Ben Harper live a Gardone Riviera (BS): una chitarra, cento illusioni

Appuntamento esclusivo con Ben Harper all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS): 10 agosto (con bis l’11) per un concerto del musicista americano, che per l’occasione si priva della band che ormai è parte integrante del suo percorso artistico, The Innocent Criminals, e si esibisce in formazione solista sul meraviglioso palco vista lago racchiuso nella storica cornice del Vittoriale degli Italiani di dannunziana memoria.
Si chiude così Tener-a-mente 2017, la rassegna che ogni estate porta in terra bresciana musica di qualità e in quantità non indifferente, spettacoli che lasciano sempre a bocca aperta.

Dopo gli acquazzoni del pomeriggio, il meteo sembra essere clemente quando il sole è ormai sceso e Ben Harper si assesta al centro della scena: con il cappellino da agricoltore (marca di mangimi sapientemente occultata), seduto su una poltroncina da anziano in veranda, sembra di essere nel profondo Sud degli Stati Uniti, ad ascoltare un quieto e statico cantastorie. La plettrata morbida di ‘Waiting for you‘ inaugura il concerto, a sostenere una voce priva di grinze tanto da apparire irreale. Il pubblico è in rigoroso e religioso silenzio, anche con i primi bagliori di ‘Don’t give up on me now‘, sussurrata eppure acuta. La ricetta è semplice: un uomo, la sua chitarra, un anfiteatro pieno di serena malinconia.

Col primo cambio di strumento, arriviamo al vero marchio di fabbrica live di Ben Harper: la slide guitar che gli permette di assumere una postura ancora più da anziano. A star bene a guardare, la gestualità è quella di una macchina da scrivere, le dita che picchiettano e scivolano componendo un lento racconto, un virtuosismo molto leggero e condito di variazioni. Dopo aver fatto un po’ salotto, stuzzicando il pubblico e giocando con le richieste, Ben Harper ricomincia a pizzicare la slide guitar con ‘When it’s good‘, con un piglio blueseggiante che meglio si adatta ai brani cantati.

Impeccabile, pure troppo, ‘Diamonds on the inside‘ saluta l’arrivo della pioggia che la abbellisce un po’, come se ci trovassimo nel finale di puntata di una serie tv per giovanissimi. La tappa al pianoforte di ‘Born to love you‘ è melodica, romantica e un po’ stucchevole, ma è il preludio alla carrambata della serata: come promesso poc’anzi, si rivolge alla ragazza del pubblico -scopriremo poi chiamarsi Laura- che aveva richiesto a gran voce ‘Amen omen‘, offrendole la scena. Il duetto viene accettato, e la solitudine di Ben Harper viene così violata da una fan che al microfono fa la sua ottima figura.

Nel complesso, vediamo un ritorno alle origini e all’essenza musicale di Ben Harper, anche e soprattutto nei pezzi più recenti che vengono spogliati della grossa produzione e della vena accattivante e radiofonica, riproposti in chiave blues delicata e graffiante, alternati a pezzi più puliti e romanticamente pop. Il musicista non si lascia trascinare, suona in modo composto e accompagna il cantante, che è assolutamente inappuntabile.

Il primo rientro sul palco è un percorso strumentale, tra chitarra elettrica e acustica e nuovamente la slide per finire al pianoforte, questa volta senza sdolcinatezze e cuoricini, ‘Trying not to fall in love with you‘ è piuttosto aggressiva e nervosa. Anche il secondo bis è piuttosto eclettico, si va dal test di un’altra slide guitar argentata, nuova di zecca, agli sprazzi elettrici anche ad alto volume di ‘The woman in you‘, nel passaggio più rock di tutta la serata, per chiudere nuovamente in acustico con la cover di ‘Sexual healing‘ di Marvin Gaye, molto arpeggiata, con una voce che dopo due ore di concerto è ancora priva di ogni graffio o asperità, a dirci che Ben Harper riesce a far convivere il bluesman, il rocker e anche il cantante soul, mutando a piacimento il mood e tutto questo impugnando uno strumento alla volta, in assoluta solitudine.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell’allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all’industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d’Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

1 Comments

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  1. Bello!
    Grande Maffeo Terrari

    Paolo Plinio / Rispondi

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