Toscana 100 Band: cosa succede?

Chiuse le selezioni per Toscana 100 Band – progetto della Regione Toscana nell’ambito di Giovanisì, volto a finanziare progetti artistici di almeno 100 artisti o band toscane – arriva il momento di fare due conti.

Sono state oltre 700 le candidature vagliate da una giuria di qualità per quello che sulla carta sembrava (con tutte le premesse) un progetto lodevole, con in palio un premio di 5000 euro per band da spendere senza particolari vincoli per l’auto promozione.
Oca Nera Rock è solita seguire la musica emergente e proprio in Toscana può contare su una redazione formata da sedici collaboratori tra redattori e fotografi: era impensabile non seguire la vicenda Toscana 100 Band e non commentare (con un vago senso di perplessità) la scelta dei premiati (qui la graduatoria completa).

Tra i molti artisti indiscutibilmente meritevoli ed apparsi anche tra queste pagine, ho notato una serie di nomi che nel panorama indipendente hanno un loro percorso già avviato con dischi prodotti da etichette e booking che aiutano a garantire calendari saturi di date nazionali e, in alcuni casi, addirittura internazionali.
Band che pur non facendo parte di un blasonato mainstream riescono comunque a garantirsi cachet più che dignitosi, spesso coincidenti con le cifre messe a disposizione dal progetto stesso Toscana 100 Band.

Indicare i singoli nomi che han fatto riflettere tutta la redazione è irrilevante in questa sede, ciò servirebbe solo a spostare l’attenzione su altro tirando in ballo i musicisti stessi sui quali non c’è nulla da disquisire.

Il ragionamento, di fatto, è un altro.
Fermo restando che nessuno riesce ad avere una vita alla Briatore grazie alla musica, viene l’amaro in bocca spulciando tra i nomi degli esclusi: sembra quasi che si sia voluto garantire un riconoscimento a chi un percorso lo ha già compiuto piuttosto che dare un aiuto a chi la propria strada deve ancora cominciarla.
Tra le band scartate vi sono ragazzi dalle spiccate capacità ma dalle tasche – ahimé – vuote, che avrebbero sicuramente investito la vincita per una start up nel mondo della musica, alla ricerca di una propria collocazione nel panorama emergente esattamente tanto quanto coloro che la collocazione in questione ce l’hanno già.

Qualche opinionista web 2.0 ha tacciato di invidia et simila le critiche mosse da qualcuno degli esclusi, accusati di essere musicisti delusi nel vedere sul podio dei vincenti sempre i soli volti noti.
Noi che non suoniamo in una band e che non aspiravamo dunque alla riscossione di un premio così succoso, due domande ce le siamo fatte: il problema è che non sappiamo bene come risponderci.
È una semplice mancanza di professionalità?
O, forse, siamo dinanzi ai classici giochini italioti?

Betty Bryce

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Betty Bryce nasce nei pressi di Firenze, nel settembre del 1985. Trascorre buona parte dei suoi pomeriggi infantili ascoltando Debussy & Beethoven ai piedi di un pianoforte a muro che non ha mai imparato a suonare e scatta la sua prima foto con una Koroll II, macchina che usava suo nonno negli anni '60. Inaugura l' adolescenza precipitando nel tunnel della musica dal vivo e da allora non riesce più a smettere. Oggi si commuove in camera oscura e ha una relazione complicata con la tecnologia, rimane comunque la versione più alta della ragazzina di un tempo. All' attivo ingaggi come fotografa di eventi, ritratti e pubblicità, sommati a tutta una serie di cose che ancora non son chiare nemmeno a lei.

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