cala visibilmente. È un antishow, nessuno parla, alcuni brani vengono suonati nell’assoluta penombra, le casse tirano fischi bastardi e per niente involontari. Si avverte una specie di rifiuto di ogni forma di melodia, un endorsement al caos e all’inquietudine.

L’efficacia degli One Dimensional Man ruota tutta intorno al mantenimento di un tiro alto. Si perde il filo quando le variazioni si fanno invadenti, si fanno preferire quando insistono su un suono scarno di fondo, ma reiterato e amplificato in modo esponenziale. La struttura musicale viene praticamente demolita, per poi ritornare a seguire un filo logico e quasi orecchiabile sulle note di ‘Tell me Marie‘. Dura poco, perché ci si ritrova nuovamente nella centrifuga di ‘Girl‘.

You kill me‘ inizia con un pop oscuro che strada facendo muta in una rumorosa aggressione, che li conduce fuori dal palco. L’encore si fa parecchio attendere, ma gli One Dimensional Man ripartono menando in maniera brutale, a dispetto dello stato discretamente confusionale che Pierpaolo Capovilla lascia trasparire. Per il finale, si punta nuovamente sulla frenesia semplificata e su ‘Whatever you want‘.

I ritorni in scena meritano sempre un giudizio, la sintesi di questi vecchi ma nuovi One Dimensional Man è semplice: prima metà di concerto sparata e travolgente, finale efficace e semplice con i pezzoni, in mezzo una breve parentesi a ritmi più blandi e illeggibili. Un giudizio più che positivo, nel complesso: bentornati, picchiatori!

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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