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Sorry – 925

“925” dei Sorry è il disco che stavamo aspettando: abbastanza alternative, abbastanza provocatorio, abbastanza disincantato.
Abbastanza, quel che basta per ascoltarlo in loop apprezzando la commistione d’intenti.


Una storia che inizia la lontano, quella dei Sorry, con un’amicizia che nasce quando Asha Lorenz e Louis O’Bryen sono ancora bambini.
Da sempre fulcro attorno al quale ruotano gli altri componenti della band (Lincoln Barrett alla batteria e Campbell Baum al basso), anche questo nuovo lavoro uscito per la Domino è  il riflesso di pensieri, emozioni e strade percorse insieme.
“925” arriva quasi come un’opera prima sebbene in realtà debba fare i conti (e i confronti) con altri due lavori precedenti.
Prima della firma con l’etichetta indipendente inglese, i due avevano già rilasciato sui social “Home Demo/ns vol. I e II”.
Entrambi questi lavori, due raccolte di singoli riarrangiati e registrati in modo professionale solo in un secondo momento, sono disponibili sulle piattaforme digitali.
E ci aiutano a capire gli intenti di un gruppo che si definisce grunge – ma, in realtà, è meno ribelle di quanto vorrebbe far credere.

All’ascolto di “925” i Sorry si presentano diversi rispetto alle precedenti produzioni.
Più maturi? Più concreti?
La direzione è sicuramente nuova rispetto alle prime composizioni, c’è molta ricerca e si incontrano diverse contaminazioni.
Alternative rock e pop, un sax che fa capolino a riscaldare l’atmosfera, una voce suadente (‘Rock’n’Roll Star‘) che si trasforma, di colpo, in qualcosa di più leggero ed etereo (‘Heather‘).
Sono tanti gli elementi che si incontrano nei 13 brani che compongono il disco e nonostante manchi del tutto qualcosa che tiene coeso l’album, l’insieme è tremendamente affascinante.

Ad essere acerbi, a tratti, i testi: le storie raccontate sono diverse l’una dall’altra ma hanno il sapore di qualcosa che viene raccontato con stanchezza.
Come se raccontare il quotidiano le proprie interazioni fosse la sola cosa possibile.
In questo i Sorry peccano di fantasia ma li si perdona: d’altronde, così giovani, non possono raccontare chissà cosa.
Cosa piace colpisce in questo disco?
La capacità di evocare diversi stati: in “925” i Sorry riescono ad essere banalmente asettici (‘As The Sun Sets‘) tanto quanto sognanti (‘Ode to a Boy‘).

Tra tutti, una menzione al brano in apertura va fatta: in chiave personale, in ‘Right Round The Clock‘ compare una citazione da ‘Mad World‘ dei Tears For Fears.

«I’m feeling kinda crazy
I’m feeling kinda mad
The dreams in which we’re famous are the best I’ve ever had»

Che questo sia l’inizio di un percorso fortunato, per i Sorry: l’augurio alla band è di continuare su questa strada.
Possibilmente, attingendo ancora a piene mani ispirazione dalle loro radici, ben salde nei quartieri nord di Londra.

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