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“Amore e non amore”, la forza di un disco nella sua interezza

Tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70 nelle classifiche dei singoli italiani più venduti troviamo Adriano Celentano, Mina, Iva Zanicchi, Gianni Morandi, I Camaleonti e via discorrendo.
Ma è da qualche anno che si fa largo un giovane cantautore, che a colpi di hit si sta ritagliando uno spazio sempre più importante nel panorama musicale italiano: Lucio Battisti.

Nel 1971 la sua ‘Pensieri e Parole‘ risulterà il singolo più venduto in Italia, sulla scia del successo di brani come ‘Non è Francesca‘, ‘Un’avventura‘ o ‘Dieci ragazze‘, che riscuotono un notevole successo di pubblico non sempre seguito da quello di critica (soprattutto per le qualità canore di Battisti).
Ma questo è anche l’anno in cui Battisti pubblica il suo terzo album ufficiale (quarto se si conta il “Lucio Battisti Vol. 2”), primo composto interamente da brani inediti (negli altri molti pezzi erano già usciti come singoli): “Amore e Non Amore”.

L’album, già completato alla fine del 1970, non vide subito la luce per volontà dell’etichetta Ricordi.
La casa discografica preferì infatti sfruttare i pezzi più commerciali di Battisti, ritenendo inoltre questo nuovo lavoro troppo difficile.
Vicino alla conclusione del contratto con la Ricordi, Battisti vince il tira e molla con la casa discografica e nel luglio del 1971 l’album esce sul mercato.
Sarà forse l’unico album, di tutta la discografia battistiana, di cui non una canzone rimarrà nell’immaginario collettivo. E forse è anche questo un segnale che denota la forza di questo disco come album.
Alla registrazione partecipano Alberto Radius, Dario Baldan Bembo e i Quelli, che seguono Battisti già da tempo e che da lì a poco cambieranno il nome in Premiata Forneria Marconi.

Otto pezzi, quattro strumentali e quattro cantati, che si spartiscono equamente l’Amore e il Non Amore.

Il cantato si prende il non amore, con pezzi ruvidi, intrisi di rock e folk, sfumature del suo pop più nobile che hanno come punta di diamante ‘Dio mio no‘, 7 minuti e mezzo tenuti su un solo accordo, brano censurato dalle radio per il titolo che vilipende la religione in un’Italia che vive nel bigottismo democristiano (non passerà inosservato neanche il nudo in copertina).
Espliciti riferimenti sessuali in tutti e quattro i brani danno quasi l’idea di un concept album basato sulle prime battaglie femminili per la libertà sessuale viste da un uomo non pronto ad accoglierle.

L’amore è invece raccontato in silenzio, solo musica. Quattro pezzi contraddistinti da titoli lunghissimi, uno ad esempio è ‘7 agosto di pomeriggio. Fra le lamiere roventi di un cimitero di automobili solo io, silenzioso eppure straordinariamente vivo‘, frutto comunque della mente di Mogol che pare sopperire così alla mancanza dei testi, e da sonorità più progressive che ci regalano un Battisti inedito, capace però di elevarsi ai livelli dei migliori musicisti mondiali dell’epoca.

Lucio Battisti continuerà, in futuro, a regalare grandi pezzi e ottimi album che forse, per molteplici ragioni, resteranno impressi in maniera indelebile nella mente di molti.
Ma se volete ascoltare un Battisti alternativo, al top delle confluenze musicali, allora un ascolto a questo album bisogna dedicarlo.

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