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Aurora, il talento del Nord che si fa musica

Roma, 17/07/2019

Incantato come di fronte a un lago ghiacciato: Aurora, giovanissima cantautrice norvegese dal fisico più che minuto e dalla voce potente e cristallina, è semplicemente bravissima.
In lei prevalgono un’enorme capacità di tenere il palco (neanche avesse un passato da attrice teatrale) e di guidare la sua band e interagire col pubblico.
Raramente capita ormai di rimanere colpiti da tanto talento artistico, eppure il suo seguito sembra già nutrito e capace di attraversare più generazioni.
A 23 anni Aurora sembra già punto di riferimento dei giovanissimi, ma anche una nuova icona del mondo gay – ecco, io credo (e spero) che il suo talento sfugga ad ogni logica di etichetta, artistica o sociologica che sia.

Una forma canzone già elaborata, la sua, che supera la naturale dicotomia tra suoni tradizionali e la nuova elettronica.
C’è molto della storia del Pop degli ultimi trent’anni nei suoi dischi, dal vivo il suo vibrante elettropop assume i contorni di un’energia totalizzante per chi vi assiste.
Impossibile non farsi trascinare da ‘Churchyard‘, ‘Murder Song‘ o ‘Apple Tee‘.
Pezzi come ‘The River‘ o ‘Running With The Wolf‘ suonano già come dei piccoli classici, col suo corpo che volteggia come una ginnasta disarmonica sul palco della Cavea.
L’acustica dell’Auditorium Parco della Musica pare esaltare l’aspetto più puro della sua voce che ha qualcosa di alieno e lontano ma capace di insinuarsi sinuosamente tra le pieghe dei nostri stati d’animo.
Anche Aurora è molto colpita dal seguito e dal coinvolgimento che le riserva il pubblico italiano e così torna sul palco per un bis davvero sentito: la bellissima ballata ‘It Happened Quiet‘ e ‘Daydream – Concerto Veloce‘ (con l’opening act di Cecilia), coinvolgente e meravigliosamente pulito come capita davvero di rado.

Ci troviamo davanti ad un talento di cui forse anche la stessa Aurora è poco cosciente: ha bisogno di crescere e confrontarsi con i colleghi, magari anche cimentandosi in qualche duetto o cover.
Ma come ha già dimostrato nella bellissima riproposizione di ‘Half the World Away‘ degli Oasis (per i più curiosi, basta cliccare qui), i numeri ci sono tutti.
Ora sta solo a lei non imprigionare la sua arte in clichè che la limiterebbero in nome di un porto sicuro: è bello andare, viaggiare da un punto di vista artistico con la sua voce a farle (e a farci) da stella cometa.

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